VINTERRIKET + URUK-HAI + NAK’KIGAI
Ira Deorum Obliviorum

Etichetta: Old Temple Records
Anno: 2006
Durata: 58 min
Genere: dark ambient


Solo un paio di settimane fa mi sono ritrovato a recensire un CD con alcune composizioni del progetto Uruk-Hai e adesso mi capita tra le mani questo nuovo split-CD prodotto in sole cento copie dalla Old Temple Records che vede comparire, oltre agli stessi Uruk-Hai, il tedesco Vinterriket e i polacchi Nak'Kigai.
La musica proposta da questi tre progetti, fondamentalmente, ha lo stesso denominatore comune, pur mostrando delle sostanziali differenze nella trattazione dello stesso genere: si tratta infatti di un dark ambient minimale e ripetitivo, che mantiene sì un'impronta oscura e opprimente, ma che, comunque, si nutre spesso e volentieri di quell'alone mistico e magico che aleggia nell'immaginario fantasy de "Il Signore Degli Anelli".
Partiamo subito con il primo artista, Christoph Ziegler, ovvero Vinterriket, che a mio parere è anche il più interessante tra quelli presentati in questo CD. Il musicista tedesco ci presenta due diverse tracce, "Stille I" e "Stille II", che, come si può intuire dai titoli, presentano una continuità e un legame tra di loro. Le due composizioni costituiscono un ottimo esempio di dark ambient composta e arrangiata perfettamente: le tastiere costituiscono un tappeto fitto ed etereo allo stesso tempo, come una nebbia che lentamente e inesorabilmente avvolge tutto, nascondendo il paesaggio alla vista. Le atmosfere sono pesanti e ossessive, capaci davvero di modificare lo stato d'animo dell'ascoltatore grazie alla ripetizione ossessiva delle note e all'uso curatissimo delle frequenze più gravi, quelle che ti vibrano direttamente nello stomaco. Certo, qualche pecca c'è, dato che, comunque, lo stile di Vinterriket è abbastanza consueto, quasi scolastico nella sua trattazione del genere, ma la cosa non influisce eccessivamente sul risultato finale, dato che la sua abilità nella gestione di queste masse sonore è davvero apprezzabile. Pochi suoni, pochissime variazioni, solo il lento fluire e rifluire di acque placide e dei colori della notte. Ottimo inizio.
Si prosegue con una composizione di Uruk-Hai, intitolata "Mount Doom" (ovvero la montagna che, nel capolavoro di J.R.R. Tolkien, rappresenta la meta ultima della Compagnia dell'Anello). Rispetto ai due brani di Vinterriket, che duravano 6-8 minuti, qui abbiamo una lunghissima composizione di ben 20 minuti, che, di conseguenza, ha una maggiore possibilità di spaziare tra suoni e atmosfere diverse. Rispetto ai brani recensiti nello split CD con i Symbiosis, questo lavoro di Uruk-Hai è completamente privo di voci femminili e di quelle atmosfere celtiche tra Enya e Loreena McKennitt. Si tratta infatti di un brano precedente, composto prima dell'ultima evoluzione e più legato ad un contesto sonoro vicino all'ultimo Burzum. La musica di Uruk-Hai si fa ancora più minimalista, con pochissimi suoni che tintinnano come gocce d'acqua che cadono in un caverna, scandendo secolo dopo secolo la vita delle stalattiti e delle stalagmiti. Il silenzio diventa una componente centrale delle composizioni e l'ascolto si fa più arduo, con un orecchio sempre teso a captare suoni nascosti ed echi lontani. Dopo i primi dieci minuti, però, il brano muta e i suoni si fanno più nitidi, con le tastiere a farsi sentire con più preponderanza. La musica intanto cambia forma e diventa più oscura e guerresca: si sente una sorta di coro gregoriano in sottofondo, un tamburo scandisce il lento incedere di un esercito di orchi e rumori metallici di catene completano il quadro sonoro. Dopo questo breve intermezzo si torna all'ambient minimale e il brano si conclude. La composizione è sicuramente ben strutturata e composta, ma devo dire che la parte centrale mi pare troppo slegata dal contesto, come se si trattasse di due scene separate che, per qualche motivo, sono state unite senza una logica apparente. Nonostante questo, anche Uruk-Hai dimostra un'abilità invidiabile nell'uso dei suoni e quindi merita un voto senz'altro positivo.
La conclusione arriva con il brano dei Nak'Kigai, un progetto polacco di cui non so assolutamente niente e di cui non ho trovato traccia in rete (nemmeno un sito di riferimento, niente). La loro (sua? Sarà una one man band come succede spesso in questo genere?) "Swit Slowianskiego Slonca" è un'altra lunghissima composizione di circa venti minuti, che però, contrariamente a quanto fatto da Uruk-Hai e Vinterriket, possiede una verve più epica e guerresca. Le tastiere qui simulano il suono di un'orchestra, mentre un timpano scandisce incessantemente il tempo; agli archi si mescola il suono dell'organo a canne, anch'esso adattissimo a creare una massa possente ed epica, mentre in sottosfondo compaiono spesso rumori di battaglia, unite all'ululare del vento. Nella seconda metà del pezzo fanno la loro comparsa anche clavicembali e altri fiati come l'oboe e il flauto (tutti campionati, ovviamente), mantenendo comunque la stessa atmosfera iniziale. Questo di Nak'Kigai è l'unico brano che non mi ha convinto del tutto, a causa di una struttura un po' troppo banale, vicina alle mediocri colonne sonore dei film fantasy. Mentre gli altri due artisti coprono la loro carenza di mezzi (non tutti possono permettersi un'orchestra!) con la scelta di suoni particolari e minimali, questo brano tenta la strada della grandeur sinfonica, ma i suoni campionati non potranno mai raggiungere l'effetto dei veri strumenti, finendo quindi per lasciare la sensazione di 'vorrei ma non posso'.
In generale, comunque, questo CD è piuttosto interessante e presenta molto bene tre aspetti diversi del dark ambient. Se vi piace il genere non lasciatevelo sfuggire e, soprattutto, continuate a tenere d'occhio i nomi di Vinterriket e Uruk-Hai, che sicuramente sapranno regalare lavori di indubbia qualità.
(Danny Boodman - Luglio 2007)

Voto Vinterriket: 7.5
Voto Uruk-Hai: 7
Voto Nak'Kigai: 6



Contatti:
Mail Uruk-Hai: barbarians@liwest.at
Sito Uruk-Hai: http://uruk-hai.dragonsbreath.tv/

Mail Vinterriket: vinterriket@vinterriket.com
Sito Vinterriket: http://www.vinterriket.com/

Sito Old Temple Records: http://www.oldtemple.com/