TIAMAT
Judas Christ

Etichetta: Century Media
Anno: 2002
Durata: 53 min
Genere: goth rock / gothic metal


"Skeleton Skeletron", con i suoi pregi e i suoi difetti, è stato uno spartiacque nella carriera dei Tiamat, un punto importantissimo che ha segnato il futuro artistico della band da quel momento in poi. Nel 2002, a tre anni dalla pubblicazione di quel disco, i Tiamat danno alle stampe un nuovo lavoro, "Judas Christ", che rappresenta la naturale continuazione del percorso intrapreso con il precedente CD e vede, tra l'altro, il ritorno di Thomas Petersson nel ruolo di chitarrista solista.
Senza perdersi in ciance, quindi, cerchiamo di analizzare un po' più approfonditamente questo "Judas Christ". Il disco, togliamoci pure il pensiero, è decisamente valido, pur senza arrivare ai livelli eccelsi di "Wildhoney" o "A Deeper Kind Of Slumber"; stilisticamente, invece, si avvicina parecchio a quanto fatto in "Skeleton Skeletron", ma sono comunque presenti diversi aspetti legati alla musica del recente passato dei Tiamat. Detto questo, comunque, la caratteristica che si nota immediatamente durante l'ascolto di quest'album è come, a differenze del suo predecessore, la band decide di spaziare molto, differenziando parecchio il songwriting ed esplorando territori talvolta ben conosciuti, talvolta completamente nuovi. Il risultato, va da sé, è altrettanto altalenante e fa sì che "Judas Christ" sia costellato da gemme di assoluta bellezza da una parte e da qualche pezzo quasi imbarazzante dall'altra.
Prendiamo per esempio il brano di apertura, "The Return Of The Son Of Nothing" (che, tanto per rimarcare una delle principali influenze di Edlund, era anche il titolo che i Pink Floyd avevano inizialmente scelto per la loro suite "Echoes"): era da anni che i Tiamat non sfoderavano un pezzo così meraviglioso. Dimenticate il rock alla Sisters Of Mercy, qui si sente un pezzo che, stilisticamente, sta esattamente a metà tra "Wildhoney" e "A Deeper Kind Of Slumber": chitarre avvolgenti, ritmi rallentati, atmosfere evocative e uno struggente violino a rendere ancora più magico il tutto. Capolavoro.
Dopo questa apertura da urlo ci si tuffa immediatamente nel sound di "Skeleton Skeletron" con due altri ottimi pezzi, "So Much For Suicide" e "Vote For Love". Il primo è un bel pezzo sostenuto, con una bellissima linea vocale avvolgente, mentre il secondo... il secondo... alzi la mano chi non è rimasto a bocca aperta ascoltando il singolo apripista di "Judas Christ"! "Vote For Love" è una vera e propria hit: melodia ultra-catchy, ritmo ballabile, un ritornello da cantare a squarciagola. Il testo è quanto di più inaspettato ci si potrebbe aspettare da un personaggio che una decina d'anni prima scriveva pezzi come "Nocturnal Funeral" o "Necrophagious Shadows": 'it's about time we all get out and vote for love'... ci rendiamo conto? Insomma, dite quello che volete, i puristi gridino pure allo scandalo, ma questo pezzo è un altro centro perfetto.
Si continua con "The Truth's For Sale" e qui c'è il primo sfondone: dopo tre pezzi di questo livello non si può scrivere una cosa così moscia, senza mordente né fascino... Lasciamo perdere e passiamo al prossimo brano, "Fireflower" che, pur essendo un brano abbastanza anonimo, è comunque una parziale ripresa: i ritmi rallentano, la musica torna avvolgente e la voce di Edlund si fa sempre più sensuale in un brano caldo e suadente al punto giusto.
Dopo "Sumer By Night", un semplice intermezzo strumentale in cui ritornano strumenti esotici come il sitar e le atmosfere tanto care alla band fino a qualche anno prima, si passa ad un altro capolavoro assoluto: "Love Is As Good As Soma". Anche questa canzone torna alle atmosfere magiche di "A Deeper Kind Of Slumber" e dà vita ad una cullante ninnananna dalle tinte pinkfloydiane dal fascino incredibile, capace di far fluttuare l'ascoltatore in quel mare caleidoscopico a cui ci hanno abituato i migliori Tiamat.
Si è appena riemersi nella realtà dopo questo viaggio etereo e subito la band di Edlund spara un paio di cartucce di caratura elevatissima: "Angel Holograms" e "I Am In Love With Myself" (inframmezzato dall'anonima "Spine", che non mi dice proprio nulla...), recuperano la carica di "Vote For Love" e corrono come una scarica elettrica a risvegliare i sensi. I due pezzi sono gioielli di melodia ed energia, con un ritornello assolutamente perfetto e coinvolgente fin dal primo ascolto.
Siamo ormai verso la fine del disco ed è arrivato il momento dell'ennesima sorpresa, dato che i Tiamat chiudono il loro lavoro con un paio di brani assolutamente inaspettati, nati come una sorta di gioco in preda ai fumi della vodka. Come se niente fosse i quattro sfoderano gli strumenti acustici e danno vita a due ballate 'western': "Heaven Of High" e "Too Far Gone". Che dire, i brani non sono certo brutti, ma questa veste non calza proprio a pennello ai Tiamat: si vede che la cosa è nata per caso e le canzoni risultano completamente slegate dal contesto dell'album, come se fossero una sorta di bonus aggiunto alla fine. Apprezzabile comunque il tentativo di fare qualcosa di diverso.
Insomma, come s'è visto "Judas Christ" è un lavoro incredibilmente vario e ricco di sfumature: c'è qualche pezzo che finirà nel dimenticatoio senza problemi e, in generale, l'andamento è discontinuo. Però, accidenti, i picchi di questo disco spazzano via da soli tutto "Skeleton Skeletron" senza alcun problema. Il risultato quindi, proprio in virtù di questi pezzi, mi sembra complessivamente migliore, tanto che, a distanza di cinque anni, continuo ad ascoltare con grande piacere queste canzoni.
Un album magari non imprescindibile per chi non è un fan del gruppo, ma tutti coloro che amano la band di Edlund potranno trovare ancora parte della magia dei vecchi dischi unita ad una carica rock davvero invidiabile.
(Danny Boodman - Maggio 2007)

Voto: 8


Contatti:
Sito Tiamat: http://www.churchoftiamat.com/

Sito Century Media: http://www.centurymedia.com/