TIME OF ORCHIDS
Early As Seen In Pace

Etichetta: Epicene Sound Systems
Anno: 2003
Durata: 42 min
Genere: acid funky-jazz-rock in chiave indipendente


I Time Of Orchids (da ora in poi ToO) si formano nel 1999. Giudicati dalla critica come una delle band più caotiche ed innovative sul panorama emergente, il quartetto ci presenta "Early As Seen In Pace", una commistione di intelligenti e ricercate summe piuttosto che un lavoro di nouvelle cuisine. Prendiamo la voce dell'eclettico Mike Patton, un basso in accompagnamento suonato come Jaco suonava nelle sue session di acid-jazz, una chitarra canonica in clean che alterna ad arpeggi frenetici accordi funky non canonici, una batteria tipicamente rock nel senso più ampio del termine, una tastiera che, quasi mai in prima linea, tende a creare tappetini musicali a volte impercettibili, e potremmo così avere un'idea abbastanza chiara di cosa i ToO facciano. C'è da dire che, nonostante il caos sia la caratteristica principale della loro musica, mai qui si scade in fastidiosa cacofonia, sia una qualità di registrazione elevata, che fa sì che gli strumenti siano ben distinti l'un dall'altro, sia perché comunque i quattro sono degli ottimi strumentisti che vantano una tecnica esecutiva invidiabile.
La line-up dei ToO vede: Chuck Stern alla voce e alle tastiere, Eric Fitzgerald alla chitarra e alla seconda voce o cori, Dave Bode alla batteria e alle percussioni e Jesse Krakow al basso. Con due lavori alle spalle e con un contratto da poco firmato con l'etichetta Tzadik di John Zorn, i quattro, in attesa della pubblicazione del quarto album, ci propongono questo lavoro corredato da un artwork accattivante.
"Banquet For The Back Of Neck" apre le danze "in quarta". Batteria jazzata, chitarra pulita e basso tipicamente acid accompagnano una voce magistrale. E' sì vero che sembra di esser di fronte al sosia di Patton e che quindi nulla di innovativo Fitzgerald ci mette davanti, ma quello che in fin dei conti lui va ad emulare è forse uno dei cantati più difficili che ci sono nel rock ed affini, e quindi una nota di merito a parer mio gli va data di legge. Il ritornello è molto orecchiabile e meno frenetico: di jazzato, rispetto alla strofa, rimane soltanto il basso, mentre gli altri strumenti si cimentano in un rock soft. La voce, qui nella migliore tradizione Pattoniana, cambia timbro. Da un urlato psicopaticheggiante si passa ad un cantato più blando, e sporadicamente compaiono i cori a dar man forte. Uscendo dal ritornello si passa ad un intermezzo in cui vi è veramente del caos che tende a spiazzare l'ascoltatore prima di "rifondarlo" nel mezzo del ritornello. Sul finire della canzone il cantato torna schizzato e la musica torna su livelli frenetici, grazie ad un basso protagonista ed una chitarra incalzante.
"Mention A Barn" segue a ruota e si apre in maniera molto funkeggiante. La voce è qui come in "Naked In Front Of The Computer", la parte ritmica è molto cadenzata. Dopo l'attacco funk molto breve ci troviamo ad ascoltare uno stacchetto tipico jazz: la chitarra arpeggia velocemente poi femandosi per dar modo alla batteria di rispondere. I due strumenti fraseggiano secondo lo schema suddetto tre volte, poi rientra la voce e la canzone torna sui binari iniziali. Il ritornello è urlato e caotico e qui i quattro musicisti ci danno la conferma circa loro capacità esecutive. La canzone si svolge tutta intorno all'alternarsi di ritmi blandi e dolcemente cantati a ritmi frenetici e urlati a squarcia gola. Sul finire del pezzo un tappeto di chitarra ci trasporta in un cambiamento di atmosfera: abbandonato il funky precedente, il tutto si fa più cupo e statico e la canzone va a finire in fade out.
"Voice" è un pezzo dalle sonorità molto particolari: la tastiera è qui onnipresente e gioca con la chitarra a creare atmosfere dissonanti. La voce effettata partecipa al gioco ed una batteria, volutamente dispari, prima si diverte a fuorviare l'ascoltatore dal comprendere le geometrie del pezzo, poi lo spiazza cimentandosi in una sorta di blast-beat. A più ascolti questa parte del pezzo risulta però a mio parere più interessante nella potenza che nell'atto: è molto difficile ciò che vogliono realizzare e solo in parte ci riescono dato che, protraendosi per lungo tempo, ad un orecchio non troppo ingenuo il "gioco" diviene prevedibile. Sul finire il pezzo diventa più definito e la voce, non più effettata, torna sull'urlato andante caratterizzante i ToO.
A chiudere le danze "Ascend, In Pact". Il brano è lunghissimo, ma non segue una trama ben definita. E' infatti questo un collage di pezzi autonomi posti in successione talvolta dissonante talvolta affine tra di loro. Facciamo conto per meglio capire di trovarsi di fronte ad una rielaborazione di quegli stacchi che caratterizzano "Happy With What You Have To Be Happy With"; si passa quindi da un'accozzaglia di suoni "messi lì" a stacchi di forma compiuta e dai toni più vari: sentiamo spaziare da schitarrate cacofoniche senza un senso apparente ad atmosfere magari noir articolate o brevi jam jazzate. Questo è un brano che si ama o si odia.
"Early As Seen In Pace" è nel complesso un prodotto assai creativo (sebbene non così innovativo come ci viene presentato dallo stesso gruppo) e, nonostante un progetto del genere ponga davanti a chi lo intraprenda delle difficoltà non certo trascurabili, i ToO sembrano muoversi con estrema disinvoltura all'interno della propria musica. Ci sono però a mio parere alcuni punti morti nei pezzi a causa dei quali il coinvolgimento dell'ascoltatore subisce dei cali, e ciò non credo possa essere imputato né ad una mancanza d'esperienza, né, tanto meno, ad una carenza di tecnica esecutiva, ma piuttosto ad un fatto base di concezione dei brani: le canzoni sono troppo lunghe, e tale caratteristica non si sposa col genere. Pareri personali a parte, "Early As Seen In Pace" è un lavoro che merita di essere ascoltato.
(Mr. X - Novembre 2004)

Voto: 7.5


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