THE TRUE ENDLESS
1888 From Hell

Etichetta: Aphelion Productions
Anno: 2008
Durata: 53 min
Genere: black metal


"1888 From Hell" è il nuovo album dei novaresi The True Endless, pubblicato a due anni di distanza dal valido "A Climb To Eternity". Il promo in mio possesso è racchiuso in una copertina di grandi dimensioni, sul modello di quelle dei DVD, che mostra in copertina un coltello a serramanico macchiato di sangue, non completamente aperto, ma piegato in modo da riprodurre la forma di una squadra. E questa immagine ha un significato ben specifico, legato strettamente al tema che lega le varie canzoni del lavoro: la storia di Jack Lo Squartatore. Un tema ispirato sicuramente dal fascino suscitato ancora oggi da questa figura misteriosa, con in più la suggestione delle ipotesi proposte dal film del 2001 di Albert Hughes "From Hell", con Johnny Depp. Film questo ispirato alle idee di alcuni scrittori, portati poi in auge dai racconti grafici di Alan Moore e Eddy Campbell. Per chi non avesse visto il film, o per chi fosse a digiuno dei retroscena del primo serial killer superstar della storia, aggiungo che tutta la vicenda è infarcita di legami con la famiglia reale inglese, stimati professori universitari, il tutto condito dalla tentacolare presenza della Massoneria. Ecco il perchè della squadra, e di altre scelte grafiche.
La formazione che ha inciso questo CD vede Astraghon alla voce, Soulfucker al basso, M alle chitarre e alla seconda voce e Mayhem alla batteria. La line-up classica, quindi. Evito di dilungarmi in particolari biografici, anche perchè potrete trovarne dei riferimenti negli archivi di Shapeless, cercando la recensione di "A Climb To Eternity".
"1888 From Hell" è stato pubblicato in edizione limitata, comprensiva di un secondo CD contenente il concerto "Live In Comunità Giovanile", una celebrazione dei dieci anni di attività del gruppo. Purtroppo, questo secondo CD non fa parte del promo in mio possesso. Quando in futuro l'album verrà ripubblicato, non ci sarà più questo secondo CD, perciò consiglio a tutti di affrettarsi a procurarsene una copia.
Il CD è aperto da "Into The Mind's I", un'introduzione cupa ed oscura, di stampo orrorifico, dai connotati dark ambient. Le sue atmosfere allucinate ci introducono in un universo d'incubo, quale può essere la mente di un assassino.
La partenza di "My Main Tormentous Game" è nera come la pece: il suono d'assieme è arrabbiato e gelido, con una batteria sferzante e mitragliante che sorregge il lavoro di basso e chitarra. I vocalizzi di Astraghon, vuoi puliti vuoi distorti, contribuiscono a rendere la musica ancora più aggressiva, ostile, priva di empatia nei confronti dell'ascoltatore. Il black metal proposto dalla band in quest'album è misantropico, antipatico e terribilmente intenso. Il ritmo rimane sostenuto fino ad un improvviso rallentamento ai limiti del doom, sottolineato da un azzeccatissimo effetto vinile gracchiante in sottofondo. Questa breve parentesi più lenta consente alla canzone di aumentare il proprio potenziale melodico senza eccessivi stacchi dalla prima parte, violenta e senza compromessi. E' comunque una parentesi di breve durata, perchè presto il quartetto ritorna a far male, con il suo solito stile diretto e semplice, privo di fronzoli. A chiudere il brano, gli strani vocalizzi di un coro. Le atmosfere evocate sono raggelanti, e garantiscono all'ascoltatore brividi d'inquietudine.
La medesima semplicità compositiva caratterizza anche la successiva "My Knife Is So Nice And Sharp". Qualche battuta di un coro operistico, e la canzone parte con rabbia e veemenza. I vocalizzi di Astraghon sono teatrali come al solito, e sono sorretti (come anche in precedenza) dalla seconda voce di M.. Il riffing è legato in maniera strettissima alla tradizione del black metal, ed il gruppo non ha alcuna intenzione di rendere il proprio stile più personale. Anzi, battuta dopo battuta viene ribadita un'irreprensibile aderenza ai modelli del black metal ortodosso. La canzone poi si interrompe, mentre si odono dei respiri ansimanti. Nel silenzio, si sente dapprima lo scrosciare della pioggia, e poi il suono funereo di una campana. E la musica riprende in maniera lenta e strisciante, una lenta danza della morte che si produce in un crescendo sempre più malato. Le voci creano effetti stranianti di sicuro interesse. La musica dei The True Endless non è mai stata così nera e negativa. La ripetitività di questa seconda parte è ossessiva, e non può che creare disagio e nervosismo.
Con "Locusts In My Head" ritorna il dark ambient che già aveva caratterizzato "Into The Mind's I": in pratica, ne è una ripresa o una continuazione. Il senso di paura si fa palpabile. E, di colpo, ecco partire "The Essence Of Me", caratterizzata da un riff melodico molto bello e di facile presa. Si tratta di una delle composizioni più melodiche ed incisive del gruppo novarese, e la prova di tutti i musicisti è sentita, istintiva e convincente. La prima parte prosegue in modo piuttosto lineare; la seconda invece è furiosa, un vero vortice d'odio. Sul turbinare di chitarre e batteria, i vocalizzi puliti del cantante (lievemente effettati) risultano convincenti come non mai. La potenza esecutiva è notevole, e l'intensità sembra non voler mai calare. E invece, ecco uno stacco improvviso: si sente solo più il campionamento di quella che sembra una colonna sonora. E poi, la musica riparte lentamente e in maniera più introspettiva, dando vita ad una sorta di anticlimax, che preannuncia la ripresa della prima sezione e del tema principale. La traccia risulta più bella dopo ogni nuovo ascolto, e mi complimento con il gruppo per come l'ha strutturata e per la scelta dei suoni. Bellissima.
"London 1888" è una cavalcata black di stampo tradizionale, disperata e negativa dalla prima all'ultima nota. Le successioni armoniche si susseguono nervose su un blastbeat istintivo, non eccessivamente preciso ma "vero". E vera è anche l'attitudine dei The True Endless, appassionati sinceri della musica che suonano. Il loro black non ha mire innovative, lo ribadisco, ma nasce col desiderio di dar vita a quelle sensazioni che solo questo genere, nella sua forma più intransigente, può dare. Ma "London 1888" non è una sfuriata uguale dalla prima all'ultima nota, anzi. In alcuni momenti si fa decisamente più lenta, puntando più sul groove che sulla velocità. E il ritmo è in costante mutamento: a volte si fa zoppicante, altre volte più agile, spesso furente e distruttivo. Anche la voce di Astraghon non è mai uguale a sè stessa, e spesso il cantante enfatizza vari passaggi in maniera eccessiva. Confermo che il suo stile sia teatrale, e alcuni potrebbero ritenerlo quasi esagerato. Ma in fondo, la musica non è anche intrattenimento? E le vicende storiche narrate dal concept, non vengono riproposte come una rappresentazione macabra, un grand-guignol post litteram? Beh, io credo che il lavoro di Astraghon sia ottimo, e mi dolgo di non avere i testi davanti agli occhi. Il finale consiste nella ripresa delle successioni armoniche di inizio brano. E poi tornano i campionamenti di musica d'avanguardia, che sembrano presi pari pari da colonne sonore degli horror anni '50.
Il nuovo intermezzo "Voices", malato come al solito, ci introduce allo strumentale "From Hell". L'inizio è lentissimo, e la scelta dei suoni è davvero cupa. Il brano si fa in seguito più nervoso ed inquietante, dando l'impressione di contenere una rabbia che a breve dovrà trovare sfogo, uno sfogo ovviamente violento. Questo strumentale è tremendamente negativo, ed è un altro prezioso tassello di questo bel CD: era da tempo che non mi capitava di ascoltare un black metal così tenebroso, che sembra veramente provenire dall'inferno. C'è anche la melodia, che però non rende questo strumentale meno perverso e cattivo. A conclusione, un'outro costituita dalle solite sonorità dark ambient o industrial marcio.
"The Law Of The Blade" è un brano molto teso, permeato di pessimismo e di una furia pungente. Anche se non si tratta di una composizione tiratissima, poichè insiste parecchio su tempi non troppo veloci, racchiude in sè un'aggressività ficcante, capace di trasformarsi anche in melodia (si ascolti il lavoro del basso) carica di suspence. La voce del cantante è particolarmente sgradevole, e contribuisce a creare una sensazione di repulsione, e di odio senza fine. Vanno segnalati, però, anche dei passaggi più malinconici, che stemperano un po' la pesantezza generale.
L'intermezzo "Psychomegalomania" ci impedisce di riprenderci dalla tensione costante, e sfocia nella traccia conclusiva "Eight Little Whores". Il ritmo non è esasperato, ma è comunque spedito. Le successioni armoniche sono molto semplici, e su di esse spiccano le solite due voci. Sul brano è disteso un velo di malinconia palpabile, che si fa ancora più evidente dopo la pausa e la partenza di un arpeggio desolato e colmo di tristezza. Una tristezza che presto si muta in furia, grazie ad un'accelerazione spaventosa, che dà la stura ad una successione di riff vincenti. "Eight Little Whores" prosegue poi in modo costante e ripetitivo, in un crescendo disperato. Nel finale, i toni si smorzano sull'arpeggio della chitarra e le gravi note del basso.
"1888 From Hell" è, a parer mio, l'album più scuro, disperato, inquietante e convincente che i The True Endless abbiano mai pubblicato. Il black ortodosso trova qui la sua espressione più negativa, aggredendo l'ascoltatore senza lasciare mai la presa fino al termine dell'album. Molti detrattori potrebbe attaccare gli artisti, accusandoli di essere troppo semplici e poco originali. Balle. Il black metal, quello più tradizionale, va suonato così: con attitudine, istinto e tanto, tanto odio. Questa musica puzza di zolfo, è perversa, così come sono state perverse le menti che hanno portato con sè, nella tomba, la verità su Jack Lo Squartatore. Per gli amanti del black tradizionale, un disco da avere. Senza pensarci su due volte.
(Hellvis - Luglio 2008)

Voto: 8.5


Contatti:
Mail The True Endless: huginnproduction@libero.it
Sito The True Endless: http://www.thetrueendless.com/

Sito Aphelion Productions: http://www.aphelionproductions.co.uk/