VANEXA
Against The Sun

Etichetta: Minotauro Records
Anno: 1994
Durata: 47 min
Genere: heavy metal


"Against The Sun" è il terzo album dei Vanexa, una delle più importanti heavy metal band italiane di sempre. Il loro omonimo esordio, infatti, è sicuramente un disco cardine per il metal italiano di quegli anni, magari non un capolavoro in senso assoluto, ma sicuramente un esempio più che degno di cosa fosse il metal in quegli anni; un disco che, per farla breve, non sfigura di fronte a certe band inglesi assai più famose. Con questo non voglio dire che avevamo gli Iron Maiden in casa e non ce ne siamo accorti, però... diamo a Cesare quel che è di Cesare, riconoscerne il valore è quantomeno obbligatorio. Nel 1988 i nostri tornarono su Minotauro Records con "Back From The Ruins", secondo album meno esplosivo ma comunque dignitoso.
Sembravano spariti nel nulla (ma all'epoca non è che girassero molte notizie... due-tre giornali, qualche programma radio, diverse fanzine e fine!) quando tornarono dal niente nel 1994 con questo "Against The Sun".
Diciamo subito che il terzo disco dei Vanexa è un bel disco che ha, nel suo piccolo, anche una certa importanza. E' un disco bello perché i pezzi funzionano, sono suonati bene e registrati bene, l'album si ascolta con piacere dall'inizio alla fine. E' un disco "importante" perché svela per la prima volta al mondo metal il talento di Roberto Tiranti, figlio di un amico della band. Tiranti (che era subentrato allo storico cantante Marco Spinelli) qui era molto giovane ma la sua performance si rivela a tratti addirittura straordinaria per interpretazione e personalità. Sicuramente un predestinato, un talento che è poi esploso nei New Trolls (e chi ha un minimo di cognizione musicale sa quanto possa essere difficile cantare i pezzi dei New Trolls!!!) e nei Labyrinth.
Ma veniamo al disco, corredato da uno spartano booklet (che racchiude comunque i testi, un paio di foto e diverse note informative) e da una copertina, certamente non trascendentale ma neppure brutta; si vede una sorta di clochard che sta dormendo per terra appoggiato a un muro con la sigaretta in bocca, mentre in alto svetta la scritta Vanexa. Il disco, dicevamo... Heavy metal! Heavy metal in stile anni '80. Poteva essere altrimenti? E' un metal bello quello dei Vanexa, non stantio. C'è tiro, feeling, attenzione alla costruzione delle canzoni, i suoni sono veri: in sostanza è un disco coinvolgente, dall'inizio alla fine. E dispiace che gli sia stata concessa poca attenzione, all'epoca e successivamente. Perché secondo me meritava assai di più delle solite quattro/cinque recensioni e interviste sui magazine dell'epoca.
"Against The Sun" è il titolo del disco e della prima canzone. Il riff che apre il pezzo è (hard)rockeggiante al punto giusto e bastano poche strofe per capire che siamo davanti a un cantante di caratura superiore. Le rifiniture di voce, i finali sospirati a-la Glenn Hughes, la costruzione delle parti cantate mostravano veramente una maestria notevole. Il pezzo è cadenzato e risulta un valido apripista.
Tiranti poi stupisce tutti nella seconda "Cafe' De Paris" dove ha anche la sfrontatezza di inserire una parte fischiettata tra il primo e il secondo cantato sulla parte arpeggiata iniziale. In seguito il brano si fa più duro, la strofa è cadenzata e vagamente "epicheggiante" e qui Tiranti si dimostra assolutamente un gigante: non ci sono parole. Uno dei problemi che ha assillato i gruppi italiani degli anni '80 era, tranne rari casi, quello della figura del cantante... beh, qui siamo a livelli mondiali senza dubbio. Il pezzo è nel complesso bellissimo, molto evocativo nella sua cadenza epica e robotica al tempo stesso.
Il terzo brano in scaletta è un altro dei punti forti del disco. Si intitola "In The Shadow Of The Cross" ed è un ottimo heavy metal cadenzato, con qualche vaga influenza Queensrÿche. I tappeti di tastiera rimangono ai margini del pezzo ma risultano efficacissimi nel dare quel tocco epico in più. La strofa è veramente trascinante!
In "Nervous" è una batteria tarantolata a dettare legge: veramente bravo Silvano Bottari, in questo e in tutti i pezzi dell'album. In effetti la sezione ritmica, completata dal fido Sergio Pagnacco, pompa da paura per tutta la durata del disco, lasciando poco spazio ad orpelli solistici ma non perdendo mai di vista il tiro del pezzo. Complimenti sinceri. La batteria è inoltre registrata benissimo ed è un piacere ascoltare e riascoltare a tutto volume l'album!
"Stick To Me" ha tiro ed è aperta da un bel riff americaneggiante, ma il ritornello non mi convince troppo.
Un riff alla Judas Priest apre l'indiavolata "Rage'n Roll", anche se qui la batteria è a mio avviso un po' troppo in primo piano. Intendiamoci, il gruppo pesta alla grande e non accusa il minimo cedimento, solo che... c'è di meglio in "Against The Sun". Ad esempio la successiva "Drunk", con dei fiati "sintetici"che ricordano vagamente i grandi Riot di "Privilege Of Power" - per rimanere in campo metal - è un pezzo con un bel groove funkeggiante e potente. Un ottimo pezzo, che parla di notti-donne-vino-poker, ancora una grande sezione ritmica. Che si ripete nella successiva "Genocide", epica e oscura nelle tastiere e nei giri di chitarra ma martellante a più non posso. Il breve testo parla degli indiani d'America. Un pezzo molto evocativo, con buoni assoli di chitarra da parte del bravo Roberto Merlone, puntuale e mai troppo invadente nel corso del disco, ma autore di una prova assolutamente all'altezza della situazione.
A chiudere l'album troviamo due pezzi più melodici, "Dark Lady" e un rifacimento della semi-ballad "Night On The Ruins" dall'album precedente (dove era sicuramente uno dei pezzi di punta). Bellissimo in particolare il lavoro di fretless in "Dark Lady" da parte di Sergio Pagnacco, che cesella con classe sotto l'arpeggio aperto di chitarra pulita. Molto sofferta ed evocativa l'interpretazione di Roberto Tiranti, che a questo punto ha già svelato tutto il suo valore.
Un disco molto bello, a mio avviso. L'ho riascoltato dopo diverso tempo e mi è piaciuto ancora. D'altronde stiamo parlando di un gruppo vero. In quegli anni eravamo letteralmente sommersi da gruppi di power metal tedesco, a volte ottimi a volte un po' meno. Ecco... mi spiace che non sia stata data un'opportunità ai Vanexa, che la meritavano di diritto. Se vi piace il metal e vi capita questo disco... fatelo vostro. Magari è possibile trovarlo a qualche mostra del disco, o in qualche sperduto mailorder. Non esitate. Mi è capitato di leggere o sentir dire che "Against The Sun" non era un album all'altezza del passato. Mah... ho molti dubbi. Prima di tutto a mio avviso questo disco è sicuramente superiore al precedente "Back From The Ruins". Per quanto riguarda l'esordio, beh... quello è un disco che fa storia a sé, è uno dei più importanti LP mai usciti in Italia, che senso ha metterlo al confronto con un disco uscito nel 1994, quando l'heavy metal, o meglio questo tipo di heavy metal, aveva già detto tutto o quasi?! Nel 1994 non era possibile fare un disco storico, servivano - come oggi - energia e passione, e soprattutto belle canzoni. Bene, queste cose i Vanexa le avevano tutte.
(Linho - Novembre 2006)

Voto: 8