VLE
Book Of Illusions: Chapter I & II

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2001
Durata: 49 min
Genere: ambient/ethereal/doom


VLE sta per Virtual Listening Experience oppure per eViL onE, stando a quanto dichiarato in un'intervista da questo eclettico musicista newyorkese.
Sì, perché dietro a quest'opera c'è la mente di un solo individuo che ha suonato tutti gli strumenti (fatta eccezione per una parte di batteria acustica che si può ascoltare nell'opener "Kano"). Il signorino in questione non è un mostro di tecnica, suonando ogni strumento da autodidatta, ma ha una gran bella testa, che gli ha permesso di creare tali composizioni (davvero sopraffine, arricchite da un notevole gusto) in completa naturalezza, dato che tutte (!) le tracce di questo CD sono frutto di improvvisazioni, sulle quali sono poi state applicate della sovraincisioni.
Se è vero che questo aspetto dà al tutto un feeling davvero vivo, di 'istinto che prevale', è anche vero però che tutto ciò va a scapito dell'aspetto tecnico: suoni mixati in maniera discutibile (ma non per questo non interessante, anzi!) e, soprattutto, pezzi che nascono dal nulla per poi improvvisamente sfumare di nuovo nel nulla. Il fatto che l'artista si rifiuti di tornare due volte sullo stesso pezzo ovviamente non giova a questi brani, che potrebbero altrimenti, con delle dovute correzioni, godere di una forma ancor più smagliante.
Ma basta fantasticare e scendiamo nel dettaglio su ciò che abbiamo tra le mani. Spicca immediatamente una grafica di gran classe, con paesaggi surreali molto ma molto suggestivi. Indago sull'artista (cioè 'leggo dietro') e scopro che si tratta di tale Christophe Vacher, artista inserito nell'entourage europeo della Walt Disney Pictures, cose grosse!!!
Il disco parte con un brano (il succitato "Kano") che è un pastiche di sonorità che vanno dall'ambient all'etereo, il che mi fa presagire di avere per le mani un altro album non-metal. Mi smentisco immediatamente all'ascolto delle seguenti tracce: "Freedom To Fly", "Behold The Night - Beyond Sunsets" e "Timeless", tre capolavori del miglior doom che mi sia capitato di ascoltare da anni, molto ispirato, con l'unico pregio/difetto di essere pura improvvisazione! Le 'referenze' vanno da band metal come Anathema e Celestial Season a formazioni che operano in ambito gothic e neoclassico, come Stoa, Chandeen e Love Is Colder Than Death.
A seguire ascoltiamo "3 in 5", piacevole sperimentazione con flauto e suoni in reverse, ed altri passaggi negli stili che abbiamo già avuto modo di conoscere con le altre tracce.
Il CD è diviso in due parti, non so bene perché, e la seconda la trovo meno interessante, sia perché trovo di molto ridotta la componente metal, sia perché ci sono delle vere e proprie ripetizioni, tant'è che due brani sono riproposti integralmente e nella stessa versione. Mah... Comunque secondo me non si può rimanere indifferenti di fronte a certi brani, ed il mio voto rimane alto. Sarebbe stato ancora più alto se la sostanza fosse stata accompagnata da una forma all'altezza!!
(MoonFish - Maggio 2003)

Voto: 8


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