VALKYRIAN
...Of Boredom And Sorrow

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 37 min
Genere: death/thrash


I Valkyrian, gruppo di Siena, nascono verso la fine del 2004, dalla scissione di un vecchio gruppo omonimo, dedito ad un altro genere musicale. Fanno parte del gruppo Filippo Ferrari al basso e voce, Tommaso Dringoli alla chitarra e Matteo Salutari alla batteria. Dopo quasi un anno di sbando totale e puro divertimento questi tre ragazzi toscani hanno iniziato a fare sul serio, componendo pian piano questo loro primo lavoro, "...Of Boredom And Sorrow".
La confezione ed il booklet interno sono davvero professionali, tutto è giocato su tonalità di nero, grigio e marrone scuro; bellissima a mio parere la copertina, dove, alla luce di una flebile luna, una giovane donna si abbandona alla tristezza ed al pianto sulle rive di un fiume, cercando rifugio e protezione nell'oscurità. I nostri dimostrano di avere un notevole coraggio nel mettere in musica "L'Inno A Satana" di G. Carducci, brano questo che serve come ideale introduzione al lavoro vero e proprio e giocato interamente su suadenti fraseggi di chitarra acustica o leggermente distorta ed interpretata, quasi come una sorta d'invocazione, da Filippo. Decisamente particolare, sia per il tema trattato, sia e soprattutto per l'utilizzo di un'opera di uno dei padri della nostra letteratura.
"Bloody Obsession" è il primo brano musicale vero e proprio, un basso potente ed incisivo ci introduce la chitarra, dal suono e dalla timbrica, poco potenti, anzi decisamente graffianti e gracchianti; puro e vero thrash old-style (vedi Slayer) ma con un cantato leggermente più duro e potente, ai limiti del death. La doppia cassa non è molto nitida e manca un po' di incisività, così come il suono degli strumenti talvolta non sembra ben bilanciato. Tuttavia i fraseggi finali con l'acustica in primo piano sono davvero notevoli, anche se ricordano forse un po' troppo i Metallica.
Il terzo pezzo del lotto è una strumentale, "The First Book Of Urizen"; tutto il brano è interamente basato su riff e fraseggi di chitarra acustica, a cui va ad aggiungersi in un secondo momento un violino, rendendo il tutto molto più classico e coinvolgente; in taluni momenti tornano alla mente certe sonorità orientali, molto plumbee, eteree e sognanti. A circa metà pezzo si ha un deciso cambio di marcia, l'avvento della distorta ci riporta indietro di una ventina d'anni, al nostro tanto amato, vecchio thrash; reso più attuale, o per meglio dire meno usuale, da intramezzi di violino, che ne mitigano l'impatto e lo rendono leggermente più particolare. Di valore il lavoro al basso di Filippo, così come il solo finale di Tommaso, di buon spessore, grazie a numerosi cambi di ritmo e d'atmosfera.
In "Insane Existence" la chitarra si fa più dura e pesante, mentre l'utilizzo di flanger ed effettistica va a spezzare il tutto, diversificandone lo stile. Significative le divagazioni musicali lasciate in mano al basso e alla chitarra che dividono le strofe e che ricordano molto gruppi come Forbidden o Death Angel. Il finale è caratterizzato da un buon solo di chitarra, fluido e potente, ma a cui la registrazione non rende un giusto merito.
E' l'ora quindi di un'altra strumentale; stavolta la fa da padrone il pianoforte, che con il suo lento e cupo scandire riesce a creare atmosfere molto decadenti e tristi e che rende bene secondo me lo spirito che anima questi tre ragazzi senesi. Bella.
In "Anonymous Manuscript" il basso è di nuovo in evidenza, e per la prima volta si ha l'utilizzo nelle parti vocali sia di pezzi in screaming che di partiture molto più melodiche e pulite. Anche in questo caso però il suono va ad inficiare le buone idee del gruppo; c'è poca profondità, e si nota visibilmente la totale assenza dell' "ambiente", che lascia quindi il suono di ogni strumento fine a se stesso; così come vi è poco livellamento tra i vari strumenti, in primo luogo basso e batteria, che spesso si confondono.
Nel pezzo che segue, "Hell (Mundi Alumni)", si ha forse visione completa delle potenzialità dei Valkyrian: infatti a livello ritmico, basso e batteria compiono un deciso ed ottimo lavoro. I cambi di ritmo e le accelerazioni sono qui più numerose; la struttura stessa del brano è molto più evoluta rispetto ai precedenti, risultando quasi, e voglio sottolineare il quasi, "progressive", come il break acustico centrale ne è buon esempio. Una spanna sopra il tutto sicuramente il basso, i cui fraseggi, gli appoggi ed il gusto melodico sono da porre in primo piano.
"Heaven" va a concludere questo primo lavoro; dove ancora una volta le chitarre acustiche sorreggono il tutto, con il loro incedere e il loro sapore decisamente spagnoleggianti; con la voce, pulita, che recitando una breve litania si congeda da noi lasciandoci in balia di suoni, grida e pianti provenienti come da una radio impazzita. Leggendo la biografia ed i commenti che l'accompagnano, ed ascoltando più volte questo lavoro, mi sono fatto l'idea che i Valkyrian, hanno sì dalla loro parte, buone idee ed una grande convinzione nei propri mezzi, ma hanno anche, a mio modesto parere, ancora molto da lavorare. Sia per quel che riguarda la parte compositiva, ancora troppo legata a certe sonorità un po' troppo datate e sfruttate, sia per ciò comporta la registrazione ed il mastering, vero punto debole di questo lavoro. Le idee ci sono, manca il contorno.
(Pasa - Maggio 2006)

Voto: 6


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