THE ORANGE MAN THEORY
Riding A Cannibal Horse From Here To...
Etichetta: Indelirium Records
Anno: 2005
Durata: 30 min
Genere: hardcore metal
I The Orange Man Theory si sono formati a Roma nel 2003 con Gianni alla
voce, Merenda alla batteria, Perepo al basso e Gabbo alla chitarra.
Nello stesso anno autoproducono il demotape "Hombrelobo Session" che
permetterà loro di farsi notare e di entrare nel rooster dell'italiana
Indelirium records. Nell' Agosto del 2004 i nostri partono per gli
Stati Uniti, per registrare negli studi di Steve Austin, già leader e
frontman dei pazzoidi "Today Is The Day", il loro album d'esordio:
questo "Riding A Cannibal Horse From Here To..." appunto. Dopo una
breve intro strumentale ecco che il delirio ha inizio, "Merendina Will
Have His Revenge On Capeside" colpisce subito duro: la chitarra è
pesante, la batteria scarna ed essenziale, la voce di Gianni urlata e
ruvida, pezzi violenti e lasciati andare si alternano ad intermezzi
leggermente più melodici, soprattutto dal lato prettamente musicale. Un
vero e proprio assalto frontale in puro hardcore-metal. Da notare come
il basso seppur non ficcante o dalla presenza ingombrante riesca a
sorreggere notevolmente il tutto con una ritmica continua e molto
avvolgente, quasi ovattata.
Il brano che segue, "Vampires In The Sun", è quello che forse
preferisco: la violenza e l'impatto non hanno tregua, ma la ricerca
melodica trova qui una maggior ispirazione; la chitarra ed i cantati
hanno un'impronta decisamente più hardcore ed allo stesso tempo molto
rock'n roll. Un breve stacco centrale lasciato ad il solo basso fa
pensare ad un cambio di registro, ma ciò non avviene, è solo il lancio
per il finale ancora una volta grintoso e tagliente, dalle vocals
questa volta sì, sofferte, decadenti e dalla cadenza triste e
tenebrosa. Buona, a mio avviso, la riuscita del doppio cantato, dove ai
vocalizzi melodici, ma forse un po' sgraziati di Gianni, fanno da
supporto i cori di Gabbo, leggermente più convinti e a proprio agio su
tali tonalità.
"The Way To Rock" è un breve intermezzo strumentale giocato su di
un riff decisamente southern rock e dalla vena leggermente bluesy.
E' il momento di "Vortex Of Cows Into The Sweet Tornado". La
chitarra ha un suono più slabbrato; la velocità aumenta. Rock'n roll al
fulmicotone mentre brevi sprazzi di melodia si fanno spazio tra il
tutto, rendendo il brano decisamente più appetibile e dal deciso
appeal. Notevole il bridge centrale dove ancora una volta le vocals
melodiche fanno fare quel piccolo salto di qualità che li proietta
sopra la media. I
l sesto brano del lotto è "Where We're Going We Don't Need Roads".
L'attacco è quasi punk, con le chitarre meno pesanti ed un'attitudine
generale molto più scanzonata; si ha di nuovo una giusta alternanza tra
stacchi più feroci e violenti e intermezzi più melodici, soprattutto
per quel che riguarda la musica nel suo insieme. Da mettere in risalto
il riff principale, quello della strofa, dall'enorme carica e
dall'incedere convinto e deciso.
Le voci lontane riprese da vecchi film di fantascienza introducono
"Biollante's Dawn": questo è il brano che forse più degli altri ricorda
certe sonorità nu-metal e delle vecchie reminescenze thrash-style. La
furia è sempre la solita, le urla incalzanti, ma in questo caso, e per
la prima volta da quando il CD è in azione si ha un notevole
rallentamento, cadenzato, avvolgente, sulle cui note vengono sviluppati
nuovamente dei cantati vincenti; in questo caso è la voce di Gabbo a
rubare la scena, dando vita ad un buon ritornello melodico, doppiato in
sottofondo dalle urla lacerate di Gianni. Bravi.
Eccoci quindi alla title-track; le sonorità anche in questo caso
non si discostano di molto dal resto. Furia metal-core, con le chitarre
leggermente più spezzate e schizzate; cantati in screaming e vocals
pulite al condire il tutto; gli stacchi decisi, chirurgici e dal forte
impatto ricordano molto a mio avviso le migliori cose dei grandi
Dillinger Escape Plan. L'utilizzo di partiture blueseggianti e molto
southern è sempre notevole, oserei dire quasi puntuale, donando al
tutto quel non so che di particolare ed appetibile.
"007 ( Ci Fa Na Pippa)" è l'ultimo pezzo, un'accozzaglia di suoni e di
urla sconclusionate, degno epilogo di un lavoro a cui devo dire di
essermi avvicinato con un certo scetticismo ma che, con il passare del
tempo e degli ascolti ho saputo apprezzare e comprendere sino in fondo.
I nostri non inventano certo nulla di nuovo, ma riescono ugualmente a
farsi spazio dentro un genere, dentro certe sonorità, che a oggi sono
pienamente inflazionate; questo, con uno spirito genuino e
dall'approccio decisamente spontaneo e naturale; dico questo anche
perché ho avuto l'occasione di poterli vedere dal vivo e di scambiare
qualche parola con loro. Certamente perdono un po' della loro
aggressività e di una certa pienezza del suono, ma risultano pur sempre
incisivi e dalla forte carica emozionale. Ragazzi genuini, come ho già
detto, dalla forte convinzione nei propri mezzi e in quelli della
piccola label che li supporta; amici, buoni compagni di viaggio, ma
soprattutto consci di far parte di un progetto serio e dalle forti
potenzialità. Notevoli.
(Pasa - Aprile 2006)
Voto: 7.5
Contatti:
The Orange Man Theory
c/o Gianni Serusi
via dei Ginepri, 20
00171 Roma
ITALY
Mail The Orange Man Theory: info@theorangemantheory.com
Sito The Orange Man Theory: http://www.theorangemantheory.com/
Sito Indelirium Records: http://www.indeliriumrecords.com/