THE RED COIL
Slough Off (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2009
Durata: 14 min
Genere: stoner metal


I The Red Coil hanno preso vita dalle ceneri dei Fields Of Jena (1998-2008), in pochi mesi la nuova energia profusa nel gruppo a dato i suoi frutti, dando vita nel febbraio del 2009 a questo primo EP autoprodotto, "Slough Off". "Burning Shores" apre il lavoro; sonorità piene, corpose e dal forte sapore stoner caratterizzano il tutto; grazie alle vocals ed alle linee melodiche espresse da Marco, la somiglianza verso i Kyuss è davvero notevole, pur risultando nel complesso meno acidi e psichedelici. Diretti, grezzi senza fronzolo alcuno. Lo spettro dei Kyuss fa nuovamente capolino anche in "Traces Inside", dove le atmosfere, la musica e persino l'andamento melodico ricordano in tutto e per tutto Josh Homme e compagni; anzi, nella lunga cavalcata finale viene sfiorato quasi il plagio, per quanto risulta essere simile a "Green Machine" dei seguaci del sole rosso. Anche nell'ultimo pezzo proposto i connotati non cambiano; atmosfere, sonorità e melodie richiamano in tutto e per tutto gruppi quali Black Sabbath, Black Label Society o i già citati Kyuss. Si punta molto e di più, nell'occasione, alla musica d'insieme, cercando l'impatto e le facili melodie, capaci di coinvolgere maggiormente in sede live, dove è ben pensabile che i nostri diano il meglio di se. Stavolta sono una certa psichedelia ed acidità di fondo a donare al tutto un retrogusto davvero avvincente e convincente. Tre soli pezzi non possono rappresentare sino in fondo, a mio modesto parere, le potenzialità e le capacità musicali dei The Red Coil; la tecnica sembra non mancare, così come l'inventiva compositiva, anche se ancora troppo legata ai gruppi fondamentali del genere; ma mancano un poco, a parer mio, impronte maggiormente personali ed identificative, capaci di personalizzare le sonorità proposte, rendendole pronte, quindi, a fuoriuscire dagli schemi e dai dettami sin qui espressi. Gruppi quali Kyuss, Black Sabbath e così via, pur rappresentando un fulgido esempio ed una solida base di partenza non possono poi, divenire, una sorta di prigione musicale o di vortice compositivo da cui in seguito viene difficile allontanarsi o distinguersi. Certamente tutti gli amanti dello stoner più acido e psichedelico non potranno far altro che apprezzare questo Ep, penso però, che il rivolgersi sin dall'inizio ad una, sì significativa, ma pur piccola nicchia di ascoltatori, non possa che diventare in seguito un autolimitazione ed un terribile autogoal; ed allora, perchè non provare a rendere la propria musica più aperta e disponibile a maggiori influenze sonore? Va benissimo suonare ciò che piace, dar sfogo alle proprie ambizioni musicali, ma perchè non farlo porgendo un occhio anche a chi poi ne andrà ad usufruire e diverrà il vero e più importante critico ed interlocutore? Ripeto, poco più di tredici minuti di musica non possono avere una valenza complessiva e dare un giudizio concreto verso il gruppo, ma sono pur sempre, un esempio ed una base da cui partire e farsi un'idea, stavolta, purtroppo, ancora non del tutto convincente.
(Pasa - Novembre 2009)

Voto: 6.5


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