THE OATH
4
Etichetta: Code 666 Records
Anno: 2008
Durata: 45 min
Genere: blackened death metal
I The Oath nascono a Lione nel 1999. In tutti questi anni il gruppo ha
conosciuto notevoli cambiamenti di personale ma lo zoccolo duro è
rimasto sempre lo stesso: Attualmente la formazione vede D444 alla
chitarra e alla voce, Drako all'altra chitarra,Carcharoth al basso,
PeterPal alle tastiere e Tyrael alla batteria. Nel 2000 registrarono il
loro primo demo-tape di quattro tracce e dopo qualche esibizione del
vivo che li ha maturati registarono nel 2002 il demo "Presages...&
Tenebres" che ottenne ottime valutazioni dalla critica e gettò le basi
del futuro dei The Oath. Così nel 2006 uscì il primo album vero e
proprio "The End Of Times". Altro successo che portò i francesi a
registrare questo "4" ai Kohlekeller Studio in Germania sotto
l'etichetta della nostrana Code666.
La prima traccia è una strumentale che dà il titolo all'album: è
composta dalla sola tastiera che intona una melodia malinconica,una
traccia breve ma di grande effetto la cui lentezza contrasta con il
potente inizio di "This day",seconda traccia dell'album. Potente blast
beat e veloci riffs di chitarra portano l'ascoltatore a ricordare i
primi album dei Dimmu Borgir, con un tocco i melodia in più che però
non guasta.
Un riff apre la terza traccia, "Orgasm". Il riff è il classico del
blackened death metal, cioè ha nelle sue corde l'incisività del death e
la ripetitività del black. Un occhio alle tastiere che in molte
occasioni sembra fantastica e in altre risulta un po' scontata. Un
bell'assolo caratterizza la parte centrale supportato a dovere dalle
tastiere. Anche la batteria è potente anche se a tratti risulta
monotona.
Arriviamo così ad una delle tracce migliori del disco, "A Question
Of Faith". Riffs sparatissimi introducono questa traccia accompagnati
da un blast beat deciso. Quello che poi si rivela uno dei riffs cardine
risulta molto apprezzabile anche grazie alle voci alternate tra growl,
scream e voce pulita che danno grande vigore al pezzo. Pochi secondi di
pausa e poi parte una melodia di pianoforti che intonano una melodia
grave ed una più leggera, ma entrambe tristi, a chiudere il pezzo.
La quinta traccia è "Unholy Blood". Anche qui le chitarre non
risparmiano velocità, dando vita ad un black sinfonico molto simile a
quello tipico degli ultimi anni e non quello alla Emperor per
intenderci. Ciò è dovuto al maggior impiego di scream e dalle tastiere
dal sapor più romantico. Le chitarre e la batteria invece sono tipiche
del black poiché qui la componente death viene un po' a mancare.
L'intro di "Lifeless Desire" invece è lento con le chitarre tenute
strette al guinzaglio e poi liberate in tutta la loro potenza più
avanti. Le tastiere fanno un ottimo lavoro, che viene messo in maggior
risalto soprattutto nei frequenti cambi di tempo, vero punto di forza
della traccia. Nel finale note di pianoforte creano forte contrasto con
la chitarra e danno un grande effetto sonoro.
Le stesse note di pianoforte che aprono "Dead Inside".Anche qui si
sente forte il contrasto tra la melodia leggermente malinconica della
tastiera e la potenza delle chitarre. Verso la parte finale la chitarra
assume caratteri più un misto tra heavy e death che black. Tutta questa
energia si spegne però all'improvviso, lasciando spazio nel finale alla
sola tastiera.
Sola potenza per "The Unborn" che potrebbe benissimo essere
considerata una thrash track con delle tastiere in sottofondo. Bella,
ma un po' ripetitiva per la proposta musicale che si vuole dare.
Diciamo che qualche spunto in più si poteva ottenere.
Intro lugubre con tastiere, cori e battiti potenti di batteria per
"War" che ricorda i Cradle Of Filth dei tempi migliori. Poi lo stile
cambia e si attesta su quello già ascoltato nelle tracce precedenti.
Prima botta di energia e poi rallentamento centrale di grande effetto
con veloci note di pianoforte a comporre la parte melodica e le
tastiere a fare da sottofondo. Davvero grandi i riffs di questo traccia
che merita di essere una delle prime ad esser ascoltate da chi compra
questo disco, anche perché risulta una delle più rappresentative del
sound di questi "The Oath".
Urla in puro stile black aprono l'ultima traccia "Godless
Existance". Anche qui velocità e potenza accompagnate dalle tastiere
mai troppo invedenti. La componente black è quella che fa più capolino
in questa traccia, anche se di tipo sinfonico si tratta, visto che
viene fuori soprattutto nel finale melodicamente composto dalla
tastiera.
Ad occhio e croce direi che si tratta di un album straordinario
per palati fini. Difetti evidenti non ce ne sono, la produzione è
eccellente ogni suono si sente distintamente e gli artisti ci sanno
fare. Che dire di più? Un album senza dubbio consigliato ai fan del
metal estremo senza distinzioni, a tutti farà piacere averlo.
(Kaiser Zar Luka - Gennaio 2009)
Voto: 8.5
Contatti:
Sito The Oath: http://www.theoath.org/
Sito Code666: http://www.code666.net/