TURBO
Dorosle Dzieci

Etichetta: Polton
Anno: 1983
Durata: 38 min
Genere: heavy metal


Il nome Turbo non può risultare sconosciuto, almeno a quanti seguirono l'evolversi della scena thrash underground di fine anni '80. Il loro album "Epidemic" infatti venne rilasciato nel 1990, almeno in Italia, dalla nota Metalmaster, autentica fucina di thrash metal band (non solo thrash, a dire il vero...) in quegli anni, penso agli italiani Bulldozer, Nuclear Symphony, Mad Poltergeist, Headcrasher, Deathrage, o ai polacchi Alastor, Dragon... e Turbo appunto.
"Epidemic" venne pubblicizzato spesso come il secondo album dei Turbo, ma qui c'era un errore. Infatti "si scoprì in seguito" (allora non c'era internet e le informazioni circolavano molto lentamente e spesso per passaparola) che in realtà il gruppo polacco era attivo dagli inizi degli anni '80 e che prima di "The Last Warrior" (fino ad allora spesso ipotizzato come primo album), aveva pubblicato altri tre dischi (potremmo dire quattro, visto che "The Last Warrior" dovrebbe essere in realtà la riedizione in inglese di "Ostatni Wojownik", quarto album cantato in polacco). Confusi?!?!? Bene, cerchiamo di riepilogare.
I Turbo si formano all'inizio degli anni '80 e pubblicano quattro album cantati in polacco tra il 1983 e il 1987. Nel 1988 la Noise ristampa il quarto album - con il cantato in inglese - che esce con il titolo "The Last Warrior" (ottenendo un discreto successo a livello underground, aggiungo). Nel 1990 esce per l'italiana Metalmaster "Epidemic", che quindi risulta essere il quinto album in studio e non il secondo. Credo infine che quella della Metalmaster fosse solo una licenza, visto che in diversi cataloghi ho visto il disco accreditato ad altre etichette, ma potrei anche sbagliare su questo punto (non sbagli, aveva la licenza grazie alla politica di scambio col mercato polacco - nd teonzo).
Detto ciò andiamo direttamente a parlare dell'esordio dei Turbo, "Dorosle Dzieci", che uscì nel 1983. Sono entrato in possesso di questo vinile in maniera molto rocambolesca e fortunosa. Facendo scambi con un distributore polacco un paio di anni fa mi vidi recapitare a casa un pacco di consistenti dimensioni. Tra le altre cose c'era questo disco. Sapevo che i Turbo avevano fatto "qualcosa" prima di "The Last Warrior", ma non immaginavo che i cinque ragazzi che apparivano sulla copertina dell'album nelle mie mani fossero quelli "abbastanza famosi" verso la fine degli anni '80. Fu l'enciclopedico teonzo a illuminarmi, dicendomi che quello era in realtà l'esordio dei Turbo e segnalandomi anche un paio di siti utili dove cercare notizie su di essi. Certo che la copertina di quest'album un po' di dubbi li generava!!! Uno sfondo scuro con la scritta "Turbo" a destra (scritta in stampatello) con il titolo dell'album riportato in altro. Ma soprattutto cinque ragazzi in primo piano in pose tra il grottesco e il ridicolo andante! Il cantante Grzegorz Kupczyk urla nel microfono tenuto a mani giunte, sfoggiando un caschetto, leggermente mosso, degno del Nino D'Angelo d'inizio carriera. Un chitarrista brandisce la chitarra come un arco (o un mitragliatore, fate voi...) mentre l'altro, anch'egli urlante, innalza al cielo la sua Gibson... probabilmente non era stato avvisato della session fotografica ed era stato rintracciato all'ultimo momento direttamente sul luogo di lavoro, infatti indossa mogliettina a righe bianche-blu orizzontali e tuta da meccanico gialla!!!!! Il bassista se ne sta all'estrema sinistra con gli occhi chiusi, "immerso in non si sa quali pensieri", mentre il batterista con una mano lo aiuta a reggere il basso e con l'altra mostra al cielo le sue bacchette. Camicia a righe - verticali!! - anche per lui. Ecco perché mi rimaneva difficile capire che tra i solchi di questo vinile ci fosse un gruppo heavy metal. Vi giuro che sembrano più i Village People che gli Iron Maiden!!!
La musica però ricorda decisamente più gli Iron Maiden e se sulla copertina mi sono permesso di scherzare, sui contenuti... beh, non avrei motivo di farlo. Anche perché, è bene dirlo, questo è un bel disco!!!! Fosse uscito in Inghilterra, magari un paio di anni prima, oggi sarebbe acclamato come una delle chicche della NWOBHM! Esagerato? No, non credo proprio. Andate ad ascoltarvi "Szalony Ikar", la canzone che apre l'album!!! Questi sono i primi Iron Maiden con la doppia cassa!!!! Il bassista Piotr Przybylski emula bene il più famoso collega Steve Harris e sforna scale a non finire, le chitarre giocano con le classiche armonizzazioni che hanno reso grande la Vergine di Ferro. Ma volete sapere qual è la cosa bella? Il pezzo è una bomba e non ha niente da invidiare a quanto proposto da tante band oggi ricercate come autentiche reliquie.
Leggermente più personale "Przegadane Dni", anche se l'ottimo lavoro del bassista (non lo scriverò un'altra volta!!!) si rifà ancora a Steve Harris. Il pezzo è meno sparato e mette in luce alcune pecche a livello di incisione, ma il gruppo tira dritto per la propria strada con convinzione e riesce ancora a coinvolgere. Roba da non credere.
Il delicato arpeggio alla "Holiday" (Scorpions), con tanto di ricami di solista pulita stupisce un po' all'inizio. Ma "W Sobie" - questo il titolo del terzo brano in scaletta - non è solo questo! Ragazzi, questo è un grandissimo brano strumentale!!! Il chitarrista Wojciech Hoffman (presente in line-up ancora oggi), autore del brano, riesce a costruire con alcuni semplici accordi un tema strumentale di rara bellezza, con chitarre soliste che riescono persino a commuovere! Il bassista non si limita alle note lunghe e ricama di sottofondo senza strafare. Che dire! Senza parole...
Si torna in sella con la scatenata "Ktos Zamienii", altra bella canzone. L'idioma polacco genera un po' di curiosità, come nei primi due brani, ma non compromette assolutamente il risultato finale. Particolare il ritornello, che rifugge da stereotipi metal. Al momento dell'assolo il gruppo tira da paura con Wojciech Aniola scatenato dietro le pelli. Ascoltando dischi come questo viene da pensare a quante gemme nascoste ci siano ancora oggi a giro.
"Pozorne Zycie" è addirittura elaborata, con sequenze di accordi che riportano anche a gruppi NWOBHM dalle sonorità più ricercate come i Saracen. I Turbo non erano solo dei "pestoni" ma buoni musicisti, questo è chiaro. Ruspanti ed ingenui, a tratti, ma bravi!
Il lato B si apre con la dirompente "Toczy Sie Po Line": mamma mia quanta grinta!!! E' incredibile quanta energia esca fuori da questi solchi, ritmiche a mitraglia e scale all'unisono a-la Deep Purple... eppure siamo in Polonia e soprattutto l'album è stato registrato nel 1982! Il pezzo non è il vertice dell'album, ma in quanto a potenza e forza, beh, ha ben poco da invidiare a Saxon e Motörhead. Non mancano i soliti lick armonizzati di chitarra.
Il giro melodico di chitarra che apre "Nie Znaczysz Nic" mi ricorda leggermente Mark Reale e i suoi Riot, poi il brano si evolve in altri modi risultando, in definitiva, uno dei meno riusciti del disco. Non brutto ma neppure da menzionare in particolare.
"Mowili Kiedys" è caratterizzata da un bel riff, semplice, potente e ipnotico al tempo stesso. Magari manca un bella linea vocale per valorizzare il pezzo che rimane così incompiuto.
Il disco si chiude con i sette minuti e venti di "Dorosle Dzieci", e qui i Turbo tornano alla grande con arpeggi delicati e sognanti e cantato lontano. Il brano trasuda malinconia e disillusione (ovviamente ignoro il significato dei testi) e mi piace maledettamente. Me li vedo nella loro sala prove, ognuno intento a dare il meglio di sé. Il ritornello è un trip ipnotico, con quella sequenza classica di accordi arpeggiati ripetuta all'infinito.
E siamo giunti al termine. Che dire?! Per me "Dorosle Dzieci" è stata una incredibile scoperta. Non pensavo che in Polonia nel 1983 esistessero cinque ragazzi in grado di scrivere musica così bella e ispirata. Pagavano dazio alla NWOBHM, questo è ovvio, però riuscivano a sopperire con la grinta e la voglia a carenze di altro tipo. Certo, il cantante Gregorz Kupczyk non è Bruce Dickinson o Dave Hill, ma tutto sommato l'insieme non ne risente. Questo è un bel disco, punto e basta.
Se vi dicessi che i Turbo dell'esordio erano al livello dei primi dischi di Iron Maiden, Demon, Saracen, Angel Witch fareste bene a prendermi per pazzo. Però credetemi, "Dorosle Dzieci" non sfigura assolutamente di fronte a tanti dischi della NWOBHM, e non sto parlando solo di lavori ultra-underground.
L'album è sicuramente di difficile reperibilità, ma credo sia stato ristampato su CD, almeno in patria. Se amate la NWOBHM il mio consiglio è segnarvi il nome di gruppo e album. Non si sa mai. E se trovate il CD a prezzi non esosi non esitate a farlo vostro. Credo che questi 5 ragazzi sgangherati riusciranno a donarvi qualche piccola sincera emozione.
(Linho - Maggio 2005)

Voto: 8