UNDER SIEGE
Days Of Dying Monuments

Etichetta: Let It Burn Records
Anno: 2006
Durata: 38 min
Genere: metalcore


Gli Under Siege giungono a noi dalla vicina Germania, precisamente da Hannover, sono attivi dal 2002 ed hanno già all'attivo un full-length, "After The Flood", del 2003 ed un EP, "Ten Angry Men" con gli A Traitor Like Judas. Dopo vari cambi di formazione, tour europei e varie vicissitudini nel 2005 i nostri si mettono al lavoro e agli inizi di questo anno, sempre per la Let It Burn Records, prende vita "Days Of Dying Monuments". Da ricordare che, oltre alle sette nuove canzoni, sono presenti sul CD anche i cinque pezzi dell'EP precedente.
Dopo una breve intro, claustrofobia e angosciante, si parte subito alla grande con "Nightmare Engineer". Il suono è decisamente pulito e netto, le chitarre pesanti e robuste, i riff portanti sono molto melodici e di chiara scuola svedese; Henning urla tutta la sua rabbia con vocals potenti e ruvide riuscendo ad alternare, comunque, pezzi più tirati ad altri leggermente più sentiti ed impostati. Eccoci quindi alla title-track, ad un inizio tirato e furioso segue un breve intermezzo melodico per poi tornare ad esplodere con maggior violenza, giocata su ritmi cadenzati, marziali e ripartenze improvvise; pregevole il lavoro di Seb e Matthias alle chitarre che arricchiscono in maniera continua le ritmiche, sempre serrate e potenti, con riff melodici ed accattivanti. I Lamb Of God e gli Shadows Fall hanno fatto scuola.
"The Great Depression" parte velocissima, una mazzata in pieno volto, se non fosse per i cantati, di derivazione hardcore, sembrerebbe quasi un brano death, come solo i grandi Dark Tranquillity o i vecchi In Flames avrebbero potuto comporre; la commistione tra lo spirito melodico e la violenza sonora è tale da risultare vincente in maniera assoluta, grazie anche ai controcanti puliti sui ritornelli ed alla buona prova di tutto il gruppo. La batteria in fade-in ci introduce "Rest In Ruions", brano strumentale dalla durata irrisoria ma dalla carica emotiva, almeno per chi scrive, notevole ed avvolgente, con lo stesso riff ripetuto più volte capace di penetrarti dentro e coprirti con la sua immensa e bellissima malinconia.
Con "Bloodred Ink, Crimson Paper" la rabbia torna a farsi sentire; inizialmente le ritmiche non sono velocissime per poi pian, piano prendere il sopravvento; le parti cadenzate rimangono comunque molte e sono quelle che consentono al brano di risultare interessante, spezzando i ritmi e aggiungendo melodia. Questa volta le vocals di Henning risultano sottotono e monocorde, facendosi guidare dalla sola rabbia e dalla voglia di lasciarsi andare.
"To An End" è un altro assalto frontale, la doppia cassa viene usata abbondantemente ed è proprio in questo frangente che Chris, il batterista, riesce a mostrare il meglio di sè, proponendo soluzioni articolate e passaggi interessantissimi sia dal punto di vista ritmico che prettamente tecnico. Anche questo brano ha una durata brevissima giocando solamente sul forte impatto e la grande irruenza.
L'ottavo brano è "At The End Of All Days": la resa sonora risulta leggermente inferiore ai brani precedenti, anche se la furia e l'energia del gruppo non ne risentono in alcun modo; il suono delle chitarre è molto più gracchiante, soprattutto sulle ritmiche, ed il basso molto ovattato crea un alone di fondo che accompagna tutto il pezzo. La vena melodica dei cinque ragazzi anche stavolta coglie nel segno; i numerosi riff e i piccoli soli che appoggiano continuamente le ritmiche sono davvero accattivanti e dallo spirito decisamente eightees, forte, infatti, è il richiamo alla NWOBHM.
Anche "Hate Crime" non si discosta di molto dalle soluzioni precedenti, in questo caso la velocità d'esecuzione è più alta, risultando in taluni momenti quasi thrash; le continue armonizzazioni tra le due chitarre rendono anche questo brano melodicamente appetibile e dalla facile presa, riuscendo a prevalere di molto sul muro di suono proposto.
Il decimo brano del lotto è "Suffocate The Weak", pezzo che sicuramente farà sfracelli dal vivo, carico di rabbia e di arroganza sonora come è; le reminescenze hardcore del gruppo fuoriescono prepotentemente, mostrandoci tutta l'irruenza e tutta la voglia di spaccare che il gruppo porta in sé.
L'ultimo brano di questo "Days Of Dying Monuments" è "In The Shelves"; una intro dal triste e lento incedere apre il pezzo, lasciando poi libero sfogo ai nostri, ed è incredibile la carica che questi cinque ragazzi riescono a trasmettere; chitarre serrate e potenti; cantati urlati a gran voce; ritmiche di basso e batteria essenziali e funzionali. Grandi.
Non conoscevo gli Under Siege, ed appena ho letto sulla bio che proponevano del metalcore , ho pensato che fossero un altro dei tanti gruppi che negli ultimi tempi si sono aggregati al grande baraccone, senza infamia e senza lode, dei puri e semplici mestieranti. E con mia grande sorpresa mi sono dovuto ricredere e smentire, perché questo giovane gruppo tedesco possiede una carica emotiva ed una snellezza esecutiva notevoli. Tutti i brani hanno una durata media non superiore ai tre minuti, giocando più sull'impatto sonoro ed emozionale che sulle soluzioni tecniche e musicali; certamente sono ben riscontrabili assonanze con i più bravi ed interessanti gruppi del genere, come The Darkest Hour, Bizantine, Caliban e molti altri, così come nell'utilizzo di certe soluzioni melodiche tornano alla mente molti gruppi death del nord Europa, ma la freschezza con cui tutto questo viene reintegrato e riutilizzato è davvero notevole. Questo secondo lavoro degli Under Siege troverà spazio per molto tempo tra i miei ascolti preferiti. Sorprendenti.
(Pasa - Giugno 2006)

Voto: 7.5


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Sito Let It Burn Records: http://www.letitburnrecords.com/