VIRGIN STEELE
The Marriage Of Heaven And Hell - Part II

Etichetta: T & T
Anno: 1995
Durata: 66 min
Genere: epic


Parte seconda della trilogia Marriage (che comprende in un certo qual senso anche il rabbioso "Invictus"), questo disco riprende la' dove il primo era terminato, e di fatto i due lavori possono essere ascoltati uno di seguito all'altro senza soluzione di continuita'.
L'apertura e' lasciata alla pomposissima "Symphony Of Steele", e via via seguono pezzi uno migliore dell'altro, dall'ottima "Crown Of Glory" alle epiche e bellissime "Twilight Of The Gods" e "Rising Unchained". "Transfiguration" invece e' una sorta di tappabuchi abbastanza scontata per il sound VS, seppur gradevole, che porta al dittico epocale e irripetibile costituito da "Prometheus The Fallen One" e dal capolavoro "Emalaith" (non ci sono parole per descrivere questa canzone, bisogna sentirla dapprima nel contesto dei due album e poi assistere alla sua esecuzione dal vivo nella tournee che e' subito seguita all'uscita del disco... ho ancora la pelle d'oca se ripenso a quel concerto). Sia "Prometheus" sia "Emalaith" costituiscono forse il punto di perfetto equilibrio tra il metallo classico, l'epico, il sangue caldo dei primi Virgin Steele, e l'approccio forse un po' troppo cervellotico dei due Atreus. Insieme, queste due canzoni formano in pratica un pezzo unico di quasi diciotto minuti, per quello che e' uno dei punti piu' alti dal punto di vista artistico mai toccati dal metal nella sua storia. Da notare la fusione perfetta tra "Emalaith" e la ripresa della strofa di "I Will Come for You" (dal precedente album) sulle note del tema dei Marriage... che figata!
I pezzi seguenti non sono allo stesso livello purtroppo. Tra queste segnalo pero' l'obbligatoria canzone di conquista "Victory Is Mine", autentica gioia per le orecchie di un defender, e un'altra ripresa dal tema di "Marriage Of Heaven And Hell", questa volta con la chitarra piu' in evidenza a differenza della prima versione dove il tema era portato sugli scudi dalle tastiere di De Feis.
Ancora in questo disco manca il bassista, e da segnalare anche l'addio di Ayvazian alla batteria, che per la prima volta non suona completamente l'album, lasciando su tre canzoni le bacchette a quella macchina da guerra che e' Frank Gilchriest, batterista alla Rhino che personalmente negli album seguenti mi e' sempre piu' venuto a noia (ma oggigiorno nelle band del settore pare diventato obbligatorio annoverare musicisti con il suo stile trituramarroni).
Questo e' un altro album a cui l'epic metaller non puo' rinunciare!
(Mork - Maggio 2003)

Voto: 9