TÝR
How Far To Asgaard

Etichetta: Tutl
Anno: 2002
Durata: 74 min
Genere: Folk/Epic/Progressive Metal


Ed ecco la prima fatica dei Vichinghi Týr, gruppo danese teoricamente dedito ad un folk Metal elaborato, con ampie porzioni di sonorità epiche decisamente tecniche ed efficaci. Con questa frase avrei potuto chiudere la recensione di un gruppo e di una band dannatamente valida, come poche ce ne sono in giro.
La line-up di questo CD è leggermente differente rispetto al loro secondo lavoro (sempre recensito su Shapeless), alla voce infatti troviamo tale Pól Arni Holm ed alla chitarra sempre Heri Joensen, che attualmente ricopre il ruolo di vocalist. La voce di Pól è leggermente più roca ma simile a quella di Heri, una specie di ultimo James Hetfield melodico. Perlomeno questa è stata la mia impressione quando ho sentito un capolavoro di canzone come l'opener "Hail To The Hammer". Polifonie glaciali, nordiche, venute direttamente dal gelo più profondo della Danimarca, una voce profonda, maestosa, con quel tappeto di chitarra ed il refrain epicissimo... spettacolare. Di questa canzone esiste anche un gran bel video nel sito ufficiale della band, che si destreggia fra ampi panorami scandinavi e spezzoni presi in una taverna dove i nostri tracannano di buon gusto della buona birra.
Anche il brano successivo "Excavation" è buono, anche se meno mistico del precedente, mentre su "The Rune" si raggiunge un altro apice compositivo, fra una dolce melodia triste nel cantato e sprazzi di tecnica da far invidia ai Dream Teather... veramente bella. Lasciata indietro la malinconia i Týr si addentrano nell'altrettanto incredibile "Ten Wild Dogs"... di un cupo da lasciare senza fiato... con le chitarre fantasmagoriche ed un incedere che lascia in ansia.
"God Of War" è un ibrido folk/fusion con il gioco melodico delle polifonie... ma per poco... un riffone Doom Metal che più cupo non si può apre le danze per un altro brano straordinario, pare quasi di sentire i vecchi Candlemass, interpretato alla grande dalla bella voce di Pól. Non riesco a non citare ogni singolo brano... la classe è veramente alta... tecnica eccelsa, piccoli cambi di tempi impercettibili ma assurdi, senza parlare dei grandiosi assoli di Heri, impregnati di fusion... per questo motivo dovrò parlare della successiva "Sand In The Wind", anche questa parte in modo originalissimo, bizzarro, con le classiche polifonie dissonanti tipiche della band, anche se sotto sotto pare percepire qualcosa di hard rock ultra metallizzato. Il refrain e la melodia di questo brano sono sbalorditivi, con una parte folk al centro che fa realmente venir voglia di ballare, grandissimi Týr!
"Ormurin Langi" è l'unico brano cantato in lingua madre, con un bel coro da parte di tutta la band, mentre la conclusiva con "How Far To Asgaard" ci riporta in ambito Doom/Epic, con bellissime parti corali viste sempre in chiave folk.
Per finire... cito anche la traccia fantasma... dove questi pazzi hanno registrato per oltre mezz'ora un canto popolare battendo i piedi e a mio parere bevendo ampie porzioni di birra in una taverna.
Devo aggiungere altro? Unici.
DA AVERE!
(Muad'Dib - Agosto 2003)

Voto: 10


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