VIRGIN STEELE
The Marriage Of Heaven And Hell - Part I
Etichetta: T & T
Anno: 1994
Durata: 70 min
Genere: epic
Dopo essersi scrocchiati le nocche con l'album di rientro "Life
Among The Ruins", I Virgin Steele cominciano a darci dentro sul
serio con questo primo Marriage, realizzato in formazione a tre
(De Feis, Pursino, Ayvazian) a causa della mancanza cronica di
un bassista stabile. Sara' lo stesso Pursino a farsi carico delle
parti di basso... che a essere sinceri neppure si notano, purtroppo.
Questo disco e' un classico della loro discografia, cosi' come
il seguente e complementare Marriage pt.II, e contiene diversi pezzi
che rimangono stampati in mente per sempre, a differenza degli ultimi
lavori della band in cui la vena creativa di David comincera' a farsi
meno fruttifera di spunti interessanti.
In particolare la menzione
d'onore va alla bellissima opener "I Will Come For You": un pezzo veramente
epico sia per gli ottimi testi sia per la musica davvero varia e piena
di spunti, in particolare verso la fine in cui fa capolino per la prima
volta quello che costituisce il tema musicale portante dei due Marriage
(e ripreso anche nel discusso "Invictus"). Sono piu' i pezzi belli che
non quelli trascurabili in questo disco, come i due pezzi heavy "Weeping
Of The Spirits" e "Blood And Gasoline", veri emblemi dello Steele sound,
o le epicissime "Last Supper" e "Trail Of Tears" (veramente splendida).
"The Raven Song" e' un mero riempitivo, ma la qualita' torna a salire in
fretta con "Forever Will I Roam": chi ha bisogno di bardi tedeschi
a doppia cassa martellante, quando ci sono in giro pezzi di soft epic
come questo? L'ultima parte dell'album si mantiene su livelli molto
buoni, in particolare l'incalzante "Blood Of The Saints" ("One Ring to
Rule in Darkness to bind them all"... dove l'ho gia' sentita? ;),
vera canzone "di conquista" che non puo' mancare in ogni album defender.
Chiusura in grande stile con l'epicissima "Life Among The Ruins" e con il
tema "The Marriage Of Heaven And Hell" a preparare la strada al magnifico
lavoro successivo... Delle note come queste si ascoltano una volta e
si ricordano poi per sempre.
La voce di De Feis in quest'album e' meno spettacolare rispetto agli
esordi, ma e' sicuramente piu' matura e controllata e spazza via tutta
la concorrenza nel genere epico (eccetto ovviamente Re Eric), mentre la
pur limitata batteria di Ayvazian svolge molto degnamente il suo ruolo
suonando con sentimento in ogni canzone. Discorso a parte per l'ottimo
Pursino, solista fantasioso e di talento, penalizzato nella ritmica da
una registrazione che lo relega piu' spesso che no in sordina.. Perche'
diavolo le pennate di un chitarrista cosi' dotato vengano smorzate e
soffocate posso solo immaginarlo: quando De Feis canta, tutto il resto
deve stare assolutamente in secondo piano. E nel caso di Edward e' un
vero peccato: le sue ritmiche vorrebbero veramente un ruolo piu' marcato,
che per fortuna viene lasciato agli indimenticabili assoli.
Un disco che gli amanti del metal di classe devono avere.
(Mork - Aprile 2003)
Voto: 9