VIII STRADA
La Leggenda Della Grande Porta

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 54 min
Genere: progressive rock


Meno male che, ogni tanto, in Italia ci si ricorda di avere una eccezionale tradizione progressive che ha portato il nostro Paese ad essere negli anni '70 uno dei luoghi più floridi per quanto riguarda questo genere. Sfortunatamente sembra che la maggior parte dei gruppi italiani siano troppo impegnati a rincorrere stereotipi esteri piuttosto che ricordarsi di realtà come PFM, Banco Del Mutuo Soccorso, Balletto Di Bronzo, Le Orme e via dicendo. Non è così per gli VIII Strada, una band milanese che arriva alla pubblicazione di questo primo album portando ben alta la lezione insegnata dai gruppi citati e, in particolare, dalla musica dei fratelli Nocenzi, che sembrano essere un po' i maestri ispiratori di questo lavoro. Anche la formazione ricorda un po' quella del Banco, visto che abbiamo un cantante (Tito Vizzuso), un chitarrista (Davide Biscardi), un bassista (Davide Maltagliati), un batterista (Riccardo Preda) e un doppio ruolo ai tasti d'avorio con Silvano Negrinelli (pianista e compositore principale) e il nuovo arrivato Larsen Premoli (tastiere), che conosciamo bene per le sue numerose performance con i Fire Trails di Pino Scotto o i suoi Looking 4 A Name. Sottolineo, però, che non sono sicuro della presenza di Larsen in questo CD, dato che nelle note del libretto non compare e quindi deve essere entrato da poco in formazione.
La qualità delle composizioni contenute nell'album è davvero notevole sotto tutti i punti di vista: da una parte, infatti, abbiamo una cura maniacale negli arrangiamenti, sempre ben dosati e attenti, dall'altra abbiamo un'esecuzione perfetta da parte di tutti i musicisti che padroneggiano perfettamente il proprio strumento, giostrandosi con grande eleganza tra partiture non certo semplici.
Si parte subito benissimo con la title-track, un brano di undici minuti di durata che vede continui intrecci tra pianoforte e chitarra, ben supportati da una sezione ritmica perfetta. Grande spazio viene dato al dialogo strumentale, con assoli che non rubano mai la scena ma sono sempre funzionali al brano stesso, mentre la voce di Tito guida il brano con sicurezza.
Atmosfere solari caratterizzano la maggior parte dei brani, come nel caso di "Mediterranea", che dimostra perfettamente come si possa scrivere e suonare dell'ottimo prog rock senza scadere necessariamente in cliché anglosassoni. D'altra parte l'uso della lingua italiana, usata per tutto il CD, aiuta sicuramente a staccarsi completamente da quel mondo.
L'ascolto del CD prosegue con "Ulysses", un altro brani ineccepibile, che fa da preludio al vero gioiello dell'album, ovvero "Sinergy", una lunghissima composizione strumentale dove il dialogo tra i musicisti raggiunge il suo massimo splendore. In particolare sono ancora le chitarre e il pianoforte ad avere un ruolo primario: il secondo, in particolare, viene valorizzato tantissimo e devo dire che la cosa mi fa molto piacere visto che troppo spesso questo splendido strumento viene accantonato in favore di suoni più digitali e impersonali.
"Laguna Di Giada" è un bel lento pieno di pathos, che non poteva mancare in un album del genere, mentre un altro colpo di classe viene dato da "Amanecer", un brevissimo tango strumentale tra chitarra acustica e pianoforte. Si conclude quindi con "La Guerra Dei Falò", che chiude con grande classe un CD con pochissimi punti deboli e molti picchi di musica di qualità.
Ecco se proprio dovessi citare una cosa che non mi è piaciuta allora dovrei parlarvi dei testi: generalmente non do peso alla cosa, anche perché è più facile non fare attenzione a questo aspetto quando si ascoltano brani in inglese. Essendo tutto in italiano, invece, non si può fare a meno di fare qualche considerazione al riguardo: sinceramente i testi non mi pare che abbiano quel tocco di poesia e anche di leggerezza che caratterizza i grandi autori. Mi pare che siano un po' pretenziosi, tra toni arcaici e frasi d'effetto come 'siamo spermatozoi nelle palle di un dio'. Poco male, perché quello che mi preme maggiormente è la qualità della musica, ma mi sembrava giusto dirlo.
Bene, a questo punto fidatevi e se vi va di ascoltare un'ottima alternativa alle decine di cloni dei Dream Theater che affollano il mercato italiano, gli VIII Strada sono una scelta sicura.
(Danny Boodman - Marzo 2009)

Voto: 8


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