TIAMAT
The Astral Sleep
Etichetta: Century Media
Anno: 1991
Durata: 49 min
Genere: death metal
È passato solo un anno dalla pubblicazione dell'opera prima dei Tiamat,
"Sumerian Cry", eppure la band svedese sembra già avviata come un treno
verso quel percorso artistico che la porterà più volte a mutare pelle
nel corso degli anni. Innanzitutto a livello di line-up la band si
stabilizza maggiormente con l'ingresso di un nuovo musicista, il
chitarrista Thomas Petersson, che porta una ventata di freschezza al
gruppo con il suo bagaglio tecnico decisamente migliore di quello del
suo predecessore, Stefan Laergren. Per la registrazione del nuovo
disco, quindi, oltre a Thomas e al mastermind Johan Edlund, troviamo
Jörgen Thullberg al basso, Jonas Malmsten alle tastiere e Lars Sköld
come batterista session. Dietro alla consolle, poi, emerge una figura
che sarà particolarmente importante per la band, Waldemar Sorychta, che
aiuterà non poco il gruppo nella definizione del proprio sound
(ricordiamo che "Sumerian Cry" era stato registrato praticamente senza
l'aiuto di un produttore).
Un altro passo avanti arriva dal contratto con la Century Media,
etichetta attenta e professionale, che mette il gruppo nelle giuste
condizioni per potersi evolvere. Niente a che vedere con il trattamento
avuto dalla CMFT Productions che, ovviamente, aveva mandato la band
allo sbaraglio con il solito contratto capestro, nessun soldo e nessuna
garanzia.
Insomma, nel 1991 sembrano esserci tutte le condizioni perché una band
dalle grandi potenzialità come i Tiamat possa iniziare a creare
qualcosa di unico e personale. Fortunatamente Johan Edlund ha saputo
cogliere l'attimo e il secondo album del gruppo, "The Astral Sleep",
segna già un nettissimo passo avanti rispetto al precedente.
La musica dei Tiamat in meno di un anno è cresciuta, si è espansa verso
l'infinito del cosmo, mettendo un po' da parte il semplice immaginario
satanico/oltranzista che invece era ancora presente nel primo lavoro.
Alla base della loro proposta c'è sempre il death metal, ma nuove
influenze iniziano a farsi sentire: spesso i ritmi rallentano e si
fanno più atmosferici ed evocativi; altrettanto spesso il riffing e gli
assoli si fanno più classici, andando a rievocare la melodia e la
linearità del metal classico. Un esempio perfetto di questo è
l'iniziale "Lady Temptress", una bordata in cui il death metal degli
esordi si mescola a influenze vicine ai Mercyful Fate e al metallo
tradizionale degli anni '80.
Questo pezzo rappresenta un po' una delle due anime di "The Astral
Sleep": da una parte, infatti, abbiamo canzoni più energiche e veloci
come questa; come "Sumerian Cry Part III", un brano che volutamente
rievoca le atmosfere malsane del primo disco; oppure come "I Am The
King (Of Dreams)", ruvida e aspra nel suo iniziale incedere
martellante, evocativa e maestosa nel finale. Dall'altra invece i
Tiamat riscoprono il piacere di rallentare i ritmi, di giocare più
sulla capacità di ricreare paesaggi sonori ed immagini forti piuttosto
che nel picchiare come dei forsennati sui propri strumenti. Sarà
proprio questa anima che diventerà il segno distintivo dei Tiamat e non
è un caso se i brani migliori di questo nuovo lavoro sono proprio
quelli che si muovono in questa direzione. A questo proposito
basterebbe ascoltare la splendida "Mountain Of Doom", in cui fanno il
loro ingresso le chitarre acustiche e le tastiere, adattissime a
ricreare quell'alone di mistero che avvolge la canzone. I suoni
avvolgenti di questi strumenti si amalgamano alla perfezione con il
tessuto metallico del brano e con la voce di Edlund, che per questo
disco predilige un growling molto più comprensibile e meno estremo. La
stessa struttura la troviamo anche nelle splendide "On Golden Wings" ed
"Ancient Entity" (priva di chitarre acustiche, ma comunque costruita su
ritmi solenni e rallentati), così come anche in "Dead Boys' Choir", un
breve brano di un paio di minuti, e soprattutto in "The Southernmost
Voyage", giocata interamente su arpeggi di chitarra e tappeti di
tastiere a sorreggere un testo declamato con voce profonda da Edlund.
Per concludere, quindi, possiamo considerare "The Astral Sleep" come un
netto passo avanti nella discografia dei Tiamat e soprattutto come un
punto di passaggio fondamentale verso la definizione del sound della
band. Ancora gli svedesi non sono arrivati ad un punto di maturazione
completa, cosa che invece avverrà già nel successivo "Clouds", ma la
qualità del songwriting e la metamorfosi raggiunta dal gruppo in così
poco tempo stupisce e coglie nel segno, rendendo "The Astral Sleep" un
album di valore indiscutibile.
(Danny Boodman - Marzo 2007)
Voto: 8.5
Contatti:
Sito Tiamat: http://www.churchoftiamat.com/
Sito Century Media: http://www.centurymedia.com/