THE PROPHECY
Ashes
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 49 min
Genere: Death/Gothic Metal
La tristezza in musica. La più alta consapevolezza della futilità e della
estrema precarietà della vita tradotta in note sublimi. Le nostre paure più
recondite, che si nascondono terribili nell'incoscienza ma che son pronte a
urlare fuori la loro realtà quando meno ce lo aspettiamo. La decadenza
infinita
del genere umano. Toglietevi le mani dai coglioni, sto solo descrivendo
l'arte
sublime dei The Prophecy!
Già, ma chi sono i The Prophecy? Semplice, sono
cinque
ragazzi inglesi più una donna alle tastiere con già all'attivo un debutto, "To
End All
Hope", a quanto pare accolto ottimamente dalla critica. Dunque "Ashes" è la
loro
seconda fatica, e arriva al termine di un mini tour europeo che li ha visti
suonare
in più di dieci paesi in compagnia, tra gli altri, degli irlandesi Mourning
Beloveth
e degli americani Morgion.
La proposta dei The Prophecy è un gothic metal
sublime, venato
di death metal soprattutto nelle growling vocals; per chiarirvi le idee su
come suoni
il disco, vi dico che potete sentire dai My Dying Bride (sia i primi che gli
ultimi) ai
Crematory (principalmente per le trame di tastiera), dai Cathedral
(rigorosamente del primo
album!) agli ultimi Anathema (per le chitarre "liquide" di certi momenti).
Ma, badate bene,
i ragazzi non copiano assolutamente i maestri a cui si rifanno, ma
rielaborano le nozioni
apprese con tanta sapienza, accortezza e gusto che... cazzo, a tratti
l'allievo supera
il maestro!! Se amate questo genere, obiettivamente difficile da digerire,
troverete di che
gioire con questo fenomenale album.
Le canzoni sono tutte molto lunghe,
sugli otto minuti,
ma non annoiano minimamente perché alternano emozionanti armonizzazioni
chitarristiche
tremendamente malinconiche, momenti propriamente sepolcrali come erano
soliti fare i
vecchi Black Sabbath e altri invece più delicati, liquidi, alla Pink Floyd.
Le tracce
migliori sono la 3, "The Prophecy", un brano di nove minuti assolutamente
stupendo, e
la 6, "Till Light Enshrouds", dalle tristissime armonizzazioni iniziali e
dal suggestivo
simil-parlato in perfetto stile Anathema di "We, The Gods" (da "Pentecost
III"). Nota a
parte per la traccia 5, un pezzo stile primissimi My Dying
Bride, ad esempio
del primo paradisiaco disco "As The Flower Withers".
E poi? Che aggiungere?
Ah, sì, che la
confezione è ottima, la copertina è perfettamente in tema, ritraendo un mare
avvolto
dalla nebbia. In definitiva, i The Prophecy sono un grossissima sorpresa e
"Ashes" è un
album stupendo, che sa donare intense emozioni.
(Randolph Carter - Aprile 2003)
Voto: 9.5
Contatti:
Mail: Stoke@damageinc.freeserve.co.uk
Sito internet: http://www.clix.to/TheProphecy