THE HERETIC
Gospel Songs In E Minor
Etichetta: Xtreem Records
Anno: 2005
Durata: 44 min
Genere: black/death metal sinfonico e d'avanguardia
"Gospel Songs In E Minor" è la quarta uscita ufficiale per gli spagnoli
The Heretic, un nome piuttosto noto nell'underground black metal.
Questo album suggella anche il rapporto con l'etichetta connazionale
Xtreem Music, iniziato due anni fa con la ristampa del secondo album
del gruppo. Grazie al sostegno di quest'ottima etichetta, i The Heretic
hanno potuto finalmente godere di una distribuzione di un certo
livello, e questo deve averli in qualche modo galvanizzati. "Gospel
Songs In E Minor" è infatti un gran bell'album, divertente e curato in
ogni dettaglio: il frutto di una rinnovata ispirazione. In esso vengono
sviluppate in maniera più matura le ottime intuizioni già presenti nel
precedente "Chemistry For The Soul" (2004). Non voglio però anticiparvi
altro, per non togliervi il gusto di leggere questa recensione fino
alla fine!
La copertina della copia in mio possesso è fotocopiata (a colori)
e rimpicciolita, perché si tratta soltanto di un promo. E' una
fotografia di altri tempi, dove si vede un corpo avvolto in un lenzuolo
bianco, disteso su un vialetto di campagna.
La formazione che ha inciso questo album consiste in Rhülk al
microfono, Carlo IV e Phaernan alle chitarre, Nexusseis al basso e alla
tastiera, e Chrisphoval alla batteria.
"Sunday Morning, The 13th" è una strana introduzione ambient,
costituita da effetti sonori elettronici e campionamenti, l'ultimo dei
quali è la voce di un prete che incita i cristiani a perseverare nella
propria fede. La cosa curiosa è che il sacerdote parla in italiano!
La prima canzone vera e propria si intitola "Chimera" ed è aperta
da un buon riff di chitarra, alla quale presto si uniscono tutti gli
strumenti. Molto buono il riffing in maggiore, che mette in evidenza
l'abilità tecnica delle due asce, influenzate dal metal classico. Le
vocals digrignate e rauche del cantante danno grinta ad un brano molto
particolare, un po' d'avanguardia, con successioni armoniche quasi
jazzate e coretti heavy. In questi anni i The Heretic hanno fatto passi
da gigante, tanto che la loro abilità strumentale è ormai invidiabile.
Grazie a questa capacità, l'arrangiamento di "Chimera" è molto
stratificato. La sezione ritmica è potente e creativa, e non sbaglia un
colpo. Le chitarre si muovono in maniera indipendente, senza che
l'intesa ne risenta. Il loro continui scambi nelle fasi ritmica e
d'assolo fanno la gioia di qualunque amante della buona musica. Il
basso non si limita ad accompagnare, ma arricchisce il suono d'assieme
con le sue note nervose. Ad abbellire il tutto ci pensano le tastiere,
sempre presenti ma con discrezione: passano in prima linea solo nei
momenti giusti. Insomma, un ottimo esempio di black/death melodico dai
richiami progressive. Originali!
Le battute iniziali di "Did I Say Why I Hate You?", dall'incedere
quasi marziale, sono schiettamente black. Molto trascinanti, disperdono
la loro verve con il passaggio in primo piano della tastiera, il cui
suono sintetico si incarica di arricchire la canzone con la melodia.
Partendo da questi elementi, la traccia si evolve inserendo elementi
death e di metal classico (soprattutto alcune scelte d'arrangiamento).
La prova d'assieme è convincente, e riesce a comunicare un feeling
coinvolgente ed un po' inquietante.
"Today" è una traccia che fa di una melodia appassionata il suo
punto di forza. I suoni sono carichi, vigorosi e potenti. Ciò
nonostante, le ricche tastiere e le chitarre "morbide" contribuiscono a
creare un'atmosfera sofisticata e pregna di una malinconia dolceamara.
Sarebbe comunque da ingenui aspettarsi che "Today" prosegua sui
medesimi binari dall'inizio alla fine. I The Heretic sono barocchi nel
vero senso della parola, ovvero sono sempre alla ricerca dell'effetto
sorpresa. A volte questo si può concretizzare in bizzarri fraseggi di
note tra un lungo accordo ed un altro. In altri casi invece si tratta
di una decisa sterzata stilistica. In tali frangenti, i suoni si fanno
improvvisamente più aspri, mentre i vari strumenti si producono in
interventi arzigogolati e complessi. In tali occasioni, la tecnica dei
musicisti fa sembrar facili passaggi molto difficili, inseriti con
stupefacente naturalezza in un contesto sonoro così mutevole e,
all'apparenza, sconclusionato. In realtà, "Today" ha una sua coerenza,
ed il tema principale (forse l'unico neo perché un po' banale) ritorna
con costanza a farci da guida in questo labirinto di specchi.
"We've Turned Into Saints" ci riporta sui territori del black
d'avanguardia, ricco però di richiami ad altri generi più canonici e
"metal". La melodia, spesso sghemba, stuzzica il nostro amore per le
stranezze. Il suono della tastiera, che avvolge il lavoro delle
chitarre col suo manto spettrale (e un po' "spaziale") porta alla
mente, in questo caso più che mai, gli Arcturus. Ma è solo una
somiglianza vaga. Il grosso del lavoro è fatto dalle chitarre, come
sempre, capaci di impegnarsi in potenti passaggi ritmici, come in
sporadici abbellimenti neoclassici. Il songwriting degli spagnoli
denota freschezza ed ispirazione. Il loro modo di esprimersi è
piuttosto personale e, in "We've Turned Into Saints", caldo. La musica
è appassionata, la sua natura sfuggente seduce l'ascoltatore. Dietro
ogni composizione di "Gospel Songs In E Minor" c'è un grande lavoro di
rifinitura, di attenzione al particolare. Un ascolto solo non può
bastare per capire a fondo la caratura artistica di certi brani. I The
Heretic fanno del loro meglio per stuzzicare la curiosità
dell'ascoltatore, e per mettere alla prova il suo gusto estetico.
Black sinfonico per "Ashamed". Questa traccia mostra il volto più
cattivo del gruppo, sempre attento comunque a cercare soluzioni
musicali che vadano aldilà del semplice impatto devastante. La
composizione mi sembra un gradino più in basso come livello rispetto
alle precedenti. Non tanto per il fatto di essere più facilmente
riconducibile (relativamente) ad un genere musicale, quando per alcune
scelte compositive un po' scontate. Colpa di questi spagnoli, comunque!
Questo continuo susseguirsi di sorprese crea nell'ascoltatore
un'aspettativa continua. Quando tale aspettativa non viene appagata al
meglio, subentra un po' di delusione. Dopo cinque brani spiazzanti,
l'ascoltatore comincia a diventare esigente! "Ashamed" è ben fatta, ed
a volte il genio del gruppo ritorna a galla. In alcuni momenti però,
soprattutto per quanto riguarda la melodia, si ha l'impressione che la
band non abbia dato il meglio di sé. Il mio è comunque un cercare il
pelo nell'uovo! Altre band, canzoni così se le sognano!
"The Claim Of Integrity" è aperta nuovamente da una serie di riff
molto originali: mi ricordano un po' qualcosa dei Sigh di metà
carriera. Questa canzone segna il ritorno dei The Heretic ad alti
livelli. Peccato per i suoni troppo sintetici della tastiera, che
donano un qualcosa di pacchiano all'intero arrangiamento, ma forse è
solo una questione di gusto personale: magari voi potreste gradirli.
Quello che mi preme sottolineare è che, in questo caso, gli spagnoli
riescono ad esprimersi in modo nuovamente personale. Sono originali,
niente da dire. Certo, i pignoli andranno a trovare il paragone col
gruppo avantgarde A, o con la techno-death band B, e avanti così per
tutto l'alfabeto. In realtà, i The Heretic stanno cercando di camminare
con le proprie gambe, e lo fanno in maniera egregia. Cosa ancora più
interessante, danno l'impressione che il loro potenziale sia ancora
elevatissimo. Spero quindi che non mi tradiscano, e che continuino a
lavorare per migliorarsi sempre di più!
Il riff principale di "Monster" è molto "catchy". Come definirlo?
Immaginate che alcuni membri dei Sigh e di Mr.Bungle si mettano a
suonare hard rock/doom! In più dovreste aggiungervi tanti elementi
progressive, sperimentali o classicamente metal. Solo così potreste
farvi un'idea di "Monster", il vero singolo di quest'album. Fossi nei
panni della band, lo pomperei per bene nelle radio specializzate e ci
girerei anche un video! Beh, magari anche loro ci hanno pensato ahah!
Speriamo lo facciano!
Arriviamo quindi a "The Day Of The Lord". Dunque, sarò influenzato
dal brano precedente, ma noto che nasconde un riff che fa molto Black
Sabbath! Anzi, non lo nasconde nemmeno più di tanto... C'è anche il
suono dell'organo hammond a portare alla mente suggestion! settantiane.
E' un brano così diverso dal resto dell'album. Che sia la cover di una
canzone che non conosco? Boh, non ho trovato note in merito, ho
pertanto ragione di pensare che si tratti di un curioso originale dei
The Heretic. Non male i ragazzi in questa versione doom! Ad un certo
punto, la canzone cambia. Si fa più spedita e mutevole, e vicino a un
certo techno-death (tipo Lunatic Gods, su per giù). Dopo "Monster",
"The Day Of The Lord" potrebbe essere il secondo singolo dell'album, se
si concludesse con la sua prima parte. Poi diventa complesso, e meno
appetibile per i media che valutano solo il potenziale commerciale di
una canzone.
Signori, tanto di cappello ai The Heretic. Ricordo ancora quando
comprai il loro primo MCD, "The Book Of Faith", nel 1998. Interessanti
ma ingenui, non avrei mai pensato che avrebbero potuto arrivare a
questi livelli! Sono contento di essere stato smentito, e consiglio a
tutti gli amanti della buona musica estrema di segnarsi questo nome!
"Gospel Songs In E Minor" è un acquisto consigliatissimo! Sarebbe un
peccato se passasse inosservato.
(Hellvis - Marzo 2006)
Voto: 8.5
Contatti:
Cristobal Martinez
Hellin #9, 2° Dcha
02002 Albacete
SPAIN
Mail The Heretic: cristobalhereje@hotmail.com
Sito The Heretic: http://www.thehereticband.com/
Sito Xtreem Music: http://www.xtreemmusic.com/