TIAMAT
A Deeper Kind Of Slumber
Etichetta: Century Media
Anno: 1997
Durata: 60 min
Genere: dark rock psichedelico
Ricordo ancora perfettamente le reazioni del pubblico e della critica
all'uscita del quinto full-length dei Tiamat, intitolato "A Deeper Kind
Of Slumber": cosa diavolo era successo a Johan Edlund? Dov'erano le
schitarrate metalliche? Dov'era il vocione roco del cantante?
Insomma... Dov'era finito il metal?
Sì, perché se già "Wildhoney" segnava un netto punto di svolta nei
confronti del passato dei Tiamat, il nuovo disco è qualcosa di
completamente diverso, che sembra scritto da un gruppo totalmente
diverso. La band svedese, nei quattro anni che passano dall'uscita di
"Wildhoney", riassetta nuovamente la propria line-up, che vede il
rientro alla chitarra di Thomas Petersson, l'entrata in pianta stabile
del batterista Lars Skold e, soprattutto, l'ingresso di un nuovo
bassista, Anders Iwers, che va a sostituire Johnny Hagel, lasciando
quindi Johan Edlund come unica mente dietro al progetto Tiamat.
Ma cosa contengono i solchi di "A Deeper Kind Of Slumber"? Domanda
tutt'altro che facile, dato che la musica degli svedesi in questo disco
raccoglie una gamma di sfumature e colori che hanno dell'incredibile:
la matrice di base è un dark rock dalle fortissime influenze
psichedeliche; l'ombra dei Pink Floyd, che già era presente nei dischi
precedenti, in questo lavoro diventa preponderante; i suoni si fanno
più eterei, le tastiere guadagnano un'importanza sempre maggiore e fa
capolino anche una spruzzata di elettronica alla Depeche Mode. Infine
vale la pena di accennare ai numerosi ospiti che impreziosiscono il
lavoro con strumenti particolari come sitar, oboe e flauti. Il
risultato, a dispetto delle critiche dei puristi, è strepitoso, con un
intreccio di melodie, suoni ed atmosfere che ammaliano e lasciano a
bocca aperta per tutta la durata del disco.
Il disco si apre con l'ottima "Cold Seed", perfetto singolo di
apertura del disco, che si distingue per il suo ritmo trascinante e il
suo incedere catchy. La voce di Edlund è mutata ancora una volta e
ormai si è trasformata in un timbro profondo, caldo, sensuale e
ironico, mentre tutti gli altri strumentisti costruiscono un degno
affresco dai colori sgargianti.
Si continua con la meravigliosa "Teonanactl" e qui si inizia a fare sul
serio, tirando fuori la vera natura del disco, che si rivela una
visione lisergica, depressiva e priva di qualunque speranza. Il brano
si trascina con incedere ubriaco, disegnando una sorta di inno
psichedelico in cui la musica avvolge e ottunde i sensi proprio come
una droga.
Dopo una breve coda strumentale "Trillion Zillion Centipedes" si
passa a "The Desolate Ones", che rievoca nuovamente quelle atmosfere
orientali tanto care ad Edlund, rilette però con un piglio più moderno
ed elettronico, a formare un curioso legame tra l'antichità delle
civiltà morte e i suoni sintetici del 20° secolo.
Con "Atlantis As A Lover" e "Alteration X 10" si arriva a due
ennesimi gioielli: nella prima le atmosfere si fanno ancora più
rarefatte e liquide, le tastiere dominano la scena accompagnando la
voce di Edlund che canta una sorta di triste ninna nanna avvolgente,
con un tappeto di archi a rendere più dolce e soave il tutto; la
seconda invece alterna splendidi momenti arpeggiati a scariche
elettriche che ricordano le vecchie origini metalliche. Sono ancora le
droghe il tema su cui ruotano i testi, evocando immagini sempre più
ermetiche e difficili da interpretare, ma sempre ricche di fascino
misterioso.
"Four Leary Biscuits", invece, è un nuovo intermezzo strumentale,
questa volta giocato interamente sul suono del sitar e dei flauti, che
introduce il brano successivo, "Only In My Tears It Lasts", che ritorna
alle sonorità più tristi ed eteree dell'album. La batteria elettronica
scandisce un ritmo fatto di loop minimali, mentre le tastiere creano un
tappeto di sottofondo, con la voce di Edlund a declamare un testo ricco
di nostalgia e dolore. Completamente diversa invece "The Whores Of
Babylon", un vorticoso brano dalle tinte elettroniche in cui tutta la
malinconia dei precedenti brani si trasforma in una esplosione di loop,
rumori e tastiere schizzate.
E' ancora il turno di un leggero intermezzo strumentale, "Kite",
suonato da uno struggente oboe, che introduce quello che,
probabilmente, è il brano più bello del disco e uno dei migliori in
assoluto della carriera dei Tiamat, "Phantasma Deluxe". Questo pezzo
rappresenta un po' quello che per i Pink Floyd è "Comfortably Numb":
una delicata ballad semi-acustica dall'andamento ipnotico che cresce
lentamente fino ad esplodere in un finale che si eleva nel cielo con un
assolo tanto essenziale quanto meraviglioso di Thomas Petersson.
Meravigliosa (tra l'altro, se qualcuno ha capito di cosa parla 'sta
canzone mi scriva e me lo spieghi!! nd Danny Boodman).
Ci si avvia quindi alla conclusione del disco con due ultime
canzoni, la lunga "Mount Marilyn" ed "A Deeper Kind Of Slumber". La
prima, con i suoi dieci minuti di durata, continua a portare avanti le
influenze floydiane di Edlund con un lunghissimo brano ipnotico e
ossessivo nonostante lo stile delicato e leggero; la title-track,
invece, pur avendo una durata molto inferiore, dilata ancora di più le
sonorità, portando veramente ad una sensazione di musica liquida che si
espande nello spazio con incedere indolente e cullante. Un più profondo
genere di sonno, appunto.
Ancora una volta le note del CD si spengono e si riemerge alla
coscienza con l'impressione di aver fatto un viaggio, o meglio un
sogno, verso uno stato di percezione alternativa. I Tiamat con questo
disco suggelleranno il loro secondo capolavoro assoluto e, purtroppo,
non saranno più in grado di ripetersi, lasciando che lo stile di "A
Deeper Kind Of Slumber" rimanga come un episodio isolato della loro
carriera. I motivi sono molteplici, ma il più probabile risiede nella
personalità di Johan Edlund, che in quegli anni stava uscendo da un
momento di crisi e da un conflitto profondo con i suoi problemi di
droga. Da questo momento in poi la vita del cantante prenderà una
svolta diversa e quindi ci saranno nuove influenze e nuove sonorità, ma
la magia di questo periodo resterà sempre unica nella carriera dei
Tiamat.
(Danny Boodman - Aprile 2007)
Voto: 9.5
Contatti:
Sito Tiamat: http://www.churchoftiamat.com/
Sito Century Media: http://www.centurymedia.com/