THE R.A.C.E.
The Revolt Against Cultural Extinction
Etichetta: T.R.A.C.E. Records
Anno: 2002
Durata: 48 min
Genere: industrial metal
La definizione del genere che ho scritto qua sopra e' un po' restrittiva per un gruppo come i The R.A.C.E., quartetto canadese che presenta una sorta di crossover piuttosto particolareggiato, nel quale sono si' le tonalita' industrial a dominare, ma queste vengono intessute con venature cyber-thrash, certe accelerazioni di stampo core e un larghissimo uso di campionature ed effetti elettronici.
Dovessi fare un paragone, i primi gruppi che mi saltano in mente sono gli ultimi Evereve, i Genitortures di "Sin City" e certe soluzioni tipiche dei Fear Factory, ma il mix proposto in TRACE (abbreviamo il titolo dell'album, che e' meglio) risulta ben piu' vasto.
E' la sezione ritmica l'aspetto migliore del disco, seppur completamente programmata elettronicamente (!!!); il risultato e' quello di ottenere un suono asfittico e distaccato, ma anche di fornire molta dinamica e fantasia alla struttura dei pezzi. Sebbene il suono della batteria risulti a volte fastidioso per le tonalita' elettroniche, le campionature di basso sono l'aspetto migliore (a personale avviso delle mie orecchie) di tutto il disco: linee molto melodiche, mai semplici e in grado di alternarsi tra il lavoro di intelaiatura dei pezzi e il pulsare ritmico delle parti tirate.
Strutturalmente i dieci brani del disco sono piuttosto articolati, chiamando le chitarre dal doppio lavoro di sfornare riff alla Fear Factory per i momenti piu' veloci e aggressivi e di tessere e collegare le parti con un buon lavoro sia tecnico che compositivo, mentre trovo a volte eccessiva la presenza degli stacchi elettronici. Quando vengono usate per arricchire e rifinire, le campionature risultano davvero azzeccate e costituiscono la marcia in piu', ma negli stacchi dove la fanno da padrone risultano forzate e spezzano atmosfera e ritmi.
Compositivamente viene sfruttato l'alternarsi delle parti con riff meccanici e le aperture ariose, supportando ottimamente la doppia voce (pulita contrapposta alla quasi growl) che caratterizza il marchio di fabbrica del gruppo (come ben dimostrato da "Monarch"), mentre e' nelle due ballad che il combo, tralasciando l'aspetto cibernetico della loro visione futura del mondo, ci mostra la faccia "romantica" e malinconica, in ammirevole contemplazione di future atmosfere urbane, mostrandocene il volto distaccato, asfittico e freddo.
(Melix - Aprile 2003)
Voto: 7.5
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