USER NE
Tarantos

Etichetta: Xtreem Music
Anno: 2003
Durata: 49 min
Genere: Folk/Pagan Doom Metal


Finalmente un disco totalmente fuori dagli schemi, partorito da una band quanto mai anomala, formata da ben nove musicisti (più altri cinque che appaiono come guest). "Tarantos" segue l'album debutto, "Nibelum Das Uhort", uscito nel 2000.
E' un compito estremamente arduo descrivere la musica di questi spagnoli, vista l'enorme quantità di stili e di influenze incorporati nelle 13 tracce del CD in questione. Se da una parte si può riconoscere chiaramente una matrice Doom/Death metal, dall'altra sono altrettanto, se non maggiormente, evidenti le influenze di musica folk spagnola (tipica di differenti epoche storiche ed aree geografiche, come illustra la biografia) che pervadono ciascuna canzone.
Per dare l'idea della proposta musicale di questo gruppo, basti pensare al fatto che vengono usati frequentemente strumenti come cornamuse, clarinetti, flauto traverso, carillon, percussioni e tastiere, oltre ai classici chitarra, basso e batteria; per di più gli User Ne si avvalgono di due cantanti, Bossu Morbius El Tolerante e Xalen D Kharnash, e di un soprano eccezionale, Annah, dotata di una voce splendida.
I momenti più estremi ricordano il Doom di gruppi come Babylon Whores, vecchi Cathedral e My Dying Bride; in certi frangenti mi sono venuti alla mente (soprattutto in "Tras El IV Caos") pure gli immensi In The Woods di "Heart Of The Ages": immaginate quel disco ispirato dalle assolate terre spagnole al posto delle gelide lande norvegesi. Gli sprazzi di musica gitana, invece, si possono accostare a quanto fatto dagli Hollenthon nel primo disco, "Domus Mundi", anche se in maniera più canonica. Ovviamente questi paragoni non possono che dare una vaga idea del personalissimo universo musicale creato dagli User Ne.
"Taranto" è una breve intro di chitarra acustica, composta da arpeggi ispirati alla musica tradizionale spagnola. La stessa melodia viene ripresa anche alla fine dell'ultima traccia, "Al-Minzorth".
Le canzoni (della durata media di 4-5 minuti) sono tutte molto varie: passiamo con molta disinvoltura, nell'arco dello stesso pezzo, da momenti più propriamente metal, oscuri e pesanti, ad altri folk, talvolta epici (vedi l'intermezzo "An Mis Theimous"); troviamo pure atmosfere eteree e sognanti, specie quando entra in scena la voce di Annah. Tra una canzone e l'altra sono presenti brevi intermezzi folk acustici, talvolta strumentali, molto affascinanti. Le strutture sono molto contorte: dimenticatevi ritornelli e strofe; la band va oltre ogni barriera, tanto che ogni canzone si evolve in maniera del tutto singolare.
"Viola Dobozy" è un gran pezzo Doom stile Babylon Whores, nel quale vengono inserite parti di cornamusa, ovviamente ispirate alla tradizione spagnola, che poi sfumano lasciando spazio ad atmosfere cupe.
"Tras El IV Caos" inizia con una melodia malinconica ed Annah che canta in lingua madre. Il pezzo va poi in crescendo, prima con l'esordio di voci maschili pulite e non, in alternanza, quindi con l'esplosione di ritmiche Doom e chitarre distorte.
Anche "...And Ape Ar" è introdotta dalla voce ammaliante di Annah, qui davvero al top: ogni acuto è da brivido. In questa canzone sono presenti riff veloci e tempi serrati di batteria, che lasciano poi spazio a break acustici di basso e flauto traverso creando un forte contrasto.
"Nivel-Um Cix" (per la quale è stato registrato anche un video-clip) è una canzone pesantissima, molto lenta e con una voce bassa ed aggressiva (tipo primi My Dying Bride), caratterizzata da una base Doom sulla quale emergono percussioni e cornamuse. Gran pezzo, che mostra l'anima più metal del gruppo.
"Main Ort" è piuttosto breve e vede il fugace innesto di voci aggressive, quasi black, mentre "Naim, Yhazura, Derval..." è un pezzo di metal molto sperimentale, con tastiere dal sapore vagamente fantasy in evidenza, molto complesso nella struttura e con cambi di tempo spiazzanti, quasi d'avanguardia.
La conclusiva "Al-Minzorth" è la sintesi di quanto fatto vedere nelle precedenti composizioni: sono presenti tutti gli elementi che fanno di questo disco un capolavoro di rara bellezza. Da segnalare una ghost track di chitarra acustica.
Va notato che il disco, al di là dei numerosissimi inserti folk, non è affatto eterogeneo nei contenuti: le più disparate influenze musicali riscontrabili si amalgamano alla perfezione, senza forzature e senza apparire estranee nel contesto metal. E questo era, a mio avviso, il compito più difficile della band.
Sottolineo, nonostante fosse facilmente intuibile, l'estrema preparazione tecnica di tutti i musicisti coinvolti nella registrazione di quest'album, che tra l'altro gode di una produzione cristallina che ne esalta ancor più i pregi. Pregevole, da ultima, anche la ricercatezza e la scelta dei suoni. Solo la copertina, un disegno di una fanciulla davanti ad una finestra chiusa, è un po' troppo scarna e staccata rispetto ai contenuti musicali e lirici dell'album.
Consigliatissimo a coloro che vogliono scoprire gruppi davvero innovativi.
(BRN - Maggio 2003)

Voto: 9


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