VIRUS
Carheart

Etichetta: Jester Records
Anno: 2003
Durata: 49 min
Genere: avantgarde jazz/rock metal


I Virus sono la nuova creatura di Carl-Michael Eide, altresì noto come Czral o Aggressor. Elemento di spicco della scena black norvegese, questo artista si è sempre contraddistinto per un'inesauribile vena creativa che l'ha portato a suonare in un buon numero di gruppi. Tra i tanti vanno citati i Cadaver Inc., gli Aura Noir, i DHG, gli Infernö. E i Ved Buens Ende. Quest'ultima è stata la band che Carl-Michael (da ora Czral) ha sempre sentito più sua, nella quale poteva dar libero sfogo ai suoi impulsi più sperimentali. I Ved Buens Ende si sono sciolti a causa di dissidi tra i membri della band. C'era chi, come Czral, voleva rompere in un certo qual modo con le radici black metal. Altri, come Vicotnik, volevano invece accentuare questo legame. Un punto di vista opposto che, negli anni, ha scongiurato un'eventuale reunion.
I Virus nascono proprio per dar sfogo a quell'ispirazione sperimentale che non sarebbe più stato possibile riproporre con la vecchia formula dei Ved Buens Ende. Anche questa band vede coinvolti, oltre a Czral (voce e chitarra), altri due musicisti. Uno è il bassista Plenum, al secolo Petter, già negli Audiopain. L'altro è il batterista Esso (Einar Sjursø), compagno di Czral anche negli Infernö.
Nel 2001 i Virus pubblicano un demo intitolato "The Drama Hour". Le poche copie sono state utilizzate come materiale promozionale.
Nel 2003 la band esordisce finalmente su CD con "Carheart", uscito per la Jester Records. Il booklet è di tutto rispetto: sedici pagine ricche di illustrazioni. In particolare automobili o esseri umani con teste canine. Questo rispecchia appieno le tematiche della band, che vanno dal concetto di movimento a quello dell'assurdo. La produzione è buona ma non spettacolare.
Il CD si apre con un'introduzione intitolata "Something Furry This Way Comes". E' un susseguirsi di strani suoni e rumori di vario genere. Per la sua realizzazione hanno contribuito due ospiti d'eccezione. Il primo è Kim Solve Madsen, più noto come curatore degli artwork della Jester Records. L'altro è Zweizz, tastierista dei DHG (ex-Dødheimsgard) e mastermind dell'omonimo progetto elettronico.
Dopo un minuto e mezzo di pioggia e pneumatici sull'asfalto bagnato, ecco partire la title-track. La prima cosa che salta all'orecchio è il basso di Plenum. E' un pulsare nervoso e continuo, un'assoluta sbornia di note ben sorretta dall'irreprensibile batteria di Esso. Al di sopra di tutto questo vi è la chitarra di Czral che si limita ad un lavoro tanto semplice quanto efficace. Le note prodotte dalla sei corde sono fredde e dissonanti. Anche il timbro della voce e distaccato, quasi parlato. Complessivamente "Carheart" potrebbe sembrare un parto dei Voivod in salsa rock.
"Queen Of The Hi-Ace" vede due partecipazioni molto interessanti. Si tratta di Kristoffer "Krispy" Rygg (più noto come Garm o Trickster G. degli Ulver nonché padrone della Jester Records) ed Aggie Frost Peterson, mente del progetto elettronico Frost. La canzone è basata sulla ripetizione continua dei riff su un tempo tagliato. L'atmosfera che si respira è malata, a tratti inquietanti. Lo stile di canto di Krispy è abbastanza sgraziato: sembra ubriaco. Le linee vocali sono sostenute dagli spettrali vocalizzi in sottofondo di Aggie. A un certo punto, non rimane altro che la solitaria chitarra di Czral nel silenzio, prima che la traccia riprenda più lenta ed in toni più soft e psichedelici.
"Road" è uno strumentale lento ed introspettivo. La base ritmica è molto controllata. La melodia è suonata dalla chitarra, il cui timbro è quasi surf e ricco di riverbero. La struttura è semplice e rigida nel suo procedere. Non c'è spazio per l'improvvisazione o la creatività di un assolo. Tra le scelte vincenti dell'arrangiamento va segnalata la presenza di un vibrafono. Nella seconda parte, il riffing si fa più dimesso e si anima il basso di Plenum. La traccia si decostruisce sino a scomparire nel nulla. Questo brano gode del contributo compositivo di Yusaf Parvéz, altresì noto come Mr. Fixit o Vicotnik dei DHG.
"Gum-Meet-Mother" parte in maniera abbastanza grintosa, nel classico stile Virus. Czral si produce in vocals molto basse e decisamente sgradevoli. Il ritornello è invece strillato in un registro più acuto ed il timbro è minato da effetti. La strofa è rock, sebbene totalmente schizzato. Il ritornello invece si complica: chitarra e basso dialogano con riff esaltanti ed i vari passaggi sono incredibilmente creativi. Il risultato è in parte disturbante ma proprio per questo stuzzica così tanto l'ascoltatore. Notevole l'uso della poliritmia.
"Dogs With Wheels" riprende gli stessi suoni ed effetti dell'introduzione (anche gli autori sono i medesimi): motori e altri rumori meno definibili. In sottofondo vi è la melodia di un sintetizzatore.
"It's All Gone Weird" è un'altra bella canzone, ottimamente costruita con il solito schema mutevole ma controllato. Non ci sono limiti alla creatività. E' l'ennesima prova di come i Virus abbiano trovato una formula espressiva assolutamente personale. Il background musicale del trio e i generi musicali ai quali essi si ispirano si sono fusi in un qualcosa di unico. Questa fusione è avvenuta in maniera così perfetta che risulta difficile distinguere le varie influenze. La musica dei Virus è originale e valica i confini di ogni genere. Il rock perde la sua vitalità per mutarsi in una calcolata successione di note; le ritmiche jazz sono asservite ad una struttura fascista che ne castra l'istintività; le velleità esibizionistiche del prog vengono umiliate da passaggi minimali. "It's All Gone Weird" è un'altra grande prova del trio norvegese.
L'ottava traccia è ancora un intermezzo "automobilistico" intitolato "Kennel Crash Recovery".
"Hustler" si apre con interessanti successioni armoniche e dei toni decisamente soft. Improvvisamente intervengono le vocals, melodiche ma atonali, del bravo cantante ospite: Øyvind Hægeland degli Spiral Architect. La sua interpretazione è ispirata. Se si potesse applicare questo termine, "Hustler" ha quasi un valore di ballata all'interno di un CD malato quale "Carheart". La traccia è arricchita da campionamenti vari di voci, probabilmente tratti da film. Lo sviluppo del brano è totalmente psichedelico, giocato tra le rispondenze fra le varie note. Un ottimo lavoro.
"Bandit" è una traccia più spedita, contraddistinta da un certo feeling melodico prima assente. Anche la sua struttura è più semplice ed i momenti maggiormente creativi si hanno nei brevi intermezzi strumentali e nella scelta del riffing. Anche in questo caso lo stile è puro-Virus al 100%. Forse le atmosfere sono meno malate del solito ma il senso di distacco è immutato. E' la penultima traccia dell'album: l'ascoltatore è già consapevole della coerenza stilistica di questo CD,
La ritmica di "Be Elevator" è complessa e jazzata, almeno per quanto riguarda le sue prime battute. La chitarra libera i classici accordi malati, sopra i quali la voce del cantante intona una bella melodia. Vengono alternati momenti pop a pesanti rallentamenti che sfuggono a qualsiasi logica. La traccia procede nei binari della follia seguendo un progressivo processo di variazioni. Dopo un minuto di intermezzo ambient la band ricomincia a suonare un brano lento e inquietante. Il CD si conclude lasciando l'ascoltatore confuso.
"Carheart" è un album veramente buono. Molto meno metal rispetto a quelli dei Ved Buens Ende. Non è un ascolto facile. La freddezza della musica tende a mantenere l'ascoltatore a una certa distanza. Eppure, ad ogni ascolto, si coglie qualche piccolo particolare che aggiunge fascino alle composizioni. La musica dei Virus è un'infezione che si insinua subdolamente nel corpo degli ascoltatori. Una volta che si è infettati, non si può più guarire.
(Hellvis - Maggio 2004)

Voto: 8


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