TOD
Black Metal Manifesto

Etichetta: Eyes Of The Dead Productions
Anno: 2006
Durata: 41 min
Genere: black metal


Una delle realtà più interessanti e credibili del panorama black metal nostrano è quella dei bolognesi Tod. Dopo anni di dura gavetta e due demo molto apprezzati dagli amanti del genere, il gruppo bolognese è approdato finalmente al suo album d'esordio: "Black Metal Manifesto". Registrato tra il maggio ed il giugno del 2005 in un fantomatico studio chiamato The Gloomy Halls Of Sorrow, è anche il primo frutto del rapporto tra i Tod e la giovane etichetta Eyes Of The Dead Productions. La copertina mostra immagini dal chiaro sapore bellico: aerei in volo, ciminiere, disegni da foglietto di propaganda. Il tutto in un sobrio bianco e nero. Il libretto, di otto pagine, contiene tutti i testi e le foto dei membri del gruppo. Si viene così a scoprire che, oltre ai membri fondatori Helkor (chitarre, effetto e programmazione batteria) e Kvart (batteria e testi), il gruppo è completato da T (basso e tastiera) e da Pogrom (voce).
L'album è aperto da "White Noise", una canzone malvagia ed oscura, il cui testo evoca immagini dolorose e deprimenti. Nei testi dei Tod, infatti, non si incontreranno mai i classici cliché puerili di molte black metal band. Nessuna critica al cristianesimo, nessun proclama politico. I Tod parlano solo di dolore, disperazione, desolazione e di tutti quei sentimenti che affliggono l'animo umano. Le parole, digrignate dalla voce astiosa di Pogrom, vengono sottolineate da una musica ossessiva, sorretta da un blastbeat continuo. Black metal ultraortodosso, costruito su strutture semplici e lineari, nate dall'accostamento di semplici successioni armoniche. Tutto come da copione, ma nel suo insieme molto convincente.
"The Black Dying Light" non fa eccezione. Se possibile, questa traccia è ancora più cupa della precedente. Ogni luce è bandita, dall'universo sonoro dei Tod. All'ascoltatore non rimane che lasciarsi stringere tra le spire della loro musica, senza speranza. Il testo del brano, reso maggiormente comunicativo dall'utilizzo parziale dell'italiano, colpisce lo stomaco dell'ascoltatore, mettendolo a disagio. Di particolare effetto, il rallentamento a metà brano: funereo, implacabile, rende dolorosi versi del calibro di "E torno ad annegare nel mare delle mie paure e dei miei fantasmi/ cacciatori (implacabili) di anime perdute/ martiri dell'odio con cui sono battezzati/ dalla nostra spietata indole". La melodia raggiunge in questa canzone delle punte di malinconia incredibili. Il tutto nel nome della fiamma nera più pura. E' infatti inutile aspettarsi dai Tod un qualcosa di innovativo o bizzarro. No, i bolognesi suonano il black metal seguendo fedelmente i canoni più tradizionali, anche dal punto di vista della registrazione (rozza, ma non inascoltabile). Il valore di questo gruppo non sta nell'originalità della proposta, ma nella qualità del songwriting.
"Apathy" è contraddistinta da un riffing inquietante e da una ritmica spedita, che alterna blastbeat a cavalcate più dinamiche. Le immagini di una mente torturata, evocata dalle parole scandite da Pogrom, trovano nella musica una colonna sonora di intensità notevole. La seconda parte, più lenta, è contrita e timida. Questa capacità di comunicare sensazioni negative, tipica dei Tod, mi fa impazzire! Prima della fine, viene ripreso il tema iniziale.
Eccoci ora giunti alla canzone più lunga del CD "Suffering, Beloved": dieci minuti di doloroso supplizio black. Il cantante pronuncia versi carichi di nostalgia verso un tempo senza tempo, un cosciente desiderio di ritornare nell'utero materno, lontano da questo schifo di vita e di mondo. Il riffing della chitarra ha una melodia più spiccata del solito, sebbene sia sempre semplice e privo di fronzoli. Il ritmo è piuttosto moderato, e la prima parte della traccia si conclude in maniera abbastanza lineare. Una pausa, e via con una nuova successione armonica dall'incedere mortifero. Anche le vocals sono più strascicate e morenti. L'insieme mi ha portato alla mente gli episodi più pessimisti dei Cultus Sanguine (mescolati coi Forgotten Tomb ed un pizzico di My Dying Bride): una tristezza così profonda è veramente difficile da ricreare! Anche il testo non è da meno:"I'm crying, I'm dying/ Why I exist? Why I live?". Dopo sette minuti la musica sfuma, e riparte una coda introdotta da lunghe note di tastiera, sulle quali si sentono i lontani lamenti del cantante. Prima della fine, un minuto di effetti sonori. Molto inquietante e malato.
Di tutt'altro genere è "Burning Kingdoms". Violenta, diretta e sfacciata, riporta alla mente i buoni vecchi DarkThrone o i Carpathian Forest. Questa composizione si presta meno ad una descrizione, però è molto bella nella sua semplicità. Ma quanto ho appena scritto potrebbe sembrare una banalità. In effetti, sin dall'epoca dei demo, la qualità del songwriting dei Tod è sempre stata di ottimo livello. E "Black Metal Manifesto", nel suo complesso, non tradisce le aspettative. Le canzoni sono molto diverse fra di loro, eppure lo stile compositivo è coerente con sé stesso. Eh sì, Helkor è proprio un gran compositore: i miei complimenti! Accostare due tracce così diverse fra di loro è stata una scelta azzeccata!
Lentissima, suicida, "Death..." è destinata ad infestare gli incubi degli ascoltatori dal cuore più debole. Chitarra e basso scandiscono note ad intervalli regolari, lenti, implacabili. Suonano come campane a morto. Una coda di tastiera, spettrale, rende il tutto ancora più insopportabile. La traccia esala i suoi ultimi respiri quando parte la risoluta "... And Rebirth". Si tratta di un brano lineare di black vecchia scuola, non molto diverso dall'opener "White Noise" (come elementi che la caratterizzano, non come canzone in sé). E' una traccia severa, che parla di un mondo e di una natura totalmente indifferenti alle nostre esistenze. Le successioni armoniche, tristissime ma risolute, sembrano richiamare a loro tutte le anime nere di questa terra, in un abbraccio collettivo che le consoli dallo schifo di esistenza che siamo condannati a vivere. Seguendo il testo, il risultato è quasi commovente! Davvero bravi, i Tod!
"Black Metal Manifesto" non intende cambiare di una virgola le coordinate del black metal. E' però in grado di comunicare emozioni, e i suoi quarantuno minuti scorrono via velocemente, lasciando nell'ascoltatore il rammarico di non poter ascoltare di più. Ho sempre apprezzato i Tod, e sono contento che il loro debut-album sia così bello. Cari lettori, cari amanti del black, non trascurate i Tod! Sosteneteli col vostro affetto. Loro vi ripagheranno con un black metal tradizionale di qualità, e canzoni molto belle.
(Hellvis - Aprile 2006)

Voto: 8


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Sito Tod: http://tod.altervista.org/

Sito Eyes Of The Dead Productions: http://eyesofthedead.cjb.net/