VAVEYLA
Abandoned Like A Lighthouse

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 36 min
Genere: doom/death metal melodico con influenze mediorientali


I turchi Vaveyla si sono formati nel 2001, sebbene l'idea di formare una band tormentasse la mente di Eren Tanis sin dal 1999. Nonostante vari momenti di pausa dovuti agli impegni extramusicali dei membri del gruppo, i Vaveyla sono riusciti a registrare un CD nel 2003. Non un vero e proprio demo o promo: semplicemente una raccolta di prove. Nell'autunno del 2004, il quartetto ha inciso le tracce che andranno a formare "Abandoned Like A Lighthouse", il loro primo lavoro.
La copia in mio possesso è un CD-R promozionale, la cui copertina è fotocopiata in bianco e nero. Rappresenta, giustamente, un faro stagliato contro il cielo, col mare all'orizzonte. Da una foto inviatami da Eren si vede che il colore dominante è il rosso.
La formazione vede Eren Tanis (chitarra e voce), Aybars Turan (chitarra, cori e darbuka), Kutay Vardar (basso e darbuka) e Erdinç Yilmaz (batteria e cimbali).
Una delle pecche di "Abandoned Like A Lighthouse" è senz'altro la produzione. Sebbene la qualità di registrazione sia molto nitida, il suono complessivo è poco profondo, scarno e debole.
Questo album contiene quindici tracce, ma va tenuto conto che i brani veri e propri sono intervallati da brevi intermezzi per strumento solista, generalmente in stile mediorientale.
"Shameful Struggle For Existence", la prima vera canzone, è caratterizzata da un'atmosfera molto malinconica. Stilisticamente, i Vaveyla suonano un doom più vicino all'heavy metal classico che al modello dei Black Sabbath. La voce però è solitamente assestata su un gutturale piuttosto aspro ed acuto. Questa traccia è semplice ed essenziale. La sua seconda parte è principalmente strumentale e gode di valide intuizioni melodiche.
"Me Again" è invece un brano scadente, quasi raffazzonato. Il suo stile denuncia qualche influenza hard rock. Nonostante la semplicità di forma, "Me Again" soffre di un songwriting poco fluente. I passaggi sembrano messi assieme a forza. Inoltre, il cantato pulito è stonato e sgraziato. Una traccia assolutamente da rivedere.
Ben più interessante è lo strumentale "Farewell Dance", mediorientale sia come scale utilizzate che come ritmo. L'esecuzione del gruppo è sicura e spontanea, distante anni luce dai tentennamenti di "Me Again". Che sia stata registrata in una sessione successiva rispetto alla canzone predente? O forse i Vaveyla danno il meglio di loro negli strumentali (che sembrano essere il clou di ogni composizione)? O ancora, la band è maggiormente predisposta all'uso delle scale orientali? Non saprei dire quale delle tre ipotesi sia la più accreditabile. Secondo me, la verità sta nel mezzo. Buona comunque la prova d'assieme e, soprattutto, il gran lavoro delle chitarre.
"Sempiternal Black Mourning" è un terzinato (non pensate però agli Iron Maiden) quasi epico, tipico di questo gruppo. Le forti influenze heavy metal si sentono in fase di arrangiamento. Purtroppo non basta qualche bella trovata per compensare le imprecisioni esecutive che affiorano nella seconda parte, più veloce, o l'irritante cantato pulito. Altro passo falso dei Vaveyla.
Bella e misteriosa, "Suffer In Love Then Kill Yourself" porta alla mente le calde notti sul Bosforo. Spiana la strada alla successiva "Endless Path Of Wrath And Oppression", il cui ritmo è scandito da uno strumento a percussione chiamato darbuka. L'uso del darbuka dà colore a diverse composizioni di questi turchi. La canzone, facile e piacevole come le altre, piega nuovamente l'arrangiamento di Vaveyla ai dettami del metallo pesante più classico. Il ritmo è lento e cadenzato. Il punto più alto di questa composizione è raggiunto a metà, quando la chitarra si libera in un riff orientale di pregevole fattura. "Endless Path Of Wrath And Oppression" è veramente apprezzabile: meriterebbe una registrazione migliore.
"Rejoice In Your Sorrow" e "One Last Bloody Kiss Before You Die" sono due strumentali più vivaci e grintosi del solito. La band utilizza scale orientali ed il ritmo è scandito da batteria e percussioni. Tra le due, "Rejoice..." è la più originale perché in alcuni frangenti porta alla mente la psichedelia degli anni '60. Ambedue i brani sono arrangiati con criterio.
"Abandoned Like A Lighthouse" è un album interessante sotto certi punti di vista ma molto immaturo sotto altri. I richiami alla musica orientale donano sì un tocco personale al sound del gruppo ma non bastano a rendere convincente la sua proposta musicale. Occorre che, col tempo, i Vaveyla cerchino di acquistare una maggiore naturalezza nel songwriting. Inoltre, è necessario rendere i suoni più corposi e l'esecuzione sicura. Va comunque sottolineato che questo CD ha anche i suoi momenti evocativi: felici soprattutto gli strumentali. Probabilmente "Abandoned..." verrà pubblicato come split assieme agli austriaci Mawne. Nel frattempo, Aybars ha deciso di lasciare la band per divergenze stilistiche.
Nell'attesa di sapere che cosa riserverà il futuro ai Vaveyla, vi consiglio di visitare il loro sito ufficiale e di scaricarvi qualche mp3 tanto per farvi un'idea della loro musica.
(Hellvis - Aprile 2005)

Voto: 6.5


Contatti:
Mail: eternaleren@hotmail.com
Sito internet: http://www.vaveyla.com/