TREMULUS
What I've Become

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 60 min
Genere: power/thrash


Dall'area statunitense di Chicago proviene il quartetto dei Tremulus, gruppo attivo dal 2000 e ora al secondo lavoro, sulla carta dedito ad un heavy metal secondo le coordinate impartite da Slayer e Pantera. Avrei parecchio da ridire su quanto riportato nella bio per le intenzioni del gruppo, ma mi sento comunque in dovere di riportare le ipotetiche coordinate sonore che il gruppo si è prefissato.
In realtà l'etichetta da appiccicare a "What I've Become" corrisponde ad un power quasi thrash di chiara ispirazione panterosa, ma che risente moltissimo degli insegnamenti classici dei Judas Priest, soprattutto a livello melodico del riff. Il punto è che dell'aggressività e tiro dei Pantera, nonché della carica dei Priest i Tremulus non ci hanno preso proprio un tubo.
L'album corrisponde ad un'ora di tentativo non riuscito di coniugare i due aspetti qua sopra, realizzando pezzi stantii, privi di mordente, quasi sbalorditivi nella facilità con cui riescono a sorprendere per la pochezza che sanno trasmettere. Merito sia di una sezione ritmica asfittica (il basso dov'è?), ma anche di chitarre prive di inventiva e personalità, perse nella produzione di riff innocui e in inspiegabili rallentamenti pseudo-doom inefficaci nel garantire qual minimo di contorno claustrofobico che i Tremulus si sarebbero prefissati. Come se non bastasse subentra pure una costante ripetitività di quelle inflazionate soluzioni tipiche degli album del genere, a partire da elementari riff stoppati alla doppia cassa triggerata, senza poi tralasciare l'inespressività del cantato, perso dietro ad un costante growl urlato, e l'incapacità della produzione di garantire un minimo di tiro con suoni azzeccati.
Un disco noioso, sbagliato nell'impostazione e pure nell'esecuzione, per giunta troppo lungo; a salvarsi sono sporadici momenti, colti forse per sbaglio, in cui i chitarristi riescono ad estrarre dal cilindro qualche riff azzeccato o una linea melodica capace di colpire. Per via di un bell'assolo e di una buona sezione centrale l'esempio migliore risulta perciò "Frail", pezzo dedicato al batterista originario del gruppo, morto dopo quattro giorni di coma in seguito ad un casino con un altro musicista, secondo quanto riportato nella bio perché geloso del successo dei Tremulus.
Concludendo consiglio calorosamente al gruppo di lavorare parecchio sulle idee di base e sulle concezioni musicali, le capacità strumentali di certo non difettano, ma necessitano di essere sfruttate meglio.
(Melix - Luglio 2004)

Voto: 5


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