VERGE
Verge
Etichetta: Christhunt Productions
Anno: 2005
Durata: 26 min
Genere: black metal
Come al solito, la Christhunt Productions ci ha mandato una marea di
promo (cosa positiva, della quale la ringrazio sentitamente), purtroppo
privi di una qualunque minima nota biografica. E' pertanto dal sito
ufficiale dei Verge, ahimè non aggiornato, che ho tratto le seguenti
notizie: il gruppo si è formato in Finlandia nel 2004, ma non ha potuto
lavorare con continuità fino all'inverno del 2005 a causa di problemi
di varia natura. Dopo aver pubblicato un demo, il gruppo è stato messo
sotto contratto dalla Christhunt. Il risultato di questo connubio è
"Verge", album che ripropone tutte le tracce del demo.
La copertina è in classico bianco e nero, e mostra le foto di un
individuo incappucciato che regge una torcia. I testi non sono
stampati: le pagine interne mostrano due fotografie simili (una è in
negativo, l'altra no) di una statua. Né sul libretto, né sul sito ho
trovato traccia di line-up.
"Thousand Names For One Presence" mette subito in chiaro quali siano le
coordinate artistiche dei Verge: black metal ultraortodosso ed
intransigente. La qualità di registrazione è piuttosto scadente, ma non
al punto tale da rendere indistinguibili i vari strumenti. Data la
natura del loro stile musicale, è chiaro che l'originalità sia l'ultimo
dei pensieri del gruppo. Il primo obiettivo è quello di scrivere delle
buone canzoni, e nel caso di "Thousand Names For One Presence" si può
dire che i Verge abbiano centrato il bersaglio. In effetti, la
composizione è ben equilibrata, e si snoda attraverso vari cambi di
tempo e di riff all'insegna della semplicità. Abbastanza spedita,
l'opener riesce nel suo intento di comunicare ostilità.
Le battute iniziali "The Foreseen Deprivation", all'opposto, sono
desolate e tristi. La voce urla in maniera straziante, disperata, su un
tappeto di suoni puliti. Improvvisamente la canzone accelera, trovando
chissà dove una buona dose di aggressività. Da quel momento, è tutto un
alternarsi di sezioni più violente ad altre meste e riflessive. Buone
le successioni armoniche, mai superlative ma nemmeno banali come capita
spesso di sentire in dischi simili. Il cantante si esibisce sia in
strilli bercianti, sia in vocalizzi più cupi (talvolta mi sorge il
sospetto che i vocalist siano due!). Ottimo il finale, dove un arpeggio
arricchisce le lunghe note della chitarra distorta: l'ideale per una
ballata suicida.
La stessa contrapposizione tra arpeggio e distorsione apre
"Purification Through Inner Destruction 1". Il brano si sviluppa a
seguire su coordinate più violente, penalizzate leggermente da una
serie di riff che puzzano di già sentito. L'esecuzione non è perfetta
al dettaglio, ma questo terzo brano conferma che i Verge siano in
possesso di una discreta tecnica. Purtroppo il black ortodosso è spesso
inflazionato da gruppi che non sanno nemmeno tenere in mano uno
strumento. Questa band invece è piuttosto sicura in ciò che fa. Per
questa ragione le composizioni non risultano mai ripetitive, minimali
all'eccesso e anonime. Questo CD è pieno di idee, magari non da urlo ma
sicuramente oneste, che vengono sviluppate con un certo criterio.
"Purification Through Inner Destruction 2", nonostante il titolo,
è piuttosto diversa dalla traccia precedente. Certo, anche in questo
caso sono presenti le consuete alternanze tra parti veloci ed altre più
cadenzate, ma questa canzone mantiene una sua identità. Si tratta forse
di una delle composizioni più lineari, anche se purtroppo un po'
scontata, della band. Risulta comunque piacevole all'ascolto, anche se
si conclude in maniera anonima.
"Break The Mass Formulas" è, assieme all'opener "Thousand Names
For One Presence", una delle composizioni più datate del gruppo. E'
inoltre la seconda in quanto a durata, dopo "The Foreseen Deprivation".
Come quel brano, anche "Break The Mass Formulas" è in possesso di una
struttura abbastanza variegata, anche se lo spirito della composizione
è completamente diverso. In questo caso è infatti presente una certa
spinta eroica, accentuata da un maggiore spigliatezza della sezione
ritmica. Inoltre le solite successioni armoniche sono parzialmente
sostituite da veri e propri riff, che poco hanno a che vedere con
quanto si è ascoltato sinora. Eppure, la cosa non stona. Dopo una prima
parte arrembante, "Break The Mass Formulas" si impantana in un
rallentamento fangoso e marcio. Le atmosfere sono severe ed
inquietanti. Non c'è segno di fiacchezza o di debolezza: in questo caso
i Verge si dimostrano abilissimi nel creare una suspence credibile.
In chiusura, ecco "Requiem". Su un ritmo lento tenuto da una batteria
distante, gli strumenti si producono in suoni, fischi, dissonanze e
rumori. Si tratta di un'improvvisazione rumorosa, sulla falsariga di
quanto hanno fatto gli Abruptum in passato. Più che una vera e propria
composizione, una semplice outro. Sta bene comunque nel contesto di
questo lavoro.
Non male come esordio, questo "Verge". Mi spiego meglio: non male
nell'ottica del genere proposto dal gruppo. Rispetto alla stragrande
maggioranza delle band che sostengono di suonare black ortodosso,
questi finlandesi si dimostrano piuttosto preparati e creativi. Sanno
scrivere buone canzoni e sanno suonare. Inoltre, si tratta di una band
giovane: dalle foto sul retro della copertina si vede che sono
ragazzini (anche se coi nordici non si può mai dire!). Avranno
possibilità di migliorare e, chissà, magari in futuro potrebbero
riservarci delle sorprese! Comunque sia, in caso foste appassionati di
black metal ortodosso, acquistate con sicurezza il debut album dei
Verge: affrettatevi, è stato stampato solo in 1000 copie.
(Hellvis - Febbraio 2006)
Voto: 7
Contatti:
Mail Verge: vergelegion@hotmail.com
Sito Verge: http://www.vergeblackmetal.cjb.net/
Sito Christhunt Productions: http://www.christhuntproductions.com/