TRASCENDING BIZARRE?
The Serpent's Manifolds

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 47 min
Genere: black/death metal d'avanguardia e cibernetico


Dopo anni di silenzio, ecco ritornare i greci Trascending Bizarre? Autori, nel 2003, di un ottimo album d'esordio intitolato "The Four Scissors", recensito dal sottoscritto con un ottimo voto su Shapeless, a poco a poco hanno fatto perdere le loro traccie, trincerandosi dietro un riserbo assoluto. E' stato quindi con grande piacere che mi sono ritrovato fra le mani una copia di questo nuovo "The Serpent's Manifold": infatti, "The Four Scissors" era un album di grande spessore, il lavoro di una band creativa e personale che faceva ben sperare in un futuro che, dopo tanto silenzio, cominciava a farsi sempre più nebuloso. E quindi eccoli qui, più in forma che mai!
"The Serpent's Manifold", album autoprodotto (che scandalo!), è racchiuso in una confezione professionale: la copertina, dai colori scuri, ci mostra un'immagine difficile da comprendere. Il libretto si apre a "fisarmonica", ed include tutti i testi e le foto dei musicisti. In più, sono presenti tutte le informazioni relative alle registrazioni. Scopriamo quindi che "The Serpent's Manifolds" è stato registrato nello studio Underground Sound, dove già hanno inciso i loro lavori svariati gruppi greci.
La formazione che ha inciso il CD vede Haris alla chitarra ed alla programmazione, Dim alla chitarra ed al basso, Kotzak alla voce e S.A. Akis ai campionamenti, alla programmazione ed alla batteria. Tra gli ospiti troviamo Stelios e Argiris Loulatzis, che prestano le loro voci in alcune traccie, Kleitos Kyriakidis al flauto, e Thanos ed Anastasia ai violini.
Il CD è introdotto da "Dat Rosa Mel Apibus", un breve episodio strumentale che funge da apripista per "Irreversible", la prima canzone vera e propria. L'ottima qualità di registrazione garantisce alle nostre orecchie una miriade di suoni cristallini e piacevoli all'udito, in grado di creare un'atmosfera tra l'esotico e il futuristico. Quando "Irreversible" parte, non ce n'è più per nessuno. La freschezza esecutiva e compositiva dei Transcending Bizarre? ci riempie di entusiasmo e ci spinge ad ascoltare il CD con passione e coinvolgimento. La ricetta del gruppo è leggermente cambiata, e mescola alla perfezioni sonorità e passaggi cyberdeath a vere e proprie trovate di avanguardia black. La loro musica prende spunti un po' dappertutto, ma si concretizza in un suono unico ed emozionante. A fare la differenza, l'arrangiamento esagerato e ricchissimo, un po' folle, ed il grande appeal melodico. In effetti, la melodia delle chitarre rende il tutto gradevole sin dal primo ascolto, e l'estremo è garantito dai vocalizzi urlati e da una sezione ritmica irrefrenabile. I cambi di tempo sono molti, e si passa da accelerazioni black devastanti a passaggi lenti e meditabondi, arricchiti da campionamenti ed effetti sonori veramente evocativi. Il talento di questi greci nel giocare coi timbri e con le sonorità è invidiabile, ed era già stato il valore aggiunto del precedente "The Four Scissors". Originali e preziosi, con "Irreversible" i Transcending Bizzarre? hanno azzeccato un'opener perfetta.
"Cosmic Zero Equation" ci proietta in un futuro meccanico, facendo volare la nostra mente nello spazio più profondo. Il growling violento del cantante si esibisce in passaggi piuttosto tradizionali, mentre la chitarra e la sezione ritmica esplodono in ritmiche veementi ma controllate. Le lunghe note dei sintetizzatori, capaci comunque di liberarsi in brevi melodie, smussano un po' l'aggressività, a favore di un incremento del potenziale evocativo. E quando sembra che la canzone sia adagiata nella normalità più deludente, ecco partire passaggi elettronici imprevisti, con il basso in primo piano, che presto si fondono con l'elemento metal in tutta naturalezza. Il suono è potente, eccessivo, meccanico, decadente, spaziale: ah, quanti aggettivi diversi potrei utilizzare! E se dovessi trovare delle similitudini, con chi potrei paragonare questo gruppo? E' difficilissimo rispondere a questa domanda. Boh, provate immaginare degli Arcturus dalle radici death, che non disdegnino di inserire nel loro songwriting spunti death melodici, gotici e, perchè no, power/heavy. Che casino vero?! Però, ecco, la cosa bella è che nessuna di queste influenze prevale sulle altre, e non ci troviamo nemmeno di fronte ad un copia e incolla di stili. Anzi, il tutto è mescolato in maniera efficace, personale ed intelligente. Comunque sia, "Cosmic Zero Equation" è artisticamente un gradino sotto ad "Irreversible", sebbene sia lo stesso un brano di alto livello.
Siamo arrivati ora alla canzone che dà il titolo all'album, "The Serpent's Manifold". L'apertura misteriosa è violentata da una partenza death metal brutale ed aggressiva, contaminata dal suono distante dei sintetizzatori. E, checchè se ne dica, è proprio il death metal a fornire lo scheletro alla composizione. Composizione che poi si apre alle più svariate evoluzioni, che includono coretti in voce pulita, sezioni ariose e melodiche, strizzatine d'occhio al black (ma minime) e passaggi di sintetizzatore bizzarri e dementi. L'esecuzione è perfetta, con il giusto equilibrio tra rabbia ed intelligenza. L'istinto è piegato ad un approccio musicale severo ed impeccabile, dall'impeccabilità meccanica. Da segnalare qualche passaggio alla Children Of Bodom, con tastiera melodica su ritmiche estrema. Le caratteristiche compositive del gruppo, e dell'album, sono presenti in tutto il loro splendore. E gli elementi cyberdeath ci sono tutti, nonostante il gruppo si definisca black sinfonico: chitarre ribassate e pesanti, passaggi di tastiera dalle innegabili atmosfere cyberpunk, suoni malinconici e plumbei, sezioni sognanti e comunicative. "The Serpent's Manifold" fa male quando la voce è in campo; quando invece il gruppo si lancia in sezioni strumentali, ecco un tripudio di suoni dal fascino immenso: è il caso della bella coda finale.
"Dimension Hell" ha una partenza che fa molto film hollywoodiano, prima di aprirsi in un passaggio estremo con tastiera a metà strada tra colonne sonore di Danny Elfman e i Dimmu Borgir. E, sebbene alcune scelte compositive possano risultare non nuove all'orecchio (mi riferisco alla canzone in questione, ma il commento può valere tutto sommato per l'album intero), ogni volta i Transcending Bizarre? ci stupiscono con passaggi tecnici di una bellezza pazzesca, oppure con brevi coloriture dal piglio geniale. Si ascolti il lavoro della chitarra in "Dimension Hell", che va ben al di là di quanto si ascolta in genere in brani simili di altre band. Le scelte compositive sono sempre alternative, sperimentali, anche se i greci non vogliono mai tradire la melodia di base, e le successioni armoniche abbastanza in linea con il genere. La canzone poi, si distingue per il pesante utilizzo delle tastiere.
"Cell" è aperta da una sovrapposizioni di suoni: un coro gregoriano, un flauto etnico, voci campionate e spezzettate, che presto vengono sostenute da una tastiera che sembra proiettarci in un film di Tim Burton. Anche il ritmo da marcetta sghemba porta alla mente le medesime associazioni. Tutto questo crea una bella introduzione per una canzone lenta, dall'arrangiamento saturo e possente. E dalla melodia avvolgente, suadente, nonostante il growling della voce. L'effetto è straniante, davvero malato, sicuramente d'avanguardia. Che altro scrivere? E' una canzone tutta da ascoltare, che nonostante non rinunci alle sue caratteristiche metal, ha un approccio totalmente sinfonico, sul quale potrei spendere parole su parole, ma non potrei mai darvene un'idea chiara. In caso amaste alla follia i gruppi avantgarde, e vi piacciano gli arrangiamenti pomposi di tastiera, non potrete certo rimanere indifferenti alla bellezza di questa composizione. Che, tra l'altro, fa da intermezzo lento e suggestivo in mezzo a tante canzoni aggressive.
"Writhing Coils Of Construction" parte con una ritmica estrema, sul quale si distingue una melodia orientaleggiante. Anche in questo caso, le sonorità death metal si mescolano alla perfezione con quelle black, dando vita ad un ibrido sinfonico e trascinante. E poi c'è la melodia, che in questo caso assume dei connotati più commerciali e, in fin dei conti, mi delude un po'. Probabilmente, i Transcending Bizarre? hanno voluto anche inserire una canzone più adatta a singolo, o almeno questa è la mia idea sull'origine di "Writhing Coils Of Construction". Per fortuna, l'arrangiamento non si nega divagazioni ai limiti del jungle, etniche, elettroniche, deliziosamente malate. Bella come al solito la scelta dei suoni, che rende al meglio grazie all'ottimo lavoro in fase di registrazione.
"The Music Of The Spheres" ci sorprende per il suo approccio melodico, caratterizzato da cori con voce pulita, che contrastano con la strofa rabbiosa in growling. Questa canzone è significativa perchè ci mostra i Transcending Bizarre? sotto una luce diversa, più umana e meno meccanica. Il loro utilizzo della voce pulita non è mai scontato, ma nemmeno sopra le righe. E, soprattutto, è sempre ben realizzato. Nel songwriting di questi greci non c'è un solo particolare scontato. Devono aver lavorato su questo disco con un impegno maniacale, attenti non solo all'insieme della musica, ma anche alla minima virgola. Non c'è un solo suono fuori tempo, nessuna nota è sprecata, nulla è abbozzato. Tutto è realizzato con la massima professionalità, tanto che questo disco non ha nulla, e quando scrivo nulla intendo proprio nulla, di meno rispetto alle pubblicazioni dei gruppi famosi.
"The Navelless One" alterna passaggi misteriosi e sognanti, a sfuriate death/black dalla pesantezza estrema. Si tratta di un altro esercizio di duttilità da parte dei musicisti, e l'ennessima riprova della loro creatività senza paragoni. Tanti gruppi si sforzano di creare sonorità simili, o di suonare una musica simile, ma pochi riescono a rapportarsi ai Transcending Bizarre? in quanto a professionalità. Non c'è da stupirsi che sia passato così tanto tempo tra la pubblicazione di questo nuovo album, e l'uscita del suo predecessore "The Four Scissors". I greci non volevano sbagliare, ma per superare un ottimo lavoro è necessario il massimo impegno. E così è stato. Nota di merito nuovamente all'arrangiamento, così tecnico e mutevole da presentare tratti spudoratamente progressive in molte situazioni. Davvero bravi!
A chiudere il CD, una minisuite di nove minuti: "Infinite". La traccia è divisa in tre sezioni intitolate "Manvantara", "Pralaya" e "Manvantara2". Dopo una breve introduzione caratterizzata dall'inquietante tintinnare del carillon su un poderoso accompagnamento di tastiera, ecco partire una canzone lenta e malinconica, che fa nuovamente dell'arrangiamento pomposo il suo cavallo di battaglia. La chitarra svolge un lavoro in linea con quanto si ascolti in genere nell'avantgarde. E' comunque la melodia a sovrastare ogni idea musicale, una melodia che viene ben presto assorbita in un turbinare di archi da incubo. Una breve pausa ci fa accostare alla sezione strumentale "Pralaya", che rallenta ancora di più il tutto, e che vede la chitarra solista in prima linea, che si lancia in una melodia fiera e decisamente metallica. E poi ecco uno sviluppo rilassato, dai suoni dilatati e dalle caratteristiche simili ad una colonna sonora. Davvero suggestivo, e capace di comunicare al cuore dell'ascoltatore. Ma quanto sono bravi questi Transcending Bizarre? Ed ecco ripartire "Manvantara", senza pause nè stacchi. La ripartenza è però più arrabbiata e distruttiva, ma non perde il suo piglio melodico. "Infinite" continua fino alla sua conclusione in maniera decisa, grazie anche ad una assolo di chitarra di tutto rispetto. Bravissimi, da applausi!
Il ritorno dei Transcending Bizarre? supera tutte le aspettative, e sicuramente si candida come uno dei dischi più intriganti e belli pubblicati in Grecia quest'anno. E il bello è che questo gruppo sembra avere ancora degli ampi margini di miglioramento. Un disco vivamente consigliato: sostenete questa band, perchè è valida. Se sostenuta come si deve, potrebbe regalarci in futuro ancora dei grandi dischi!
(Hellvis - Luglio 2008)

Voto: 8.5


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