TUMULUS
Winter Wood

Etichetta: Wroth Emitter
Anno: 2004
Durata: 51
Genere: progressive folk metal


Non so voi, ma io adoro quando i gruppi metal riescono a comporre musica che rispecchi la loro cultura e le loro tradizioni. C'è un fascino incredibile nel riuscire a mettere in musica secoli, se non millenni, di storia, fatta di popoli lontani e, molto spesso, diversissimi da noi, attraverso un sostrato comune: in questo caso, l'heavy metal. Ecco perché, quando leggo o sento di band che copiano pedissequamente lo stile della scena norvegese, piuttosto che tedesca, rimango perplesso e mi chiedo quanto questo possa avere una effettiva utilità.
Fortunatamente, di tanto in tanto, mi capita tra le mani una band di grande valore come i Tumulus, band proveniente dalla Russia e capace di unire con grande maestria heavy metal e tradizione folk. Il gruppo si forma nel 1998 dalle ceneri degli Scald, band viking doom metal scioltasi dopo la morte del cantante, che, invece di continuare sulla stessa strada musicale, decide di affinare il proprio stile, trasformandolo in un progressive metal dalle fortissime tinte folk.
I Tumulus, attualmente formati da Kuchma (voce, flauto), Igreny (chitarra, balalaika), Velingor (basso, percussioni), Vigdis (tastiere) e Ottar (batteria e percussioni), registrano due demo, "Krada" (1999) e "Vo Luzeh" (2000), prima di dare vita nel 2004 a questo bellissimo debut album, inizialmente distribuito come autoproduzione e, in seguito, ristampato dalla Wroth Emitter.
L'album si apre con "Stin'", un'intro atmosferica in cui le tastiere di Vigdis intessono un tappeto lugubre, accompagnate da sonagli e da diverse voci sussurrate che bisbigliano frasi in russo. Il primo vero brano, invece, è la bellissima "Odolen' Trava", che mostra alla perfezione il particolare stile dei Tumulus: la musica è un gradevolissimo intreccio di trame di scuola progressive, influenzate soprattutto dai Fates Warning, che si uniscono a scacchi e accompagnamenti che derivano dalla tradizione folcloristica russa. Come si può notare in un brano come "Morok Uzrev", i ritmi raramente si fanno troppo serrati e anche la produzione, non eccelsa ma comunque adatta al contesto, lascia che le chitarre ritmiche svolgano un ruolo in secondo piano rispetto alle tastiere (magniloquenti ed epiche ma mai pacchiane) o le chitarre acustiche.
Non mancano nemmeno gli strumenti tradizionali più inconsueti come la balalaika o il flauto, nell'ottima "Yavir", per esempio, che vede anche la partecipazione di Marina Sokolova, una cantante folk russa dotata di una voce particolarissima.
Comunque gli amanti del metal più potente non si perdano d'animo: i passaggi più veloci ci sono e sono anche ben fatti, come nella pregevole "Krada", una cavalcata metallica impreziosita da un bellissimo assolo, o nei due brani più progressive, "Tam, Gde Zhili Sviristeli" e "Resnoti Sont'...", in cui a farla da padrone è il sintetizzatore settantiano di Vigdis.
Il vero capolavoro dell'album, comunque, è la splendida "The Thread", già presente sul secondo demo della band, che mostra il loro lato più folle e oscuro. Il brano è un vero e proprio inno alla notte, soffuso e inquietante anche grazie ai continui sussurri che si sovrappongono al richiamo sinistro di un gufo. Un vero e proprio gioiello nero!
Il CD, infine si chiude con "Winter Wood" e "Obereg", che suggellano degnamente un lavoro di grande valore. C'è poco da aggiungere, i Tumulus, recuperando la bellezza e le tradizioni della loro terra, sono riusciti a creare della musica che riesce ad essere innovativa e antica allo stesso tempo. Un album personale e intenso, che non cede a compromessi e che brilla di luce propria in un panorama troppo spesso ammorbato dalla mediocrità.
(Danny Boodman - Marzo 2006)

Voto: 8.5


Contatti:
Mail Tumulus: tumulus@list.ru
Sito Tumulus: http://www.tumulus-band.com/

Sito Wroth Emitter: http://wroth-emitter.narod.ru/