THE SEVENTH SEASON
Fall Within

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2002
Durata: 42 min
Genere: rock


La storia dei The Seventh Season è una vera e propria odissea, bisogna ammetterlo. La band di origine russa nasce addirittura nel 1972 per mano di Yuri Batygin, bassista e cantante della band. Il primo nucleo del gruppo si dedica alla composizione di brani e all’attività live fino al 1979, poi purtroppo, non riuscendo ad emergere, decide di sciogliersi: il progetto The Seventh Season venne accantonato per quasi vent’anni e Yuri, intanto, si trasferisce negli Stati Uniti, dove nel 1998 decide di riprovarci: assieme al figlio giovanissimo, Konstantin, rifonda i The Seventh Season, iniziando subito a lavorare su un primo full-length. Il risultato lo troviamo in questo "Fall Within", un album che vuole continuare la grande tradizione del rock classico, dai Rolling Stones ai Beatles, senza dimenticare le grandi band del rock americano. Nei dodici brani contenuti, tutti di breve durata, il duo adotta una forma collaudata fatta di melodie semplici e accattivanti, figlie degli anni ’60 e ’70: ritornelli accattivanti, leggere chitarre rock e qualche sporadico tappeto di tastiere.
Dopo aver letto la loro storia e dopo aver ascoltato il CD, mi sono subito affezionato a questi artisti guidati da vera passione, tuttavia, cercando di essere un po’ oggettivo, non si può dire che il CD sia privo di difetti. Nonostante la presenza di qualche canzone pregevole e trascinante, bisogna dire che la maggior parte dei pezzi non riesce a spiccare il volo, proprio a causa di una struttura fin troppo semplice. A questo poi si aggiunge una produzione davvero scandalosa, che azzera i bassi e rende il tutto finto e ‘plasticoso’: le chitarre finiscono per avere una suono scarno, mentre la batteria elettronica (all’epoca di questo CD la band non aveva ancora un batterista) uccide quel calore e quel groove che non dovrebbero mai mancare in un disco rock. Infine non posso non fare una critica anche alla voce di Konstantin, che è sicuramente particolare, ma troppo nasale per i miei gusti.
Insomma, come vedete sono costretto ad essere un po’ critico con il lavoro dei The Seventh Season, però bisogna dire che la qualità del songwriting non è poi pessima: un brano come "Commando" richiama alla grande il sound dei vecchi Rolling Stones, convincendo con il suo ritornello ultra catchy; "Pirate Song" coinvolge con il suo incedere saltellante; "New Day" sembra un pezzo dei Beatles cantato con un vocoder in russo; mentre la strumentale "Morning" diverte con la sua chitarra che assomiglia alla voce di Alvin dei Chipmunks (giuro! Il suono del wah-wah fa morir dal ridere). Discreti anche i pezzi lenti, "Like Years Ago" e "Desire", due ballate molto classiche e sentite, anche se non eccelse nella forma.
Che altro aggiungere? Questa recensione rischia di essere un po’ stringata, ma d’altra parte i The Seventh Season non è che abbiano chissà quali velleità sperimentali: si accontentano di suonare del vecchio rock con tanta passione. Magari i risultati non saranno eccelsi, però secondo me un sei se lo meritano lo stesso. Le capacità ci sono: bisogna solo curare di più gli arrangiamenti e la produzione. Io aspetto fiducioso il prossimo disco, sperando che questa volta non ci vogliano altri vent’anni!
(Danny Boodman - Novembre 2006)

Voto: 6


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