VIRGIN STEELE
Virgin Steele
Etichetta: Music For Nations
Anno: 1983
Durata: -- min
Genere: heavy metal
Il primo, omonimo, LP per la band di David DeFeis. In realta' all'epoca
il gruppo era portato avanti in duo, perche' oltre al Nostro epico
cantante, le redini erano condivise con l'ottimo chitarrista Jack Starr.
Ancora lontani dagli scazzi degli anni a venire, i due buttano fuori
questo disco di heavy classico che non lascia ancora presagire la strada
epica e incredibilmente stimolante che David avrebbe poi tracciato una
volta lasciato da solo a mandare avanti la baracca.
Oltre ai gia' citati, la formazione si completa con Joey Ayvazian alla
batteria (membro stabile della band fino alla sua dipartita durante il
secondo "Marriage") e Joe O'Reilly al basso (che se ne andra' durante le
sessioni del quarto LP, "Age Of Consent").
Le canzoni non sono male, pur trattandosi di heavy molto canonico,
senza quindi particolari spunti che facciano presagire chissa' quali
innovazioni. Solo nella spettacolare "Children Of The Storm", autentico
cavallo di battaglia dei primi anni, si intuisce che Starr e DeFeis
hanno un qualcosa in piu' che spacca rispetto ad altri gruppi simili
che in quegli anni venivano su come funghi. In grande evidenza qui
la voce ancor grezza ma gia' estesissima del Nostro, che in questo
pezzo comincia anche a farsi sentire anche come tastierista, e gli
assoli al fulmicotone del grande rocker Starr, qui in grande evidenza
nella scuola dei maestri Judas Priest (di cui i VS furono sicuramente
eredi spirituali, almeno in principio prima di spostarsi verso un
sound piu' epic).
Tra gli altri pezzi segnalo la squillante opener "Danger Zone" (dove
David si fa gia' notare per i sui strilli sempre al limite del falsetto
che lacera i timpani), la power ballad "Still In Love With You" (in cui
si avverte un certo marchio di fabbrica che si ritrovera' in altri pezzi
semi-lenti negli album a venire, fin'anche al disco di reunion "Life
Among The Ruins"), mentre le altre canzoni si lasciano ascoltare senza
problemi pur non essendo sinceramente nulla di trascendentale. Questo
infatti io l'ho sempre considerato un album di riscaldamento, in attesa
di cominciare a spaccare veramente dal secondo album (unito anche
all'EP "Wait For The Night") in cui il gruppo fa un salto di qualita'
veramente rimarchevole, prima di entrare nella leggenda col terzo mitico
LP.
(Mork - Febbraio 2003)
Voto: 7
Oddio, questo album non lo sopporto, De Feis mi fa girare i cosidetti, la voce mi risulta irritante, la musica non è certo straordinaria anche se qualche spunto buono lo si trova, un disco evitabile.
(metalchurch - Febbraio 2003)
Voto: 4.5
Una band ancora lontana dalle sonorità che l'anno resa famosa. Non tragga in inganno l'introduzione dell'inizale "Danger Zone", al loro esordio i Virgin Steele si ponevano come una sorta di Judas Priest più grezzi. Certo, in alcuni frangenti si sentono spunti che fanno pensare a un qualcosa di più epico, ma qui i nostri erano intenzionati più a "far casino" (detto in senso buono) che non creare trame ricercate. Heavy metal diretto, suonato con il giusto piglio e con la tipica irruenza di tanti gruppi di quell'epoca. Tutto sommato un disco discreto, anche se in alcuni punti il falsetto di De Feis può risultare ostico. Però lo ascolto con piacere...
(Linho - Luglio 2003)
Voto: 7