VIRGIN BLACK
Elegant... And Dying
Etichetta: The End Records
Anno: 2003
Durata: 74 min
Genere: gothic/epic doom metal
Che album difficile... teonzo me lo preannuncia dicendomi qualcosa del tipo
"vedrai, ti piacerà!", e divento immediatamente sospettoso. E infatti il
primo ascolto mi delude: presto attenzione solo alle prolissità, ai riffoni
che non inventano nulla di nuovo... In generale alla noia. Negli ascolti
seguenti inizia la fase di rivalutazione, fino a vedere nei Virgin Black un
gruppo davvero massiccio, maestoso e a tratti geniale. Ma poi, dopo diversi
ascolti, esce fuori tutta la spocchia, la pompa, la vanità di un gruppo
troppo carente in modestia. Ma, vostro onore, voglio raccontarle tutti i
particolari.
I Virgin Black sono un gruppo australiano giunto con "Elegant... And Dying"
al secondo album, il che spiega la maturità e la sicurezza che traspare
dall'ascolto. Il gruppo, capitanato dal cantante tastierista Rowan London e
dalla chitarrista violoncellista Samantha Escarbe, propone un epic/doom metal
con un gusto eclettico che riesce a dare una certa sensazione di modernità,
facendo filtrare sonorità che trascendono lo strettamente metal. Ad esempio,
c'è spazio per l'universo gothic (in verità più nell'immagine, tra look e
copertina), per la psichedelia (gli stessi Pink Floyd che hanno ispirato
certi Anathema) e per il folk più malinconico (sbaglio o era il fantasma di
Jeff Buckley, quello che è passato?).
L'album parte con "Adorned In Ashes", brano introduttivo incredibilmente
prolisso che parte con uno 'standard' doom, con tanto di drumming
ultra-minimale, passa per un momento da colonna sonora epic-fantasy (mi
vengono in mente in particolare le partiture di Howard Shore per "Il Signore
degli Anelli"), ed arriva all'ingresso della voce di London, un misto di
sacralità ed heavy metal, una voce da vecchio metallaro, tra Manilla Road e
Saint Vitus.
Il tutto è ammaliante, ma non sorprende.
Si migliora notevolmente con "Velvet Tongue", con un arrangiamento di basso
davvero interessante e con la voce che in certi passaggi più delicati sembra
il suono di una viola... Un brano intenso, accostabile alla produzione dei
mostri sacri del gothic/doom inglese: i soliti Paradise Lost, My Dying Bride
ed Anathema. Sulla stessa linea (anzi, di più!) la seguente "And The Kiss Of
God's Mouth", che inizia con un riffone più 70s (ovviamente più Black
Sabbath che T-Rex!), o "Beloved" che si incontrerà più avanti nell'ascolto.
"The Everlasting" è il momento più caratteristico dell'album: una luuuunga
(18 minuti, che ne dite?) suite gothic, tra pianoline horror, sibili
sinistri, canti gregoriani e schitarrate... Insomma, dei Devil Doll senza
ironia.
Gli altri brani, tranne rari momenti che fanno rizzare l'orecchio (come
l'incipit di "Cult Of Crucifixion") sono mediocri o comunque trascurabili.
In fondo le idee ci sono, dei momentanei tocchi di genio che in apparenza
danno una nuova veste ad idee in realtà trite e ritrite. Intendiamoci il
disco è bello, dalla produzione eccellente, registrato bene come pochi, ma
si avverte una montagna di presunzione che non sono affatto sicuro i Virgin
Black si possano permettere.
Insomma, calate giù da sto ceregio (trad.: scendete da questo ciliegio), che
è mejo!
(MoonFish - Dicembre 2003)
Voto: 8
Contatti:
Mail: virginblackoz@hotmail.com
Sito internet: http://www.virginblack.com/