UNCHAINED
Unchained
Etichetta: Sound Riot Records
Anno: 2005
Durata: 48 min
Genere: heavy metal
Non è facile comporre un album di heavy metal classico nel nuovo
millennio. Ovviamente non si può eccedere con le sperimentazioni,
altrimenti non sarebbe più un disco 'classico'. Tuttavia, anche
restando nel seminato, non è facile per nessuno scrivere un'altra "The
Trooper" o una nuova "The Sentinel". Anzi, dirò di più: è molto
difficile anche solo scrivere dei brani che semplicemente non vivano
all'ombra di questi giganti del metal.
Gli Unchained sono sicuramente dei seguaci del culto della 'Vergine Di
Ferro' da anni e cercano, a modo loro, di riuscire a imporsi in un
mercato assolutamente saturo, proponendo ciò che amano: del puro e
semplice heavy metal.
La band, ufficialmente, nasce nel 1999 e inizia immediatamente la
classica gavetta nell'underground svedese fatta di concerti, demo
("Like A Candle") e partecipazioni a improbabili concorsi musicali,
fino al 2003, anno in cui il gruppo riesce ad ottenere un contratto
discografico per la Sound Riot Records.
Arriviamo, dunque, a questo debut album che ci mostra una band con
una buona preparazione tecnica, capace di creare dei brani anche
interessanti, abile nelle melodie e... completamente priva di idee
proprie. Il punto è sempre questo: il CD è una sorta di Bignami del
metal classico, una raccolta di riff e linee strumentali di scuola
maideniana, con giusto qualche lontana tastiera in sottofondo.
Detto questo, non ci resta che valutare la validità delle singole composizioni.
Da una parte troviamo una serie di brani di buona fattura, come il
trittico di apertura: "My Guide", "The Analyst" e "Ghost Of The
Alchemic Hall". Il primo è un pezzo molto potente, la classica
cavalcata maideniana che, pur senza inventare niente, riesce ad essere
trascinante e convincente; la seconda canzone (che probabilmente si
aggiudica il premio come migliore del disco) è un brano leggermente più
oscuro, efficace in ogni sua parte; infine, "Ghost Of The Alchemic
Hall" che, dopo un inizio vagamente influenzato dai Manowar, si evolve
in una serie di 'stop and go' che ne fanno un brano interessante.
Dall'altra abbiamo, invece, una serie di canzoni più sotto tono,
come l'insulsa "Ordinary Sinner", monolitica e noiosa, "Theater Of
Fear", una composizione di ben sette minuti eccessivamente prolissa e
banale, e "I Dream", una ballad piuttosto manieristica, vagamente
influenzata dai Queensrÿche.
Discrete anche "Like A Candle" e "Seventh Sin", entrambe
caratterizzate da buone melodie vocali ad opera del cantante Per
Karlsson. A questo proposito non si può non notare la tremenda
influenza di Bruce Dickinson nello stile del frontman che, se risulta
aggressivo e convincente sui registri medi, non riesce invece ad
emulare il suo maestro sulle note alte, riducendo alcune parti a urla
strozzate.
Non mi dilungo ulteriormente nella descrizione della proposta
musicale degli Unchained: il loro stile così classico non necessita di
molte parole e nessuno di voi incorrerà in qualche sorpresa durante
l'ascolto.
L'album non è male, semplicemente rischia di essere un'uscita superflua
in un genere che ha raggiunto il suo climax già diversi anni fa.
Consigliato solo ai più appassionati del genere.
(Danny Boodman - Aprile 2005)
Voto: 6.5
Contatti:
Mail Unchained: crew@unchained.se
Sito Unchained: http://www.unchained.se/
Sito Sound Riot Records: http://www.soundriot.net/