UNLIGHT
Eldest Born In Hell

Etichetta: Heavy Horses Records / Dr. Music Distribution
Anno: 2007
Durata: 44 min
Genere: black/thrash metal


Avevo già recensito gli Unlight in occasione del loro album di debutto "The Nordic Stormbringer" qualche anno fa. Nel frattempo il gruppo ha fatto strada, registrando il secondo CD "Inferno", uno split EP con i Nordafrost ed infine "Eldest Born In Hell".
Rispetto agli esordi, la line-up è rimasta praticamente invariata: all'inizio gli Unlight erano in cinque, poi hanno deciso di continuare senza tastierista, ma per il resto non si sono verificati avvicendamenti.
"Eldest Born In Hell" contiene dieci canzoni più una breve intro; l'ultimo pezzo, inoltre, è una cover dei Sodom. Il gruppo suona un black metal con alcune contaminazioni thrash/black ripescate direttamente dagli anni '80. Colpisce fin da subito la pulizia del suono e una certa complessità con la quale sono congeniate alcune parti, tant'è che troviamo passaggi che potrebbero essere definiti come un ibrido tra death melodico e black di scuola svedese.
La matrice è sicuramente un black metal abbastanza classico, al quale si aggiungono alcuni riff stoppati, che rendono le ritmiche più potenti e massicce, assoli e arrangiamenti ben studiati che ci consegnano una band dallo stile ben più evoluto e variegato rispetto al black tradizionale. Le canzoni non sono particolarmente complicate, tuttavia il gruppo non compone mai secondo schemi banali; inoltre, spesso la chitarra solista si stacca dalla ritmica, rendendo i brani più vari e interessanti.
Rispetto al primo lavoro, gli Unlight si sono migliorati nettamente, acquisendo pian piano capacità tecniche e compositive che hanno permesso loro di comporre pezzi sicuramente più personali e consistenti sotto il profilo strettamente musicale. Tuttavia, al gruppo manca ancora qualcosa per fare il definitivo salto di qualità ed essere proiettati tra i migliori gruppi in circolazione in ambito black. Ci sono brani davvero ottimi, ma anche qualcuno poco riuscito. Il lato più oscuro che contraddistingueva le vecchie composizioni, inoltre, è oggi quasi completamente assente. Un po' per via delle chitarre meno ruvide, un po' per l'impronta differente che hanno i riff, questo aspetto è andato perduto.
Si parte alla grande, con l'efferata "Retribution For The Witches", massiccia e tagliente, seguita dalla la poderosa title-track e da "The Silent Dead", caratterizzata da ottimi rallentamenti nei quali la chitarra solista riesce a dare il meglio di sé. E' proprio questa la mia canzone preferita, perché in essa coesistono accelerazioni maestose, note gelide, ritmiche potenti e splendidi arrangiamenti, melodici, tristi e carichi di tensione.
Si prosegue con "Dark Lords Of Impiety", inconfondibilmente legata al thrash/black degli anni ottanta: probabilmente si tratta di un tributo a certe sonorità che hanno segnato l'infanzia del gruppo, però il divario con le canzoni precedenti è notevole. Ci sono lo stesso dei buoni giri, ma strofa e ritornello hanno poco a che fare con lo stile degli Unlight. Un mezzo buco nell'acqua, insomma.
E' il turno di "Unholy Prophet", altra buona canzone in grado di trasmettere aggressività e malvagità grazie a riff diretti e incisivi. Nel mezzo, inoltre, c'è un rallentamento micidiale, da far gelare il sangue.
Il finale dell'album si assesta su livelli leggermente inferiori. "Blackened & Unblessed Altars" ha dalla sua un impatto notevole per via delle ritmiche sostenute, ma non colpisce come le prime tracce. "The Rebirth Of The Unlight", invece, parte con un riff assassino che richiama i conterranei Thy Majesty e, nei suoi quattro minuti di durata, mostra il lato più violento de senza compromessi degli Unlight. Davvero niente male.
Mancano all'appello "Non Serviam", "March Of The Funeral God" e la cover dei Sodom. La prima è introdotta da un arpeggio che, come sonorità, richiama gli Slayer di "Season In The Abyss", per poi assestarsi su un discreto black di stampo svedese, macchiato però da alcuni passaggi incolori, che suonano vuoti a causa di una ritmica inconsistente. L'arpeggio iniziale viene poi ripreso prima del finale.
"March Of The Funeral God" è un altro brano nel classico stile del gruppo, che nulla aggiunge a quanto già sentito, mentre il rifacimento di "Wachturm" è senz'altro una gradita sorpresa. Riproposta in chiave più nitida e perfettina, ma senza scostarsi granché dall'originale, rende omaggio ad uno dei gruppi che ha fatto la storia del metal.
Alla fin fine, "Eldest Born In Hell" è un album riuscito. Spontaneità, cattiveria, melodia e potenza sono quasi sempre in equilibrio. Il quartetto ha inoltre dimostrato una certa personalità nel comporre e una buona professionalità in fase di registrazione. I suoni sono corposi e nitidi, eppure le canzoni non perdono nulla o quasi per quanto concerne l'aggressività. Il basso si sente bene, purtroppo non fa altro che seguire la chitarra ritmica senza aggiungere niente di suo. Anche se non sfigura, è l'unico che non mi è piaciuto particolarmente, perché suonato col plettro non rende. Preferivo il suono profondo e carico di bassi del primo album.
Se tutte le canzoni fossero all'altezza delle migliori, "Eldest Born In Hell" sarebbe un album davvero di spessore. Qualche episodio sottotono, invece, lo ridimensiona, ma in tutta onestà penso che i fan del black metal, a patto che non si limitino ad inseguire le produzioni rozze alla DarkThrone, di certo lo apprezzeranno.
Il CD è in vendita al prezzo di 10 euro presso il mailorder della Heavy Horses Records. Consiglio di visitarlo, visti i prezzi contenuti.
(BRN - Novembre 2007)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail Unlight: unlight@unlight.org
Sito Unlight: http://www.unlight.org/

Sito Heavy Horses Records: http://www.heavyhorsesrecords.de/

Sito Dr. Music Distribution: http://www.dr-music-distribution.de/