V:28
SoulSaviour
Etichetta: Vendlus Records
Anno: 2005
Durata: 40 min
Genere: death melodico lento, evocativo ed industriale
E' con colpevole ritardo che Shapeless Zine si occupa del secondo
full-length dei norvegesi V:28. In realtà, non è che ci fossimo
dimenticati di questo ottimo gruppo. Purtroppo il pacco promozionale
speditoci dall'etichetta americana Vendlus Records è andato perduto, ed
il sottoscritto ha speso un sacco di tempo per cercare di ritrovarlo.
Tutti gli sforzi sono risultati vani ma, dato che questo CD dei V:28 mi
interessava, ho deciso di comperarlo direttamente dall'etichetta, al
prezzo di 15$ spese postali incluse. E, per ripagare la cortesia di
Joseph Cortese e della sua Vendlus Records, eccomi ora qui a recensire
questo "SoulSaviour".
Si tratta del secondo sforzo della band di Kristoffer Oustad
(chitarra solista e ritmica, programmazione) e di Eddie Risdal (voce,
chitarra ritmica). Li attendevo con impazienza, vista la bontà del loro
precedente lavoro "NonAnthropogenic" (2003). In occasione delle
registrazioni del nuovo album, al duo si è aggiunto un terzo elemento:
il bassista Atle Johansen.
"SoulSaviour" è stato registrato tra il novembre del 2004 ed il
gennaio del 2005, presso gli studi Forbidden Frequencies. Come per il
disco precedente, la produzione è ad opera di LRZ dei Red Harvest.
Il CD è aperto da "The Brightest Light", un'introduzione composta
ed eseguita da Lina Baby Doll dei Deutsch Nepal. Questo titolo ben si
accorda con la copertina dell'album, così simile eppure diversissima da
quella di "NonAnthropogenic". Come nell'album precedente, la copertina
rappresenta un paesaggio senza vita: alberi morti, palazzi diroccati e,
particolare fondamentale, quello che sembra un grosso schermo
televisivo, o un gigantesco espositore di cartelloni pubblicitari. A
differenza di "NonAnthropogenic", tale schermo non rappresenta più un
volto coperto da una maschera a gas, ma le fattezze sensuali di una
conturbante infermiera in minigonna. Sotto di lei, campeggio la scritta
"...providing a bright future...".
In più, al posto del vecchio cielo verdastro e malaticcio, il paesaggio
è sbiadito da un biancore accecante. Tipo una nebbia fitta. Il titolo
dell'introduzione quindi è quanto di più appropriato! La musica è una
semplice sequenza di note elettroniche e pulsazioni ritmiche, presto
soppiantate dalla voce di un giornalista che annuncia l'inizio dell'era
nucleare.
La prima canzone vera e propria si intitola "Unleash The Energy".
Il riff d'apertura è pregno di una malinconia senza fine. I V:28
confermano, sin dalla prime battute, quanto sia importante la melodia
nel loro songwriting. Il death melodico, contaminato da suggestioni
cibernetiche, non punta tanto all'impatto devastante, quanto piuttosto
a comunicare emozioni. Per questo motivo, soprattutto nei momenti più
lenti e doomeggianti, la musica dei norvegesi sfiora i territori del
gothic. "Unleash The Energy" è una canzone in puro stile V:28, coerente
con quanto si è ascoltato su "NonAnthropogenic", anche se più vigorosa
e matura. I vocalizzi di Eddie, in particolare, sono veramente cattivi.
Il lungo finale, triste come non mai, è quasi commovente.
"A Prophecy Written In Uranium" è di tutt'altra pasta. Sebbene non
faccia della velocità il suo punto di forza (ma quando mai i V:28 hanno
puntato su di essa?), è senz'altro più vitale e grintosa di "Unleash
The Energy". Le due chitarre costruiscono riff essenziali sul consueto,
gelido ritmo della drum-machine. L'arrangiamento è arricchito da vari
suoni, che rendono più vivace la gamma sonora. Si segnala, da questo
punto di vista, il contributo di LRZ. E' incredibile come questa
canzone riesca ad essere così diversa da quella che l'ha preceduta, ma
al tempo stesso così simile (come per il discorso copertine, no?)!
Insomma, lo stile di questi norvegesi è già maturo, inconfondibile! Gli
strumenti macinano un ritmo costante, eppure così ostinato. Il
gutturale urla parole tra il folle e l'ironico: "La guerra è salva!". La traccia è chiusa da una coda ambient, onirica e "spaziale".
"Infected By Life" parte con un riff al rallentatore, che presto si
sviluppa in un riffing ritmico molto pesante. Un'altra chitarra
arricchisce il tessuto sonoro, in concomitanza con le note sintetiche.
L'effetto complessivo è inquietante. Presto, una base elettronica
spiana la strada alla successiva accelerazione del brano. La pulsazione
ritmica è costante ed insistente, quasi da discoteca, e su di essa
chitarre, voce ed effetti sonori creano una musica straniante, aliena,
inumana. Un altro passo in avanti nella ricerca artistica dei V:28 (che
in questo CD si autodefiniscono "la voce della decostruzione innovativa... per un vivere ed un morire di successo!"), mai così elettronici prima d'ora.
"The Purifying Flames" ci riporta su territori più tradizionali. Le due
chitarre costruiscono arrangiamenti semplici ma efficaci, spesso e
volentieri di pura matrice death. Ovviamente, la melodia è sempre in
primo piano e, per quanto potente, la canzone risulta sempre evocativa
ed atmosferica. La ritmica, lenta, è doomeggiante. La composizione è
strutturata in un crescendo di emozioni, grazie alla ricchezza dei
suoni programmati dal buon Kristoffer. Assieme alla malinconica traccia
d'apertura, uno dei brani più suggestivi dei V:28.
"Solid Structure Unknown" ha un testo che annuncia l'avvento di un
salvatore, per tutte le genti devastate dalla guerra e dai disastri
nucleari. E' una composizione severa e tesa. Il ritmo è principalmente
lento, ma si segnala qualche accelerazione aggressiva. Il brano si
sviluppa in una serie di variazioni, sempre interessanti e pesantemente
iniettate di virus elettronici. E' impossibile, anche in questo caso,
non sottolineare la contraddizione che già si avvertiva in
"NonAnthropogenic". La musica comunica emozioni, eppure è così fredda e
distante. Come ho scritto nella recensione dell'album precedente,
queste emozioni non sembrano altro che la bieca copia, da parte di una
macchina, dei sentimenti umani. La musica dei V:28 sembra che voglia
confidarci qualcosa di molto personale, ma al tempo stesso ci tiene a
distanza. E' ambigua, tanto più che in "Solid Structure Unknown" si
avverte una distante melodia intonata da una voce umana (quella
dell'ospite Kim W. Isaksen), così strana in un contesto così meccanico.
"The Sky Opens", una canzone sull'autodistruzione umana, ha un
incedere lento, quasi sacrale. L'avanzare è possente: è notevole la
capacità espressiva di questo gruppo! Bella l'interpretazione di Eddie,
sia in growling che in screaming. Una menzione anche al miglioramente
delle parti ambient, sempre più abili a centrare l'obbiettivo, e meno
abbozzate di una volta!
"DeConstructor" è la classica canzone alla V:28, ostinata e
melodica. Una composizione che guarda al passato, al presente e anche
al futuro, visto che il testo annuncia una continuazione del concept.
D'altro canto, la cosa è facilmente intuibile. Le tracce presenti in
"SoulSaviour" sono numerate da undici a diciannove. Le prime dieci
erano quelle di "NonAnthropogenic". Le restanti saranno quelle,
presumibilmente, del prossimo album. "DeConstructor" è una buona
canzone, che mantiene alto il livello dell'album.
"SoulSaviour" è concluso dalla triste outro strumentale "Dead
Men's Choir", composta da Kristoffer in collaborazione con Peter
Andersson dei Raison D'Etre, e che vede il contributo alle percussioni
di Lars Pedersen dei When. Il tutto termina la sua corsa su una lunga
coda ambient.
Melodia e potenza, atmosfere ed emozioni: ecco cosa può trovare
l'ascoltatore in "SoulSaviour". Un album di buon livello, più potente e
complessivamente convincente rispetto a "NonAnthropogenic". Il lettore
è invitato a visitare il sito dei V:28, per scaricare qualche mp3 dei
nuovi brani. Se questa recensione vi avesse incuriosito, sono più che
sicuro che l'ascolto diretto di queste canzoni vi convincerà
all'acquisto di "SoulSaviour". Bravi V:28, ed i miei complimenti alla
Vendlus Records per la forza con cui crede in questa ottima band!
(Hellvis - Gennaio 2006)
Voto: 8.5
Contatti:
V:28
Römenkollen 18
N-4844 Arendal
NORWAY
Mail V:28: v28@change.to
Sito V:28: http://www.v28.com/
Sito Vendlus Records: http://www.vendlus.com/