VIRGIN STEELE
The House Of Atreus - Part II

Etichetta: T & T
Anno: 2000
Durata: CD1 45 min, CD2 43 min
Genere: epic


La parte seconda dell'opera romantico-barbarica di De Feis e' un filo superiore alla prima, rispetto alla quale ha un maggiore respiro (ben due CD) e qualche sussulto in piu' in termini di canzoni godibili.
L'inizio con "Wings Of Vengeance" e' buono (e questo del resto e' un trademark degli album dei VS) pur se non all'altezza degli opener dei dischi precedenti, ma sul primo CD vi sono almeno un paio di altri pezzi decisamente migliori, come "A Token Of My Hatred" e l'eccellente "The Wine Of Violence", inframmezzati dalle solite canzoni riempitivo e da qualche breve sezione strumentale (o quasi) di De Feis. Inutile invece la conclusiva "Summoning Of The Powers".
Il secondo disco e' leggermente diverso dal primo in quanto a sonorita', visto che lascia maggior sfogo alle velleita' pianistiche e tastieristiche di David, e devo dire che pur essendo ben lontani da essere pezzi di spessore, questi stacchi si lasciano ascoltare con piacere e per un po' fanno dimenticare all'ascoltatore le altre canzoni massacrate senza pieta' dalla batteria orrendamente iperpallosa del kraken Gilchriest. Pursino e' un po' in ombra in questo trionfo ipertrofico dell'idealismo greco di De Feis, e nel secondo CD si fa vivo come co-autore solo nella finale "Resurrection Day", ben 10 minuti di conclusione gradevole ma anni luce piu' debole di una "Veni Vidi Vici" incisa solo pochi anni prima. E in effetti quest'opera magna in due parti e tre dischi si rivela un tentativo ambizioso di superare gli angusti confini del genere metal, e come tale ha sicuramente una visione che non si trova negli album di altre band o artisti metal in genere. Ma la visione e l'ottima produzione non bastano. Il livello medio e' sicuramente piu' che accettabile, con punte veramente interessanti qui e la', ma come gia' scritto nella recensione dell'album precedente, mancano quasi del tutto le canzoni micidiali e leggendarie che invece sono profuse a piene mani negli LP e nei CD precedenti. La chitarra non esce mai dal retropalco, e la batteria massacra senza ritegno anche le composizioni piu' gradevoli, lasciando pieno campo all'ego di De Feis, grande e prolifico artista, privo purtroppo del buon senso di cassare senza pieta' tutti i suoi spunti privi di interesse che aggiungono solo imbottitura ai dischi senza portare vera sostanza.
Da questi tre dischi si sarebbe potuto tirarne fuori uno solo, e sarebbe stato un lavoro ottimo. Invece David ha voluto pubblicare tutto e il risultato finale risulta purtroppo annacquato.
(Mork - Luglio 2003)

Voto: 7,5