TIAMAT
"Skeleton Skeletron"

Etichetta: Century Media
Anno: 1999
Durata: 45 min
Genere: goth rock


Sono passati solo due anni dalla pubblicazione di "A Deeper Kind Of Slumber" eppure i Tiamat, ancora una volta, decidono di cambiare pelle, trasformandosi nuovamente in qualcosa di completamente diverso rispetto al passato. La causa di questo cambiamento, ovviamente, è da imputarsi al leader Johan Edlund, che negli anni immediatamente precedenti alla pubblicazione del disco, si ritrova a passare un periodo un po' più solare e positivo della propria esistenza, che va a coincidere anche con un altro fatto molto importante: il suo trasferimento in Germania. L'abbandono delle gelide terre della Svezia in favore di una più vitale città tedesca cambia notevolmente il modo di percepire la vita dell'inquieto Johan, che, di conseguenza, inizia a darsi alla composizione di brani molto più terreni, più umani e meno legati a tematiche misteriose e lisergiche come negli ultimi due album. Anche il rapporto con le droghe sembra acqua passata, lasciando che la musica dei Tiamat continui ad essere avvolgente e sensuale, senza però passare da stati di alterazione della percezione.
Il compimento di questo periodo di cambiamenti è proprio "Skeleton Skeletron", un disco che fin dal primo sguardo lascia intravedere la profonda trasformazione nel gruppo svedese. Innanzitutto il titolo non ha più quel potere visivo e immaginifico che aveva nei precedenti lavori: si tratta di un semplice gioco di parole, scelto da Edlund solo per il suo effetto sonoro, senza nessun tipo di significato nascosto. Un altro indizio viene dato dalla copertina, mai così concreta e cittadina: si tratta infatti di una semplice foto del gruppo realizzata nei toni caldi color seppia e impaginata come se fosse la locandina di un film, con tanto di note in basso relative alla realizzazione del disco.
Anche la line-up subisce l'ennesimo cambiamento, sebbene questa volta meno traumatico del solito: Il quartetto, infatti, vede l'abbandono di Thomas Petersson, la chitarra solista del gruppo. La formazione, quindi, si riduce a soli tre elementi, Johan Edlund alle voci, chitarre e tastiere, Anders Iwers al basso e Lars Skold alla batteria.
Bene, arriviamo quindi al dunque: com'è musicalmente questo nuovo disco dei Tiamat? Ecco, questa volta il compito di descrivere è un po' più semplice: i Tiamat riscoprono l'amore per il goth rock più viscerale, figlio diretto dei Sisters Of Mercy, rispolverano la grinta delle chitarre elettriche e l'attitudine più rock 'n' roll e danno alle stampe un lavoro molto più diretto e accessibile.
Il disco si apre con "Church Of Tiamat", un brano programmatico, che vede inizialmente la voce profonda di Edlund accompagnata da tastiere soavi, poi però esplode con le chitarre, dando vita ad un buon brano di apertura, anche se decisamente non il migliore del lotto. Naturalmente il cantante non possiede la stessa abilità tecnica di Thomas Petersson, quindi l'approccio chitarristico è molto più semplice e piano, con un'assenza pressoché totale di assoli, ma questo non influenza negativamente il disco, dato che aumenta quell'essenzialità così importante in quest'opera.
Si continua con "Brighter Than The Sun", il singolo dell'album, che si rivela una vera bomba. Semplice, diretta, con un ritornello trascinante (cantato a due voci con Nicole Bolley) e un tiro davvero micidiale. Uno dei punti più alti del disco, senza alcun dubbio. Sullo stesso stile dei primi due brani vanno citate sicuramente anche "For Her Pleasure" e "As Long As You Are Mine", anch'esse decisamente pregevoli (soprattutto la seconda), con il loro andamento così sensuale e avvolgente. Anche in questo caso a farla da padrone sono le chitarre e la voce di Edlund, senza dimenticare l'importante apporto dei sintetizzatori, che fanno da collante tra gli strumenti.
Naturalmente, parlando dei Tiamat, non possono mancare anche brani più lenti e riflessivi. È il caso di "To Have Or To Have Not" e soprattutto della meravigliosa "Best Friend Money Can Buy": la prima gioca molto bene sugli arpeggi di chitarra rivelandosi riuscitissima nelle strofe ma un po' carente nel ritornello, a mio avviso troppo trascinato e lamentoso; assolutamente perfetta invece la seconda, un vero e proprio capolavoro giocato sul dialogo tra la sezione ritmica e il pianoforte, una meravigliosa ballata che racconta un incontro notturno in un bar con una sconosciuta e della passione scoccata per una donna mai più incontrata. Splendida, triste e delicata come solo i migliori Tiamat sanno fare.
Particolare e degna di nota è anche "Dust Is Our Fare", uno strano brano ritmato con un Edlund particolarmente sardonico e luciferino a declamare un testo ubriaco ("No one here drinks water, none of us is sane […]. No one here is praying 'cause no one here is God"), così come anche la cover di "Sympathy For The Devil" dei Rolling Stones, che pur non raggiungendo la grandezza dell'originale, viene riletta da Edlund in chiave gotica, mantenendo comunque la grande carica rock del brano.
Per concludere quindi possiamo dire di trovarci di fronte ad un album certamente riuscito: questa nuova mutazione dei Tiamat sembra calzare a pennello a Johan Edlund e le canzoni sono tutte di buon livello, con giusto qualche caduta di tono ("Lucy", tanto per dire), ma anche con qualche gioiello di rara bellezza. Forse se prima di "Skeleton Skeletron" non fossero stati pubblicati due capolavori immortali sarei stato tentato di dare un voto più alto, però, diciamoci la verità, i Tiamat hanno saputo fare di meglio! E non poco!
Detto questo, comunque, lungi da me trattare male un lavoro di tutto rispetto come questo, che merita senza dubbio un ascolto, soprattutto se appartenete a quella schiera di coloro che amano una musica che sa essere triste e malinconica ma allo stesso tempo trascinante e piena di vitalità.
(Danny Boodman - Aprile 2007)

Voto: 7,5


Contatti:
Sito Tiamat: www.churchoftiamat.com
Sito Century Media: www.centurymedia.com