VANESSA VAN BASTEN
La Stanza Di Swedenborg

Etichetta: Eibon Records / Cold Current / Radiotarab / Noisecult
Anno: 2006
Durata: 40 min
Genere: heavy post rock


"Mi chiami pure se ha bisogno... o se ha paura".
"Cara ragazza, io non ho paura. Ho già assistito dei moribondi: la mandibola scende un pochino e poi è finita, il più delle volte non succede nient'altro".
...
"Tutti gli spiriti si trovano in una stanza intermedia, che noi chiamiamo 'la stanza di Swedenborg'. Ma lei non ci resterà a lungo, lei passerà dall'altra parte, verso la luce, ma deve cercare di restare là almeno qualche minuto. Qualcuno la chiamerà da dentro la luce, forse si sentirà afferrare, ma lei cerchi di resistere e di non muoversi da là. E ora mi risponda: un colpo vuol dire no, due non lo so e tre colpi vogliono dire sì".
...
"Non vada in direzione della luce. Non lasci la stanza di Swedenborg.


Con questo inquietante dialogo si apre "La Stanza Di Swedenborg", un lavoro che mi ha lasciato senza parole dalla prima nota fino all'ultima, firmato da una meravigliosa realtà italiana che risponde al nome di Vanessa Van Basten. Ci sono voluti gli sforzi di ben quattro etichette per dare alla luce questo diamante nero, Cold Current Production, Radiotarab, Noisecult e la solita impeccabile Eibon Records, ma il risultato è davvero qualcosa che va oltre ogni aspettativa.
Dietro al nome di Vanessa Van Basten si celano le menti di Morgan Bellini (chitarra, synth, sampler, voce, percussioni, armonica e PC) e Stefano Parodi (basso, synth e PC), che da soli riescono a creare un universo sonoro evocativo e inquietante, che non si riesce a inquadrare in un solo genere e che unisce realtà diverse e, ad un primo sguardo, inconciliabili. Nei quaranta minuti che compongono il disco troverete il dark più disperato, post rock, elettronica rumorista, passaggi acustici, fino ad arrivare a graffianti momenti elettrici che richiamano certi passaggi del black metal d'avanguardia.
Questa varietà di stili potrebbe già incuriosire, ma la vera forza dei Vanessa Van Basten non è solo nella capacità di lasciarsi influenzare dalle correnti più disparate, il duo ha un dono meraviglioso che è la capacità di sintetizzare e rileggere tutto questo in un'ottica personale e fluida, un'unità di stile che rende questo lavoro perfettamente bilanciato in ogni sua parte, con ogni nota poggiata nel suo luogo ideale, come il tassello di un enorme e perfetto mosaico.
Apriamo la porta, dunque, ed entriamo nella stanza di Swedenborg. Il primo pezzo del disco, la title-track, inizia proprio con il dialogo riportato in apertura. Non so da cosa sia tratto: sembrerebbe un film, ma non sono riuscito a recuperarlo da nessuna parte. Fatto sta che il pezzo che ne deriva è già un capolavoro. I dialoghi vengono inseriti in una struttura strumentale inquietante, con le chitarre a scandire un ritmo ipnotico fatto di lenti accordi semi-acustici e le tastiere ad aggiungere un tappeto di suoni gravi. Terminato il dialogo il pezzo esplode in un lento ritmo e cullante che pian piano cresce, fino a diventare un perfetto brano di post-rock strumentale. Le chitarre, prima leggere, si incupiscono e si distorcono, accompagnando la musica con ruvide scariche di elettricità, mentre una voce lontana urla in un agghiacciante screaming filtrato.
"Love" è un semplice intermezzo disturbante, con un loop sinistro che si ripete mentre le chitarre acustiche disegnano una breve melodia di accordi veloci e sostenuti, che fanno da preludio a "Dole", un altro meraviglioso brano dalle infinite sfaccettature. Anche in questo caso potrebbe aiutare la definizione di 'heavy post rock': si tratta ancora di un brano malinconico e dolente, in cui le chitarre svolgono un ruolo centrale, in cui la distorsione fluisce e avvolge dando corpo ed energia al pezzo. Anche in questo caso si sente una voce lontana che declama / canta un testo, ma è sempre impercettibile e difficile da decifrare, lasciando che sia la musica a parlare.
"Giornada De Oro", invece, fa capolino quasi con noncuranza e stravolge tutto il disco. Il mood cambia completamente e si passa ad un brano, sempre strumentale, che inizia come una serena ballata acustica accompagnata dall'armonica a bocca (!), per poi ravvivarsi con un arrangiamento elettrico, che però questa volta non è triste e malinconico, ma vitale proprio come il titolo.
Quasi senza accorgersene è trascorso metà album e si arriva a "Il Faro", un altro breve intermezzo musicale che riporta quell'anima malinconica e cullante che mi ha fatto pensare ai migliori Sigur Ros (alcuni passaggi mi hanno ricordato la meravigliosa "Untitled #1"), per poi tuffarsi in "Floaters", un altro brano che unisce sonorità elettriche ed altre acustiche. Neanche a dirlo, ci troviamo di fronte ad un altro capolavoro: la musica, come dice il titolo stesso si eleva nell'aria, lo spirito si innalza al cielo e sembra davvero fluttuare nel cielo, lontano dal dolore, abbandonato alle correnti celesti e privo di ogni sofferenza, poi però la musica si anima, si tinge di rosso, le chitarre si fanno più pressanti, il ritmo aumenta e il pezzo si trasforma in una fuga strumentale piena di tensione.
Siamo ormai verso la fine dell'album e arrivano due brani strettamente collegati tra loro: "Vanja" e "Good Morning, Vanessa Van Basten!". Il primo è un intermezzo inquietante e rumorista, mentre il secondo è una lunga composizione dalle mutevoli sfaccettature. Il pezzo parte come lento brano strumentale elettrico che al primo ascolto mi ha fatto venire in mente il Burzum di "Filosofem": le stesse atmosfere gelide, le stesse chitarre graffianti e inumane... Poi vado sul sito della band e scopro che il Conte è proprio una delle influenze del duo. Incredibile la versatilità di questo progetto. Dopo questa prima parte il brano si trasforma e lascia spazio ad un disturbante finale fatto di stridii fastidiosi, rumori bianchi, fruscii, un vero e proprio assalto doloroso ai timpani dell'ascoltatore. Poco per volta questi scompaiono e rimane soltanto il silenzio, che però non è la fine del disco. Dopo circa tre minuti di vuoto la musica torna e si conclude con un'anima acustica. Tornano le chitarre e la coda finale viene affidata a questo breve brano strumentale che mi ha ricordato "Transacoustic", la bonus track contenuta in "Judgement" degli Anathema.
Siamo giunti alla fine, la stanza si chiude e rimane la consapevolezza di aver fatto un viaggio, un percorso dello spirito che difficilmente potrà lasciare indifferenti. I Vanessa Van Basten hanno realizzato un capolavoro, lo dico senza timore di sbagliare. Non fate che questo gioiello vi passi accanto senza toccarvi. Non andate in direzione della luce. Non lasciate la stanza di Swedenborg.
(Danny Boodman - Gennaio 2006)

Voto: 9


Contatti:
Sito Vanessa Van Basten: http://www.myspace.com/vanessavanbasten

Sito Cold Current: http://www.coldcurrentprod.com/
Sito Eibon Records: http://www.eibonrecords.com/
Sito Noisecult: http://www.noisecult.splinder.com/
Sito Radiotarab: http://www.radiotarab.com/