THE HORN
Dawning Of An Ancient Sun

Etichetta: Evil Distribution / Haarbn Records
Anno: 2008
Durata: 78 min
Genere: black metal arabeggiante con pesanti inserti ambient


The Horn è un misterioso gruppo australiano che, stando a quando ho ascoltato sul CD, ha tutta l'aria di essere un progetto solista. Serve a poco cercare notizie su internet, e tantomeno ci viene incontro con chiarezza il sito MySpace ufficiale della band. Navigandolo, veniamo a sapere che dietro allo pseudonimo The Horn si cela effettivamente un solo musicista, ma non ci è dato sapere se qualcuno abbia collaborato con lui nella realizzazione del primo full-length. L'unica certezza, e su questo non ci sono segreti, ha a che fare con le tematiche care a The Horn: l'antico Egitto, i suoi misteri ed il Libro Dei Morti. La grafica di "Dawning Of An Ancient Sun", il disco d'esordio della band, ci mostra una mummia nel suo sarcofago, in uno spettro di colori che va dal giallo al rosso scurissimo. Nel libretto, anzichè i testi, troviamo altre immagini tratte da statue egizie, e simboli relativi a quella cultura. Ci sono inoltre i ringraziamenti.
"Dawning Of An Ancient Sun" è stato pubblicato in 500 copie, 100 delle quali accompagnate da un disco bonus, intitolato "The Silent Land".
Mi ritrovo in possesso solo del disco principale, e quindi questa mia recensione escluderà il CD bonus.
Io sono un appassionato dell'underground, e generalmente mi farebbe gola l'idea di un CD bonus. Ma dopo aver ascoltato "Dawning Of An Ancient Sun" per bene, credo che un CD solo di The Horn basti e avanzi. Perchè, in tutta sincerità, questo lavoro non è mai riuscito ad entusiasmarmi. Anzi, il più delle volte mi ha annoiato, non tanto al primo ascolto, quanto nei successivi.
Va bene essere estremi, va bene una registrazione sottoprodotta quando si ha a che fare col black... però ci devono essere delle idee, ed un talento solido. "Dawning Of An Ancient Sun" contiene otto brani, dei quali l'ultimo dura cinquantatre minuti e passa. E, credetemi, ascoltare più volte questo lavoro è davvero impegnativo. E non per motivi legati ad un songwriting incredibilmente arzigogolato, o ad una struttura minimale e lenta, dai minutaggi infiniti, come nel caso del funeral doom. No, The Horn ci propone un black metal basato su melodie e scale arabe, o meglio arabeggianti. E' come se il musicista avesse voluto proporre in versione black metal le melodie dei film hollywoodiani ambientati nell'antico Egitto, o le colonne sonore dei documentari sulle piramidi e la valle del Nilo. Inoltre, credo che anche i Nile abbiano fatto sentire la loro influenza: non tanto dal punto di vista stilistico (qui non c'è traccia di death metal), quanto piuttosto nell'impostazione tematica dell'album, e nell'utilizzo di un certo tipo di intermezzi ambient.
The Horn realizza un black minimale piuttosto sporco, che spesso esce dai confini del genere e si adagia su parti ambient, o comunque atmosferiche. C'è una brutalità di fondo che rende la musica aggressiva, odiosa, grazie anche ad un suono livido. Alla fine della fiera però, rimane davvero poco. Le canzoni, a parte forse "Spell 69: For Being The Successor Of Osiris", che sembra più ricca di vitalità, risultano prevedibili e piatte, banali. Le scelte musicali dell'artista non sorprendono mai, e spesso i brani sono davvero facili. Sì, The Horn sà suonare e ha un buon gusto negli arrangiamenti. Ma la cosa finisce lì... Peccato che la qualità sonora sia così scadente, perchè la musica non riesce a trovar giovamento nemmeno nei discreti momenti ambient. Fosse stata una registrazine cristallina, magari certi limiti compositivi non sarebbero saltati così all'orecchio: sarebbe bastato alzare il volume delle parti atmosferiche. Così invece la musica assume toni assolutamente underground, ma la carenza compositiva non riesce a soddisfare l'ascoltatore.
Talvolta The Horn ha una buona idea, però non riesce a svilupparla al meglio: ragion per cui, ritengo che il musicista debba ancora crescere, per poter raggiungere una maturazione.
Discorso a parte merita l'ultima, infinta traccia del CD, "Spell 125: The Declaration Of Innocence". Si tratta in realtà di una suite, che alterna parti narrate ad altre black, ma che nel suo complesso è meno brutale del resto del CD. In realtà, si tratta di un tour-de-force in grado di stroncare l'attenzione di qualunqueascoltatore. E' un brano ambizioso, e in fin dei conti non è poi così male, ma quando la distrazione e gli sbadigli sono le reazioni principali, allora vuol dire che qualcosa non funziona.
A me non piace dare insufficienze, ma "Dawning Of An Ancient Sun" è un disco ancora molto immaturo. Tutto funziona poco: come ho scritto The Horn sà suonare, ma non riesce a creare nulla di avvincente. Questo full-length mi sembra realizzato in maniera frettolosa, come se il musicista non vedesse l'ora di pubblicarlo. E mi sembra registrato in maniera decisamente economica. Come ben sapete, io non sto tanto a guardare la pulizia del suono, la tecnica o la perfezione esecutiva: sinceramente, me ne frega poco di queste cose se la musica si rivela avvincente, o comunque divertente, trascinante. Quando però la musica non sà di nulla, allora non posso soprassedere nemmeno su queste carenze.
Sono certo, in quanto ottimista nei confronti dell'underground, che The Horn migliorerà. Ma, ora come ora, fidatevi di me: la Haarbn Records ha pubblicato di meglio. Traete pure le vostre conclusioni.
(Hellvis - Maggio 2008)

Voto: 5


Contatti:
Sito The Horn: http://www.myspace.com/thehornproject

Sito Haarbn Records: http://www.haarbn.com/

Sito Evil Distribution: http://www.evildist.com/