TRANSIT POETRY
Themes From The Desolate Ocean

Etichetta: Curzweyhl
Anno: 2005
Durata: 60 min
Genere: electro-goth-pop metal


Che disastro, sono sommerso dai debiti. Debiti di sonno, debiti emozionali, debiti con Shapeless... L'altro giorno sono andato a farmi il mio consueto aperitivo nel mio consueto baretto, carico di serenità perché almeno non avevo debiti economici, e mi sento dire dall'oste "Li paghi adesso i debiti?" Aarghh!!... Terra bruciata intorno a me. E un immane cerchio alla testa che né il riposo né il caffè sono riusciti a dissipare. E quindi, con questo simpatico diadema che mi handicappa, sono qui col culo piombato sulla sedia, ad ascoltare i tedeschi Transit Poetry, nella speranza che mi ispirino qualche riga.
La primissima impressione è dovuta al fatto che il disco in questione ho già tentato di affrontarlo tempo fa, quando poi sono stato coinvolto in un naufragio, dal quale torno solo ora. Non vi racconto nulla, se non che Maria Giovanna Elmi non è poi così male (!!). Comunque, stavo dicendo, nonostante abbia ascoltato questo disco poco e male, nel momento in cui lo ritrovo già ricordo tutti i pezzi! Sì, orecchiabile è un aggettivo che nel caso dei Transit Poetry mi sento di sottolineare più e più volte, fino a consumare la carta virtuale di questa pagina html! Ma vediamo un po' con chi abbiamo a che fare. Transit Poetry, termine mutuato dal mondo della letteratura, è il nome del progetto solista di Sascha Blach, che già conosciamo come parte dei Despairation, band tedesca autrice del megalomane gothic musical "Music For The Night", che ho già recensito tempo fa su questi stessi lidi. La megalomania non è stata lasciata nel cassetto, visto che questo "Themes From The Desolate Ocean" intende essere la prima parte di una tetralogia dedicata ai quattro elementi, e scusate se è poco. Ora, mi scoccia partire già su un piede ultra-critico, ma se uno decide di fare un'impresa del genere deve dare inizio all'opera con le idee più che chiare: se il primo capitolo è deboluccio e non sufficientemente sviluppato, la gente abbandona subito la lettura e passa ad altro!... Ma comunque chi se ne frega, io sto qui ad occuparmi di "Themes From The Desolate Ocean", già so che Sascha si romperà le palle assai prima di completarla, questa saga, e quindi occupiamocene come di un capitolo singolo.
In questo disco Sascha Blach si occupa di tutto, salvo avvalersi sporadicamente di alcuni ospiti/amici e di musicisti mercenari per gli eventi live. Il genere proposto è un electro-gothic molto pop e con un fondo di chitarre troppo metal per eliminare il suffisso dal genere! L'odore che chiunque sarebbe in grado di percepire è: metallaro in via di pentimento che tenta di trasformarsi in darkettone ma non riesce ad abbandonare le chitarre. C'è una forte e chiara intenzione di strizzare l'occhio all'universo delle balere gothic, ma il problema è che "Themes From The Desolate Ocean" più che strizzare l'occhio non fa, e dall'altra parte il massimo che si potrà ricevere sarà un timido cenno di saluto con la manina, un attimo prima di rituffarsi a ballare i Diary Of Dreams. Che infatti sono uno dei primi nomi che mi sono venuti in mente ascoltando i Transit Poetry, solo che questi ultimi non hanno spessore, non hanno drammaticità, non hanno genio, insomma non valgono nemmeno un gomito dei Diary Of Dreams, spiacenti. Sembra proprio che li stia distruggendo, questi (anzi, questo) Transit Poetry, vero? E invece non è così. I pezzi sono quasi 'adorabili' nel loro rimanerti conficcati in testa per mesi. E forse è anche per questo motivo che li maltratto!!
Ma entriamo nel dettaglio. "Edentea" è il brano di apertura, dotato di un ritornello destinato a tormentare i vostri viaggi in metropolitana finché 'chiodo non scaccerà chiodo'. Chitarra ritmica heavy, che sarà una costante per tutto il disco. Voce su registri bassi, il che è un bene, perché quando si sale la faccenda inizia a farsi dolorosa. Assoletto di chitarra pulita (il che è decisamente fuori contesto, se punti alla balera goth!!), e batteria elettronica con suoni trancey ma ad un ritmo troppo lento per essere ballato da qualcosa di più attraente di qualche balenottera nera. La parte elettronica, suoni di batteria compresa, è un'altra pecca. Perché non optare per un minimo di ricerca e non limitarsi a suonare dei preset che tra l'altro sembrano essere gli stessi per tutto il disco?? Nulla da ridire sugli arrangiamenti, le canzoni sono carine: "Edentea", "We, The Dreamers", "Mourners Dance"... Da questo punto di vista non ci sono cadute di tono: tutte belle canzoncine facilmente memorizzabili e che possono ricordare il gothic metal commerciale degli ultimi Tiamat. Niente male. Il male è nella forma, perché Transit Poetry fa di tutto per entrare in una scena che (ancora) non gli appartiene. "Themes From The Desolate Ocean" suona come un disco electro-goth uscito nei primi anni '90. Siamo nel 2005 (tendente al 2006), ed oggigiorno certi suoni non sono più accettabili (ed un club mix a 117 bpm non te lo balla nessuno, è troppo lento!). Gli auguro di apprendere l'arte, di ascoltarsi più dischi, di frequentare di più i dancefloor, e di rendersi conto di cosa voglia veramente fare. Per me questo "Themes From The Desolate Ocean" è da considerare come un esercizio appena sufficiente, e credo che il suo ascolto possa interessare solo a chi decide solo ora di approcciarsi all'elettronica ed al gothic partendo dal metal. Ma forse in questo caso è meglio ascoltarsi i Diary Of Dreams, no?
(MoonFish - Novembre 2005)

Voto: 6


Contatti:
Mail Transit Poetry: sascha@transitpoetry.de
Sito Transit Poetry: http://www.transitpoetry.de/

Sito Curzweyhl: http://www.curzweyhl.de/