THORNS
Thorns
Etichetta: Moonfog
Anno: 2001
Durata: 48 min
Genere: Black Metal
E finalmente il disco dei Thorns è realtà! 10 anni ci son voluti per la
sua pubblicazione, ma quante cose son successe dal 1991! Nel
rimandarvi alla recensione dello split "Thorns vs Emperor" per una breve
cronistoria dei Thorns, ricordo qui che dietro questo monicker si cela
la mente molto malata di Snorre "Blackthorn" Ruch, che forse qualcuno
ricorderà in qualità di seconda ascia nel capolavoro dei capolavori "De
Mysteriis Dom. Sathanas"... poca roba, vero?
Tra vari avvicendamenti di
line-up, Snorre arriva a registrare questo disco con la crema dei musicisti
della scena black norvegese. I nomi? Satyr come co-produttore e occasionale
vocalist, il prezzemolino Hellhammer a pestare come pochi sanno fare e
Aldhran dei Dødheimsgard come voce principale... oltre ovviamente a lui,
Snorre Ruch, produttore, mente, chitarra e synth dei Thorns.
La proposta è quella storica,
cioè un black metal con cadenze marziali, estremamente freddo, marcio,
contraddistinto dai synthesizers,
dalle atmosfere "weird", spaziali ed ipnotiche. Ma se nello split con gli
Emperor
abbiamo visto come le composizioni fossero tutte lente, lunghe ed
estenuanti, notiamo
invece che qui i pezzi assumono una dinamicità sorprendente, senza tuttavia
snaturare l'essenza dei Thorns, anzi, arricchendola di una componente che
era
venuta a mancare, ossia la velocità. Si raggiunge così un perfetto
equilibrio ed
un black totale, arrangiato divinamente e suonato, non c'è bisogno di dirlo,
mostruosamente bene.
Si parte così a tavoletta con "Existence", con la
doppia cassa
di Hellhammer come un tappetto sotto le chitarre, il cui suono è davvero
indescrivibile,
marciume e gelo sono le sensazioni che evoca. Nel cantato si inseriscono
i samplers di Snorre, che donano un tocco malato al pezzo. La seguente
"World Playground
Deceit" inizia con una parte lenta per poi prendere velocità nel cantato,
ancora
una volta sorretto da un'impressionante doppia cassa di Hellhammer. Certi
riff di questo
brano riportano alla memoria "The Discipline Of Earth", pezzo inserito nello
split
con gli Emperor. Nel frattempo arriva la cadenza industriale di "Shifting
Channel",
tutta giocata su una voce sussurrata e su martellamenti ipnotici della
batteria, che
qui interagisce con la drum-machine. A chiudere ogni strofa c'è pure un
rumore
che ricorda quello dei portelloni delle navi spaziali in film tipo "Aliens",
oppure
anche in giochi mitici come "Doom" e "Duke Nuk'em"... pazzesco!
Ma facciamo giusto a tempo a rilassarci (???) un attimo, che ritorna la furia
in brani
come "Stellar Master Elite" e "Interface To God",
perfetti esempi della nuova verve creativa dei Thorns. Infatti entrambi sono
pezzi
dalla durata media di 4 minuti,
con una ritmica incalzante ma mai esagerata. Grande prestazione di Aldhran,
vocalist
perfetto per esprimere un tipo particolare di rabbia "industriale", nuova
incarnazione
di quella tipica del black anni '90. Invece "Underneath The Universe" e
"Vortex" sono
i pezzi che più si avvicinano al vecchio stile dei Thorns, infatti in essi
prevalgono
i tempi lenti, ossessivi e l'abbondante uso di synth spaziali dal sapore
futuristico.
Concludendo, ci son voluti 10 anni perché i Thorns dicessero seriamente la
loro, e,
credetemi, non un solo anno è andato sprecato. Il disco dei Thorns si
colloca a pieno
diritto nella storia del vero black metal.
Anzi, il suo posto era già segnato da quel lontano 1991...
(Randolph Carter - Giugno 2003)
Voto: 10
Mi piace definire questo disco come Post-Black Metal per il fatto che riesce a ricreare atmosfere gelide, secondo la classica tradizione Black, senza ricorrere ad una registrazione sporca e scadente. Partendo proprio dalle radici del genere, Snorre ha proposto un'evoluzione, una geniale rivisitazione dei contenuti Black, partorendo un disco asettico, criogenico e malato. Qui i suoni sono perfetti, nitidissimi, metallici, dalle tinte futuristiche e marziali. Degne di nota sono anche le prestazioni dei due cantanti, Aldhran e Satyr. Un album che si propone malato ed innovativo, ma in maniera naturalissima, senza rinnagare o stravolgere il significato della parola Black.
(BRN - Marzo 2004)
Voto: 10