THOMAS HAND CHASTE
Uno Nessuno Centomila

Etichetta: New LM Records
Anno: 2006
Durata: 55 min
Genere: experimental/prog/fusion


Thomas Hand Chaste... Non è stato difficile collegare un concetto a questo nome... Mi è bastato pensare per un attimo ai dischi che ascoltavo più spesso quand'ero agli inizi della mia carriera di ascoltatore di metallo vario. Il disco al quale ho pensato in quest'occasione particolare è la raccolta "The Story Of Death SS" di indovinate chi?... Tra i musicisti, storicamente conciati tutti come stereotipi da teatrino horror, figurava anche l'Uomo Lupo (gli altri erano il Vampiro, la Morte, lo Zombie, la Mummia... e Sanctis Ghoram!!), che era l'omino che picchiava le pelli della batteria, e rispondeva al nome (cioè, nome... diciamo pseudonimo!) di Thomas Hand Chaste. Bene bene bene!!!
Una volta individuata l'identità del musicista autore del disco che ho sotto esame, scatta immediatamente il giochino delle traduzioni... Siccome nei Death SS il vero nome di Paul Chain era Paolo Catena, ed il vero nome di Steve Sylvester era Stefano Silvestri... Il vero nome di Thomas Hand Chaste dovrà per forza essere... Tommaso Manocasta? Tommaso Castamano?... Macché, salta fuori che si chiama Andrea Vianelli. Ma insomma!!! Allora perché non ti sei scelto Andy Awaynell o Andrew Nelliroad??? Mah... Misteri della Fede... Forse un giorno Federica me li spiegherà, chissà... Ma comunque... Parliamo di musica!
Andrea Vianelli rispolverà il suo antico nome di battaglia Thomas Hand Chaste per pubblicare questo suo lavoro solista dal pirandelliano titolo "Uno Nessuno Centomila", naturalmente per l'eroica label ravennate New LM Records, per la quale hanno pubblicato quasi tutti i reduci della "innominabile" band pesarese e della loro accolita (penso in particolare ai Capillary, e a Medio: ciao con la manina!). Cos'è questo disco? Una raccolta di brani strumentali composti e suonati interamente dal nostro eroe Andrea/Thomas, escluse rare eccezioni. Sembrano essere tutti concettualmente ispirati dalla cultura dei primi del '900, in particolare dal Futurismo italiano. Si parte con l'introduttiva "1909 Part. 1", e già da questo ascolto si può intuire come proseguirà il disco: tastiere sintetiche dal suono fastidiosamente retrò, arrangiamenti irritanti a sufficienza dal farmeli definire "fusion", e dolorose disparità nella qualità della registrazione... Per esempio proprio in questo primo brano ad un certo punto il tutto esplode in un assolo di batteria. Batteria dal suono sporco e antiquato che, per quanto ne possa capire io, mi pare che sia stata ripresa con un unico microfono panoramico. Il fatto è che sopra ci stanno delle tastiere "plugged", che invece hanno un suono pulitissimo. Le due sonorità cozzano, sembrano stonare... Sarà un effetto desiderato o sarà semplicemente che meglio non si sapeva/poteva fare? Sarà venuto prima il rituale della registrazione della batteria o l'esigenza di avere un disco che suoni bene?
Proseguendo nell'ascolto incontriamo la lunga title-track che, nonostante abbia in sé delle parti suggestive non riesce a lasciarmi dentro un granché...
Va meglio con la psichedelia di "Profumo", che riesce a risultare più gradita. "Electra", brano ispirato dal Marinetti e non dal personaggio mitologico, è un brano decisamente electro e sperimentale (che suona come i primi esperimenti electro/ebm dei primi anni '80), dall'incedere curioso e accattivante. Peccato davvero che a poco più di un minuto dalla fine entra in scena una chitarrina distorta (anzi due) che non c'entra nulla e rovina letteralmente tutto.
"Città Nuova" è il brano che preferisco, col suo incedere grottesco e sinistro, come fosse una colonna sonora ideale per un film espressionista à la Caligari... "Valentine de Saint-Point" tenta invece di ricreare delle atmosfere noir/jazz, con tanto di fruscìo di vinile, ma il risultato, tolto qualche momento particolarmente suggestivo, è trash: il basso midi e le trombette imitate dalla tastiera no, non è roba che tollero.
"Concerto di Fabbriche", generata con l'aiuto della drum-machine del figlio dell'artista, ispirata dall'altro futurista Russolo, non riesce ad essere filo-futurista quanto vorrebbe nelle intenzioni. Ed il finto sax no, non tollero nemmeno quello.
"E se un giorno", con una voce femminile che recita testi di Nietzsche, ha un incedere prog/jazz funkettoso che non dispiace, ma c'è qualcosa di cheap nell'arrangiamento e nell'esecuzione che non riesce a convincermi fino in fondo. Sarà il fatto che questo disco esce nel 2006 ma suona come se fosse un prodotto di Goblin o E, L & P della fine degli anni '70... Solo che chiaramente siamo molto lontani dalla perizia e dal gusto di questi maestri.
"Caporetto" ci offre delle sonorità sperimentali ben più interessanti, almeno finché non entra in campo il finto organetto (che no, non tollero) con una parte solistica palesemente improvvisata... Ed ecco un altro difetto di questo disco: sembra fatto in un pomeriggio, sembra tutto un po' troppo "buona la prima"... Sicuri che non si poteva fare di meglio?
"Zang Tumb Tumb" è un selvaggio momento di jazz duro e acidissimo, che magari il disco fosse stato tutto così!!
Il disco si chiude con "1909 Part. 2", che si discosta pochissimo dalla prima parte e ci lascia un poco con l'amaro in bocca.
Insomma, che dire in finale? Che questo disco verrà comprato dai completisti fanatici dei Death SS, da amici e parenti di Thomas Hand Chaste, ma a chi altri può interessare? Di metal non ce n'è traccia (e quindi l'utente medio di Shapeless è tagliato fuori). Di prog jazzato ce n'è tanto di meglio in giro... Mi dispiace, signor Vianelli, si è realizzato il disco che sicuramente da tempo desiderava fare, ma fatto sta che questo disco, così conciato, è di fruizione davvero difficile. Qualcun altro direbbe "inascoltabile", ma invece no. Perché dopo ripetuti ascolti inizi ad entrare nell'autarchico mondo di Thomas Hand Chaste. Il dubbio è: siamo sicuri che avrei voluto entrarci? Siamo sicuri che vorrei rimanervi?...
(MoonFish - Luglio 2006)

Voto: 6


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Sito New LM Records: http://www.crotalo.com/