VIRGIN STEELE
The Book Of Burning

Etichetta: T&T - Sanctuary/Noise Records
Anno: 2001
Durata: 73 min
Genere: epic


David De Feis ce l'ha fatta....
Uno dei miei artisti preferiti e' finalmente riuscito a farmi incazzare di brutto, dando finalmente alle ristampe (...) alcuni suoi vecchi lavori che dagli anni '80 non erano piu' disponibili sul mercato se non alle fiere del vinile... peccato pero' che non si tratta delle tanto agognate reprint che da anni i fan si attendevano! Visti gli scazzi ormai oltre il sanabile con l'originale chitarrista (e grande co-writer dei pezzi) Jack Starr, De Feis ha deciso di dare un taglio alle polemiche su chi doveva ristampare cosa, e con che criteri, e cosi' ha scelto solo alcuni pezzi dell'era Starr, HA OSATO REINCIDERLI DA ZERO, e li ha messi fuori in un album che contiene inoltre alcune song nuove o dei suoi fondi di magazzino. Ma porco mondo schifoso, ma come e' possibile che oggigiorno non c'e' piu' un artista che abbia il coraggio di riproporre i lavori iniziali e grezzi della propria carriera senza per forza o rimasterizzarli in modo sensibilmente diverso dall'originale o addirittura rifarli daccapo magari con dei nuovi strumentisti?
Cosi' ha fatto il buon De Feis. Dopo parecchi mesi di scorni con Jack Starr, che voleva invece far uscire delle reprint pari pari dei primi due lavori dei Virgin Steele (l'omonimo, e Guardians of the Flame), a David sono girate e ha voluto rifare tutto quanto in modo da far fuori Starr persino dalle incisioni delle canzoni. Oltre ai soliti Pursino e Gilchriest, alle session partecipano Joshua Block, Frank Zummo e Steve Young. De Feis suona come al solito di tutto di piu', comprese le drum machine... e qui arriviamo al punto piu' basso del disco: le basi basso/batteria fanno letteralmente cagare! O sono tutte uguali o sono miseramente deboli e inutili, o tutte queste cose assieme. Ayvazian e O'Reilly non erano certamente dei big ma sicuramente facevano la loro parte meglio di questi tappeti ritmici omogenei e noiosi che da alcuni album a questa parte i Virgin Steele ci propinano. Forse che nell'epic (come anche nel power) batteristi e bassisti sono destinati a fare solo presenza on stage? Per carita' ridatemi i Manilla Road, almeno quelli si' che ci sapevano mettere ciascuno del loro quando entravano in sala! Qui invece siamo al piattume ritmico piu' totale.
I pezzi ora. Come detto ce ne sono alcuni dal primo album omonimo: la storica Children of the Storm (addirittura piu' antica del primo LP), e la breve strumentale opener del disco (qui rinominata Minuet in G Minor).
Dal secondo lavoro Guardians of the Flame hanno ripreso Don't Say Goodbye (Tonight), una buona riedizione di Redeemer, Birth Through Fire, Guardians of the Flame, e una bellissima versione acustica di A Cry in the Night.
Da segnalare anche I Am the One, pezzo difficilissimo da recuperare in giro in quanto uscito solo sull'EP Wait For the Night edito dalla Mongol Horde. Tra l'altro questa e' una delle mie canzoni preferite del loro vasto repertorio, un vero peccato che sia rimasta nell'oblio per cosi' tanto tempo.
Le canzoni nuove invece scivolano via senza rimanere in testa, sono giusto dei riempitivi che volendo potevano essere omessi (dove sta scritto che un album deve durare per forza piu' di 70 minuti?).
Che dire quindi? Dico che questo disco e' solo per i tuttologi o per quelli che non sono interessati troppo ai VS e che vogliono avere giusto un assaggio del loro sound e poi fermarsi li'... Ma questi ultimi possono avere una migliore selezione prendendo l'altra uscita Hymns to Victory che sicuramente come raccolta contiene un maggior numero di brani notevoli e soprattutto non e' stata rifatta totalmente come qui.
Per riassumere: basi ritmiche orrende, raccolta assolutamente inutile, una splendida Cry in the Night che pero' non basta a salvare l'operazione. Aspetto trepidante le promesse ristampe grezze e originali di Jack Starr, che sara' anche un emerito cretino come persona ma era un autore davvero valido e un gran chitarrista. Cosi' anche chi non ha soldi e tempo da spendere a caccia dei vinili originali potra' gustarsi i suoi assoli al fulmicotone, nonche' portarsi a casa due album molto validi nella storia del metal. Spero anche che verra' inclusa I Am the One, canzone epicissima e imperdibile per gli appassionati del genere. E con la formazione oginale DeFeis-Starr-O'Reilly-Ayvazian, per la malora!!
(Mork - Marzo 2002)

Voto: 6