VALKIJA
Avengers Of Steel
Etichetta: Sonic Age Records
Anno: 2004
Durata: 48 min
Genere: classic metal ultra-incazzato
Waaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!
E' questa la prima cosa che mi viene in mente quando penso a
questo gran disco! I nostrani Valkija non potevano esordire meglio nel mondo metallico, regalandoci questi nove roventi
lapilli di massiccio heavy metal classico come solo negli anni ottanta si sapeva fare! La veemente ed affiatata compagine
catanese capitanata dalla nuova regina del metallo italico Zoraija sferra come un cazzotto in pieno stomaco questo robusto
debutto dall'azzeccato titolo di "Avengers Of Steel", e secondo il sottoscritto mieterà un sacco di vittime.
La preparazione
tecnica del gruppone è stupefacente, la resa di ogni singolo strumento è alta quanto il possente muro sonoro che essi stessi
producono su questa grande prova di forza ed heavy metal feroce che fa tornar alla mente i Chastain con l'indimenticata
Leather, i gloriosi re del metallo storico (Judas Priest in prima fila) e certe cosette del ruvido speed tedesco (non sputatemi
addosso se affermo che in più episodi mi ricordano i Grave Digger...)! La voce della cantante di metallo è furiosa, incazzata
come poche, aspra ed espressiva quanto emozionale e, in certi casi, violenta da far accapponare la pelle. La proposta
dell'agguerrito quartetto siculo, come già premesso sopra, è un metallo ottantiano da strapparsi le orecchie dalla
contentezza! Agli aficionados di schegge di metallo sonore col calendario lasciato orgogliosamente al dicembre 1989
scenderanno le lacrimucce della commozione quando ascolteranno questa mazzata sui denti in musica! Quarantotto minuti
abbondanti di gloriosa incazzatura metallica caratterizzata dalla timbrica al vetriolo della nostra nuova eroina, con signore
Canzoni con la C maiuscola che si fanno strada come un allegro rullo compressore nel tuo cervello di maniaco del metallo! La
chitarra suonata da John Turturro ti strappa i vestiti di dosso con le sue frequenze da battaglia, la sezione ritmica, in
mano a Nikoli e Sebastian Hamm (rispettivamente al basso e alla batteria) si materializza in una pala meccanica fuori controllo
che distrugge ogni cosa giaccia sul suo passaggio. Mentre la batteria viaggia come pochi sanno farla viaggiare, il basso
sovente ricama dei simpatici diversivi che faranno piacere a chi non sbava solamente per il riff
quadrato-che-più-quadrato-non-si-può. Gli assoli sono plasmati nella lava e hanno potenza ed efficacia, le soluzioni
melodiche utilizzate lungo questa buona prova di metallanza sono quasi sempre fresche ed originali, sebbene il genere
affrontato non sia di certo una nuova entrata. E' comunque difficile essere originali nell'ambito di un genere che ha viso
la sua età dell'oro quindici anni fa o giù di lì. I prodi vendicatori del metallo della Trinacria comunque ce l'hanno fatta
in maniera egregia, direi.
Loro stessi ammettono nel foglio che accompagna il magico promo in mio possesso (che ho letteralmente divorato di ascolti) di
non voler fare la figura dei defender-a-tutti-i-costi, ma di miscelare varie correnti e di non tralasciare un "tocco di
stampo gotico-romantico". Qui e là appaiono strizzate d'occhio alla melodia di matrice AOR (in momenti isolati... loro per
lo più sono feroci come un orso bruno svegliato per errore da un turista maldestro), c'è spazio per porzioni contaminate da
rallentamenti filo-doom e pure per tirate veloci come i sassi che schizzano sotto le ruote di supercar.
Questo debutto infuocato come la lava dell'Etna è stato estrapolato in terra ellenica, molto più precisamente ai Versus
Studios ad Atene, coadiuvati da Giorgos Kalavrezos dei Bloodstained ,che si occupa del mastering, oltre che presenziare come
ospite assieme al cantante del suo gruppo, Thodoris Gourlomatis. E' pubblicato dalla sempre più magica Sonic Age Records (vera
e propria dispensatrice di puro metallo anni '80 doc) che notò i nostri eroi dopo aver ascoltato il loro promo intitolato "Days
Of The Rising Sun" (datato 2002, autoproduzione del gruppo dopo tre anni di gavetta e di soddisfazioni, di piazzamenti di
rilievo a concorsi metal e partecipazioni a festival importanti).
In copertina ghigna malefico un demone coi motori in testa, che comunque morde meno della musica quivi contenuta, e, anzi,
sembra pure un po' pacchianuzzo... d'altronde il metallo fiero e puro non si è mai distinto per le sue fini velleità artistiche.
Dei rumori indistinguibili introducono una chitarra che oltrepassa il cranio dell'ascoltatore da orecchio ad orecchio: "The
Last One" è un'apertura aggressiva e dai mille sviluppi melodici e smaccatamente heavy, dall'andatura veloce e dalla carica
unica (a tratti a me ricordano i Crimson Glory degli esordi, sporadicamente eh.. non guardatemi così). La voce di Zoraija
regna incontrastata e fa screpolare i muri e staccare i battiscopa, oltre che mette a ferro e fuoco i diffusori del mio
modesto impianto stereo casalingo. Mazzate a destra e a manca dalla sezione ritmica spaccasassi, mentre il muro di chitarra
ti sminuzza le ossicine una per una. Purtroppo non posseggo la trascrizione delle liriche, e di conseguenza non posso
sezionarle come è mia abitudine, comunque quello che si capisce è la assoluta mancanza di compromessi e la innata presenza di
grinta e sfrontatezza tipicamente metallica.
"Hold On" ci presenta il gruppo in veste più melodica e rallentata (la tipica
andatura a tempo medio, riscontrabile in migliaia di episodi lungo la tortuosa storia del metallo), con qualche ammiccamento
all'AOR in maniera distante e composta, senza snaturare comunque la loro radicata veemenza anni ottanta. Il procedere della
canzone è pulsante e granitico, mentre le linee vocali sono pregne di espressività e il trasporto è totale grazie
all'interpretazione sentitissima della magica nuova Jutta (chi si ricorda degli Zed Yago alzi il mouse). Tutti gli assi del
gruppo sono giocati alla perfezione ed il poker anche qui è assicurato.
Un ulteriore rallentamento si denota in "Eyes Of The
Shadow", introdotta dal tentacolare basso di Nikoli Hamm. La canzone infatti è cadenzatissima e rimanda alla memoria
qualcosina di doom che non fa mai male. Varie sono le progressioni melodice e, sebbene sia un pezzo lungo e complicato, non
stufa, anzi, in certi momenti (soprattutto durante l'assolo infuocato) la tentazione è quella di mettersi a scuotere la propria
maleodorante chioma a tempo davanti allo stereo di casa.
Rumori girati al contrario introducono "Retun Of The King", che
parte ultra-doom per poi prender velocità dopo un taglientissimo urlo da annali della nostra inkazzatissima amazzone di casa
nostra. Il fiero e marziale andazzo di questo brano moooolto epic è una riminiscenza continua dei migliori episodi dei tempi
andati, con continui richiami a tutti quegli eroi metallici ormai quasi sotterrati dal tempo e dall'oblio (Sacrilege, Leather
Leone... potrei fare nomi per delle ore). Azzeccatissimo il finale, così potente da farmi ricordare l'avanzamento del
7° cavalleggeri...
Una batteria incalzante ed una velenosa Zoraija infiammano "Sign Of The Hammer" (nessuna relazione col quarto
glorioso disco dei vichinghi palestrati di New York), violento come un pezzo di ghisa che ti cade sui piedi. La canzone è
impreziosita da acrobazie chitarristiche e vocalizzi da gargarismi coll'acido muriatico.
Sinfonicismi ed un narrato
baritonale ci accompagnano al cospetto del pezzo più rappresentativo della partita: "The Unknown Kadath" ha un inizio soffice
ed acustico, con ancora una volta la dea sicula in prima linea con una parte quasi da soprano che viene interpretata con
maestria inusitata, per poi prorompere in un epico mid-tempo con chitarre come pietre che franano dal cielo e un'emozione che
mette quasi in soggezione. Le trovate ritmiche sono da veri principi del rovente metallo italico, c'è anche un diversivo velocizzato
da vertigini, con ancora una volta John Turturro che si fa valere come solista, oltre che come compositore. Un taglientissimo
urlo da infarto (un po' come quelli che sapeva emettere solo il buon puffo Udo Dirkschneider) ci esplode dentro i padiglioni
auricolari e non smetterà fino alla fine del disco (o del mondo?). La velocità è elevata a livelli di giramento di testa, e
ancora una volta il mosh di fronte allo stereo è immancabile. Le prestazioni ancora una volta sono da spavento e ripetersi su
lodi personali potrebbe esere pesante oltre che inutile. Sono dei grandi, punto e basta.
Un altro brutalissimo cartone in
testa è la canzone che dà il titolo alla magia sonora in esame, vera e propria prova del nove in musica, con tutti i
connotati per rimanere in testa per almeno due ere geologiche. Qui la voce raggiunge i limiti della resitenza umana (mi
immagino le giugulari della nostra divina che si gonfiano come non mai... altro che tutti i cazzutissimi ometti che adoperano
il falsetto alla Bee-Gees... Zoraija spacca tutto e non mi stancherò mai di dirlo!). Anche qui la velocità è vorticosa e le
ditine di Turturro viaggiano da paura sul manico satanico della sua ascia di fuoco.
Concludiamo questo giretto nel regno dei
vendicatori dell'acciaio con un altro pezzo dall'inizio epico e recitato in cui spicca il gorgheggio classico di chi sa
sorprendere l'ascoltatore brano dopo brano. "Hatchet Blade" si sviluppa in un'altra bella canzone dall'incedere fiero e
minaccioso con una cura nei particolari che rasenta il maniacale (false partenze da attacco cardiaco e armonici distorti in
prima fila), per poi proseguire quasi marziale e concludersi con pirotecnie di voce e assoli da cardiopalma.
Senza
utilizzare ulteriori parole esorto chiunque abbia le orecchie foderate di zinco e titanio a fare propria questa sublime opera
di metallanza fiera e audace, nonché nostrana e coerentemente retrò! Che i Valkija abbiano ciò che si meritano: una strada
in discesa verso la notorietà metallica.
(Piotre - Dicembre 2004)
Voto: 8
Contatti:
Mail Valkija: valkija@libero.it
Sonic Age Records
Sokratus 37
12462 Dasos Haidariou
Athens
GREECE
Sito Sonic Age Records: http://www.sonicagerecords.com/