TWILIGHT ODYSSEY
Twilight Odyssey
Etichetta: Risestar Promotions
Anno: 2005
Durata: 62 min
Genere: heavy metal
Ogni tanto m'imbatto in alcuni gruppi che pur sapendo di essere molto
retrò per il 2006, si accaniscono a suonare un metal old style cercando
a tutti i costi, anche tramite la scelta dei suoni, di essere quel che
furono i vari Judas Priest, Iron Maiden e Saxon negli anni
ottanta: grandiosi. Peccato che il passato sia già stato scritto e
continuare a sfruttarne la formula, trita e ritrita, abusata in tutti i
suoi generi e sfumature, adesso come adesso non serve a nulla.
I Twilight Odyssey potrebbero essere elogiati per le belle melodie ed
armonizzazioni di cui gli Iron sono stati maestri, per le screaming
vocals falsettate (da una donna per giunta!) che hanno creato il mito
di Rob Halford, per le ritmiche rocciose che fondono rock al metal
tanto care ai Saxon... oppure essere, con lo stesso metro di misura,
accusati di plagio estremo! Più di una
volta, durante l'ascolto, gli svariati "oh oh ooohhh" ed alcuni
riff mi hanno ricordato nettamente Maiden e Judas, cosa non molto
positiva per un band che dovrebbe fare musica propria.
Francamente mi trovo ad un bivio: da una parte c'è la stroncatura,
dall'altra l'elogio supremo. Che fare? Staro' in mezzo cercando di
essere il più obiettivo possibile!
"Plaza de Toros" e "Zero Hour", poste in apertura, scorrono veloci
(troppo) senza destare nel sottoscritto un minimo moto d'interesse: un
tantino piatte e banali, e soprattutto già sentite. OK, molto carini
gli assoli ed i ritornelli con dei perfetti "corettoni" apprezzabili da
ogni defender che si rispetti, sempre che però non sia già un fan degli
Iron, visto che a volte il
plagio pietoso alla band è veramente troppo marcato!
"Near Dark" è un'alchimia di British Metal, che il sottoscritto
apprezza; un riffettino veramente orecchiabile, semplice e diretto, è
la carta vincente del pezzo. La canzone funziona molto bene, e sembra
avere uno smalto ed un piglio totalmente diverso dalle due precedenti.
Buona anche l'interpretazione della cantante, che qui riesce ad essere
più convincente.
Con "Under The Black Flag", la band si ammorbidisce inizialmente con un
riff acustico che è un mix di "Alexander The Great" (ricordate
"Somewhere In Time"?) e "Night Crawler" (acustica!!!): non sto
scherzando!! Facendo finta di nulla per il simpatico siparietto
iniziale, la canzone fortunatamente si sviluppa su altre strade, molto
più interesanti. Mid-tempo e parti tirate con un ottimo cantato si
alternano per tutta la durata del brano; non dimentichiamo i vari
duelli di
chitarra che più di una volta si sviluppano in modo molto, ma molto interessante.
"Defiler", dal piglio priestiano, non mi lascia un buon ricordo.
Banali gli scream falsettati, inutile la tastiera che fà da base a
melodie delle quali i Maiden hanno già abusato svariate volte. Unico
pregio: il ritornello.
"Endless Days Of A Stranger" è il pezzo più breve del CD, solo
quattro minuti e venti. La canzone fila via liscia con inutili stacchi
di doppia cassa che comunque, belli o brutti, danno alla canzone un
tiro differente da quello delle tracce differenti. Le ritmiche
terzinate molte volte danno spazio ad atmosfere epiche, tanto care ai
Blind Guardian, così come le accelerazioni di doppia cassa: il paragone
(che deve essere preso ovviamente con le pinze) serve a far capire come
la band, qui, tenda a cercare una strada differente. Bello sforzo,
peccato che sia riuscito solo a metà.
Le successive "Onward To The Games e "The New Queen" restano ancorate
allo stile del CD. I suoni, complici di rendere la produzione
"vintage", danno un'ottima resa ai pezzi, garantendo al gruppo un suono
smaccatamente retrò, cosa che a molti sarà gradita. Il livello
tecnico/compositivo del gruppo, in queste due canzioni, sembra essere
cresciuto rispetto le precedenti, sia per il livello generale degli
arrangiamenti sia per le parti che tendono essere un po' più tecniche.
Per tale ragione è obbligo introdurre un altro termine di paragone: i
Fates Warning, quelli degli esordi, ovviamente!!
"Gettysburg", riescirà a fare breccia nel cuore del più fiero defender
grazie ai cori ed al riff maligno di chitarra. Bello, molto bello il
refrain orientaleggiante, che dà quella marcia in più. Bel lavoro.
Con "Gift Of The Southern Oracle", arriviamo al termine del CD e,
detto in tutta onestà, mi viene istintivo tirare un respiro di
sollievo. Purtroppo le canzoni sono tutte troppo lunghe ed
inevitabilmente tendono ad annoiare; non me ne voglia la band, ma io
personalmente avrei fatto più tagli o scelto meno canzoni, visto che la
durata media dei pezzi è di sei minuti. Detto questo, non significa
affatto che l'ultima prova del CD non mi sia piaciuta, anzi. Compatta e
diretta dalle prime battute, la canzone si sviluppa grazie ad una
ritmica terzinata e stacchi banali ma sempre di grande impatto. Belli
anche i gorgheggi di Pamela, buona "screamers". La parte centrale è un
tripudio di note sparate a raffica, ora veloci, ora armonizzate, ora
compatte come non mai nelle ritmiche; anche il basso entra
prepotentemente in questa fase di assoli, e la
cosa non dispiace. Come al solito si tende ad esagerare, facendo
sfiorare al pezzo gli otto minuti: la sintesi, ragazzi, è sinonimo di
maturità, non solo musicale, quindi la prossima volta cerchiamo di non
girare troppo intorno all'obiettivo, ma cerchiamo di colpire prima e
più a fondo, non so se riesco a rendere l'idea!
Concludo questa recensione consigliando il CD solo alle persone
che, oltre agli Iron Maiden, non pensano ci sia altro di interessante.
Per tutti gli altri è suggerito prima un ascolto, visto che potrebbero
ritrovarsi con il sentore di un dejà-vù piuttosto ricorrente. Uomo
avvisato...
(Hellcat - Gennaio 2006)
Voto: 6.5
Contatti:
Mail Twilight Odyssey: info@twilight-odyssey.com
Sito Twilight Odyssey: http://www.twilight-odyssey.com/
Sito Risestar Promotions: http://www.risestar.cl/