TUMULUS
Sredokresie

Etichetta: Wroth Emitter
Anno: 2005
Durata: 35 min
Genere: progressive folk metal


Dopo lo splendido "Winter Wood", recensito in questi giorni su Shapeless, passiamo a parlare del nuovo lavoro dei Tumulus, affascinante band russa che già mi aveva stupido con il suo progressive folk metal. Se questa è la prima volta che leggete dei Tumulus sulla nostra 'zine, vi invito a dare un'occhiata alla mia precedente recensione, in modo da farvi un quadro generale sulla storia del gruppo, la formazione e sui lavori che hanno portato alla composizione di questo nuovo album.
Musicalmente non si percepiscono forti cambiamenti tra le due opere, dato che la band continua a portare avanti il suo percorso musicale a metà strada tra il prog metal più elegante (tipo Fates Warning) e la tradizione folk russa, sempre presente sia nelle melodie che nell'utilizzo di strumenti come i flauti, la balalaika e, in quest'album, il gusli.
La continuità con il precedente disco, quindi, è subito percepibile: ancora una volta i Tumulus intessono un arazzo musicale in cui, su una trama elettrica di stampo metal, si appoggiano le linee melodiche create dalle tastiere, dagli strumenti tradizionali e dalla voce di Kuchma. Anche la produzione è molto simile a quella di "Winter Wood", con le chitarre elettriche un po' penalizzate, a favore della voce e delle tastiere.
Bisogna dire, comunque, che in "Sredokresie" la componente folk è leggermente più contenuta, facendo sì che i brani siano più lineari e vicini alle coordinate del metal sinfonico, complice anche un diverso uso delle tastiere, come in "Tower Of Birds" o in "Nagovor Na Zavet". Al contrario, sono più numerosi i passaggi veloci e aggressivi, come nell'iniziale "Kolo Opletaya" e nella conclusiva "The Other Path".
Un'altra differenza che, personalmente, ho percepito in questo lavoro è nelle atmosfere meno oscure e notturne, grazie a sonorità più ariose e ad un contributo maggiore dei flauti, con i loro toni gioiosi. L'esempio migliore di questa atmosfera si può trovare in "Uzorochinnik" e, soprattutto, in un breve pezzo strumentale, "Kolozheg", giocati sulle chitarre acustiche ritmate e sugli intrecci di flauto. Quest'ultimo brano mi è saltato subito all'orecchio per il suo calore e la sua giocosità, riportandomi alla mente l'immagine di popoli antichi e lontani che ballano e cantano intorno ad un fuoco per allontanare la notte. Esattamente l'opposto, quindi, rispetto a una "The Thread", dal precedente album, che invece affascinava per il suo incedere notturno e inquietante.
Il pezzo migliore del lotto, comunque, è sicuramente la title-track, un brano articolato e pieno di stile che, dopo un inizio soffuso e arpeggiato, in cui troviamo ancora la bella voce di Marina Solokova, si evolve in un crescendo metallico epico e potente, con anche dei saltuari accenni in growling a dare un tocco di aggressività maggiore.
Anche questo nuovo lavoro, quindi, si presenta come un'opera d'alto livello, anche se, personalmente, ho apprezzato di più "Winter Wood", sia per le sue atmosfere che, soprattutto, per una maggiore presenza delle sonorità arcaiche e tradizionali. Detto questo, comunque, posso solo confermare come i Tumulus siano una realtà davvero interessante del panorama russo e che meritano il nostro supporto e la nostra attenzione.
(Danny Boodman - Marzo 2006)

Voto: 8


Contatti:
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Sito Tumulus: http://www.tumulus-band.com/

Sito Wroth Emitter: http://wroth-emitter.narod.ru/