THE SEVENTH SEASON
Liquid Water
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 44 min
Genere: rock
Ed eccomi di nuovo a parlare dei The Seventh Season, il trio composto
da musicisti russi emigrati negli Stati Uniti in cerca di maggiori
possibilità rispetto a quelle offerte dalla madre patria. Per quanto
riguarda la storia di questa particolare band potete leggere le
recensioni degli altri due lavori trattati su Shapeless; ricordiamo
solo quelle che sono le caratteristiche più curiose, ovvero la presenza
nel trio di padre e figlio, Yuri e Konstantin Batygin, senza contare il
fatto che il gruppo, almeno nella sua cellula originale esistesse fin
dal 1972.
Bene, arriviamo quindi al nocciolo della questione, ovvero il
nuovo full-length del gruppo, il secondo dopo il debutto "Fall Within".
"Liquid Water" come stile porta avanti lo stesso discorso musicale
iniziato con il precedente lavoro: il trio si concentra su un rock di
vecchio stampo, che trova spunto nei grandi nomi del passato come
Rolling Stones, Beatles, Who e via dicendo. Certo, la qualità,
ovviamente, non è nemmeno paragonabile a quella di questi mostri sacri,
ma all'incirca dovrebbe farvi capire di cosa si parla.
All'epoca della mia recensione di "Fall Within" mi ero ritrovato a
sottolineare una serie di questioni relative ad alcuni difetti che
impedivano al CD di decollare, difetti che, in seguito, si erano
mitigati in "Transposition", un DVD che ritraeva la band dal vivo e che
mostrava un netto miglioramento. Ecco, "Liquid Water" da questo punto
di vista si pone come punto di incrocio tra i due lavori precedenti,
sia in positivo che in negativo.
Andiamo con ordine e cerchiamo di tracciare l'evoluzione dei The
Seventh Season. Il primo appunto che facevo per "Fall Within"
riguardava il coinvolgimento durante l'ascolto dei pezzi: la maggior
parte delle canzoni, infatti, zoppicava a causa di una struttura un po'
troppo semplice e lineare che rischiava di esaurirsi dopo pochi
ascolti; bene, il discorso, purtroppo, è valido anche per "Liquid
Water", che mostra sì qualche piccolo miglioramento negli
arrangiamenti, ma ancora non riesce a trovare la sua dimensione ideale,
finendo per funzionare solo nei pezzi più catchy e divertenti, tipo
"Machine" e "Liquid Water", che non richiedono altro che una buona
melodia e un ritmo saltellante, oppure le ballad come "Apart From
Here".
Il secondo grande limite di "Fall Within" era rappresentato dalla
produzione, all'epoca scandalosa. Da questo punto di vista il tutto
sembra leggermente migliorato: il suono è ancora un po' troppo leggero
e patinato, ma si sente un po' di calore in più, grazie ad una
trattazione migliore dei suoni della chitarra e soprattutto grazie alla
presenza di un batterista in carne ed ossa che, pur non lanciandosi mai
in passaggi particolarmente fantasiosi, svolge onestamente il suo
compito ritmico.
Un discreto miglioramento, poi, lo si vede anche dal punto di vista
esecutivo, soprattutto nella chitarra di Konstantin che, come notavo
anche in "Transposition", è cresciuto non poco come strumentista.
Quello che continua a non convincermi, invece, è la prova vocale dei
due Batygin, entrambi dotati di un timbro sgraziato e nasale che
proprio non mi piace.
Insomma, devo ammettere che dopo aver visto il DVD "Transposition" ero
molto più fiducioso sul nuovo CD e invece mi sembra che il livello sia
migliorato solo di poco. Peccato, un'occasione sprecata che, speriamo,
porti ad un miglioramento ancora maggiore con il prossimo lavoro. In
bocca al lupo.
(Danny Boodman - Agosto 2007)
Voto: 6.5
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