VINDICATOR
Let There Be Blood
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 34 min
Genere: speed thrash metal
Eccoci alle prese con il primo episodio sulla lunga distanza della saga
Vindicator, band statunitense (proveniente dall'Ohio) capitanata dai
due fratelli Vic e Jesse Stown, con la presenza di Marshall Law in vece
di vocalist e bass player. Ad oggi la band è in cerca di un nuovo
chitarrista, per non arenarsi (come già successo in passato, quando la
Heavy Artillery aveva loro offerto la partecipazione alla compilation
speed metal da essa licenziata, rifiutata anche per questioni di
tempistica) e potersi così dedicare alla produzione del successore
dell'album oggetto della presente recensione.
"Let There Be Blood" esce dopo non poche complicazioni a livello
di line up (prima ovviamente di giungere a quella citata in
precedenza), che non hanno in alcun modo scalfito la tenacia del combo
(in particolare dei due fratelli Stown, chitarra e batteria dei
nostri), anzi, hanno solo spronato a mettere quella marcia in più per
arrivare al tanto agognato traguardo che tutte le band underground (e
non) premeditano, e in tanti casi sognano: il proprio album d'esordio.
Quest'autoproduzione, che in tutta onestà lascia piuttosto a desiderare
in quanto a qualità di registrazione (provate a trovare due brani che
abbiano lo stesso mix finale, scommessa persa, N.d.P.), precede uno
split datato 2009, insieme ad una vecchia conoscenza del metal
teutonico, i Metal Witch, uscito per la neonata label underground
irlandese Slaney Records, dal titolo "Outbreak Of Metal Vol. 1", che
mostra una formazione con le idee ben chiare in quanto a songwriting e
convincente più che mai in sede di esecuzione; attenzione, lo stesso
"Let There Be Blood" lascerà piacevolmente soddisfatti in più di un
frangente, ma la resa finale vuole la sua parte, e questa ha i suoi
limiti ben tangibili... e soprattutto udibili.
"Let There Be Blood" consta di 11 brani, per un totale piuttosto
scarno di 34 minuti, sintomo della necessità e volontà dei nostri di
lanciarsi in assalti frontali immediati e privi di "ritocchi
stilistici"; scelta piuttosto bizzarra inserire come opener il mid
tempo "Fresh Outta Hell", che seppur non mancante di spinta, spiazza
momentaneamente. Ci pensa "New Clear Assault" ad innestare le marce, e
la sua caratteristica andatura, propria di band come i seminali Agent
Steel, non manca di riportare in carreggiata la vettura, aprendo le
strade a "Deathfront Demons", a metà strada fra up e mid tempo, con un
mood che in certi frangenti non disdice il "metodo thrash" di stampo
europeo. "Hallows Eve" e la sua aura 80s proseguono il discorso, con
melodie fortemente riconducibili al power di stampo americano e
sfuriate di matrice Testament, mentre "Pain And Suffering" è la
brevissima strumentale (anch'essa fortemente heavy) che introduce alla
successiva "Shrapnel", uno degli inni speed che troviamo nel presente
debut album. "Thrash And Destroy" non lascia molto spazio
all'immaginazione, e tutti gli ingredienti del genere vengono inseriti
al suo interno, immediatamente seguita dalla autocelebrativa
"Vindicator", il brano più scanzonato e NWOBHM dell'intero lotto, con
un refrain che vi sarà sorridere e nel contempo difficilmente
scorderete, vista la semplice linea vocale nonché melodica, ed un
bridge che gioca con il blues. Si ritorna sullo speed andante con "Gore
Orphanage", mentre la titletrack si mantiene su lidi più volutamente
"oscuri" (mi sovviene un paragone con i primi Viking). Chiude il lavoro
una simpatica "Outro", che altro non è se non la versione vocale in
classico stile Neri Per caso (ve li ricordate?) di "Thrash And
Destroy".
Il cantato acido di Marshall Law alle volte lascia perplessi,
ipotizzando una fuoriuscita migliore con un vocalist più adatto al
genere scelto dalla band, ma un continuo ascolto rende comunque
soddisfatti anche della linea vocale scelta, forte di cori che, seppur
sempre penalizzati in termini di qualità sonora, scaldano e lasciano la
propria scia positiva.
E' notizia piuttosto recente la stipula di un contratto con la
sempre più attenta Heavy Artillery (la stessa già citata in precedenza
in sede di recensione), per la pubblicazione del secondo album targato
Vindicator, e visti i progressi che lo split ha già dato modo di
intendere, e soprattutto ascoltare, non resta che sperare in un ritorno
in pompa magna dei Vindicator, sicuramente pronti ad un salto di
qualità e ad una distribuzione su scala più ampia. Staremo a vedere
cosa il trio, o quartetto se la fortuna sarà dalla loro parte, riuscirà
a confezionare... nel frattempo, non resta che invitarvi a dare una
chance alla band... speed up your ass!
(PaulThrash - Ottobre 2009)
Voto: 7
Contatti:
Sito internet: http://www.myspace.com/savindicator