TIAMAT
Clouds
Etichetta: Century Media
Anno: 1992
Durata: 39 min
Genere: gothic/death metal
"The Astral Sleep" aveva segnato un netto passo avanti nella crescita
stilistica dei Tiamat, ma ancora alla band mancava il disco della
consacrazione, un lavoro che cristallizzasse quanto di meglio avessero
fatto fino a quel momento, per poi da lì continuare verso una nuova
strada. Questa consacrazione avviene proprio nel 1992 con "Clouds", un
lavoro che supera senza problemi lo scoglio del fatidico terzo disco e
che conferma i Tiamat come una delle band più interessanti di tutto il
panorama metal svedese.
Innanzitutto vale la pena di presentare due nuovi musicisti che a
partire da questo disco entrano nella formazione: il primo è Kenneth
Roos, tastierista che va a sostituire il dimissionario Jonas Malmsten,
mentre il secondo e più importante è Johnny Hagel, il nuovo bassista
della band, che ricoprirà un ruolo importantissimo nel disco
successivo. In questo lavoro, invece, il suo apporto compositivo non è
poi così centrale e si limita a firmare un brano assieme al chitarrista
Thomas Petersson.
Entriamo quindi nel dettaglio di "Clouds", un disco che già dalla
copertina si preannuncia curato sotto ogni dettaglio. L'immagine
realizzata dal grandissimo Kristian Wålin, infatti, è una tra le più
belle ed evocative che mi sia capitato di vedere, giostrata
perfettamente sul contrasto tra i toni freddi del blu e del viola e
quelli caldi dei rossi e dei gialli. Un capolavoro che vi consiglio di
andare a vedere.
Detto questo passiamo invece alla musica di questo terzo album dei
Tiamat, che fin dal brano di apertura si assesta su livelli superiori
al già pregevolissimo "The Astral Sleep". "In A Dream", infatti, è una
composizione assolutamente perfetta, in cui le caratteristiche del
precedente disco vengono migliorate ulteriormente. Tastiere e chitarre
acustiche si intrecciano a possenti riff metallici, dando al tutto
un'aura mistica e regale. I tempi si stabilizzano su ritmi lenti,
oppure sui mid-tempo, abbandonando quindi lo stile estremo e violento
del primo album, o di certi episodi di "The Astral Sleep". La qualità è
sempre elevatissima, come nel caso dei due brani successivi, la
title-track e "Smell Of Innocence": la prima è una composizione
piuttosto breve e diretta, con un grande ritornello e piglio
aggressivo; la seconda invece è una canzone più lenta con un grande
lavoro di chitarra e una struttura dinamica.
Con la successiva "A Caress Of Stars" i tempi rallentano
ulteriormente, lasciando spazio alle atmosfere arcane e antiche evocate
dalle note e dalle parole declamate da Johan Edlund. A questo proposito
vale la pena di sottolineare come anche a livello lirico il cantante
sia migliorato incredibilmente, abbandonando quell'approccio un po'
banale dei primi lavori e passando invece ad un poetica fatta di
paesaggi vividi e particolareggiati.
Si continua con "The Sleeping Beauty" e ancora il livello non accenna a
calare: il pezzo, scritto a quattro mani dal nuovo ingresso Johnny
Hagel e da Thomas Petersson, è senza dubbio una delle vette del disco,
con la sua alternanza tra momenti acustici e scariche pachidermiche di
riff. Una canzone davvero adrenalinica che lo stesso Edlund ha
continuato a riproporre dal vivo nonostante la svolta musicale
intrapresa dalla band.
Dopo l'ottima "Forever Burning Flames", una mazzata con le
chitarre in primo piano a dettare un ritmo serrato e potente, si passa
a "The Scapegoat", l'unico brano che, personalmente, non è mai riuscito
ad entusiasmarmi. Di ben altra natura invece la conclusiva "Undressed",
che con i suoi sette minuti di durata rappresenta una chiusura in
grande stile. In questo ultimo pezzo la band raccoglie tutte le
migliori caratteristiche del proprio sound, fondendo alla perfezione
suoni acustici, tastiere evocative, ritmi lenti e riff granitici, per
poi sfumare lentamente in una sorta di battito cardiaco sempre più
debole che, una volta fermatosi, esplode in una cascata di tastiere
liquide dal sapore orientale.
Che altro aggiungere, quindi? "Clouds" è un lavoro assolutamente
ineccepibile, che rappresenta il culmine della prima parte della
carriera dei Tiamat. A partire da questo punto la band svedese punterà
ad una strada completamente nuova, raggiungendo presto il proprio
capolavoro assoluto e stravolgendo il suo futuro. Ma questa è un'altra
storia.
(Danny Boodman - Marzo 2007)
Voto: 9
Contatti:
Sito Tiamat: http://www.churchoftiamat.com/
Sito Century Media: http://www.centurymedia.com/