THE HANDFUL
Second Hand Smoke

Etichetta: True Rock Publishing
Anno: 2006
Durata: 44 min
Genere: hard rock / blues


The Handful, che nome "strano" per una band dedita ad un hard rock con tinte blues, che tutto sembrerebbe dall'artwork cupo del CD, meno che una band di hard rock. Mettiamo subito i puntini sulle "i": la band non è altro che un duo che fa rumore per quattro, e che appunto in quattro e quattr'otto hanno registrato un CD carico di umori blues e rock.
Se siete un pubblico dedito al metal quello tecnico e freddo dove tutto è calcolato al centesimo, allora lasciate perdere: quì si suona con il cuore (direbbe un mio amico) e l'istinto, quindi assoli umorali, qualche sbavatura, forse lasciata intenzionalmente a registrazione ultimata per dare quel tocco in più di jam session. Avete capito quindi dove stiamo di casa con questo CD... non ancora? Allora vi semplifico ancora un pochino il tutto: immaginatevi se Eric Sardinas, Ted Nugent e Lemmy (dei Motorhead) si mettessero a jammare, cosa salterebbe fuori? Un cantato tra Lemmy e Mr. Nugent con tanti abbellimenti di hard blues alla Sardinas ed il grande impatto sonoro e ritmico proprio dei due cantanti sopracitati, ovvero nel caso dei Motorhead, quello più rockabilli e di Ted Nugent quello più heavy rock.
Identificati i parametri di riferimento stà a voi decidere se osare o meno. Ad essere onesto il CD mi piace, si lascia ascoltare volentieri ma le cartucce migliori si esauriscono nel giro di primi cinque pezzi: il resto è cosa buona e gradita ma senza troppe pretese. Insomma il tutto gira intorno sempre alle stesse tonalità e le stesse strutture di accordi, ma in fondo di rock'n'roll classico si parla, quindi non c'è bisogno di stroncature per la mancata originalità. Cento volte meglio questo stile per quanto sia inflazionato, che però si "abbevera" alla fonte dei classici della musica rock, piuttosto che l'ennesima clone band dei Dream Theater.
Si parte con una tripletta di tutto rispetto "Come Out And Play", "Drowing" e "Blood Red", dove è il groove il vero protagonista, è il groove che esce man mano l'ascolto procede, ed è sempre il groove che fa venir voglia di andare avanti, di vedere come va a finire, anche se chiaramente il finale è già scritto e lo si capisce già alla quarta canzone: "Sasquatch", una strumentale stupenda, unico vero gioiello innovativo del CD. Quì le atmosfere più prog anni settanta saltano fuori grazie anche ad arrangiamenti di tastiere e trombe: ottimo lavoro veramente.
Toccato il picco del CD si ritorna alle sonorità finora descritte, senza troppe pretese e senza troppe novità. Da segnalare la perizia degli assoli, sempre viscerali e carichi di feeling, così come per le parti ritmiche che accompagnano tutti i pezzi. Insomma nei quattordici pezzi che compongono il CD non troverete certo la new sensation , ma sicuramente se apprezzaste questo genere per quasi un ora farete una bella scorpacciata di riffacci e melodie trite e ritrite che, da circa quarant'anni,s restano sempre in cima alle preferenze della maggior parte dei musicisti dei pianeta. Se poi si aggiunge che in alcuni casi fanno capolino tastiere e fiati, allora il tutto puo' anche risultare ancora più appetibile per i palati esigenti (sempre che ce ne siano...).
Dimenticavo, se siete anche un pochino dalla lacrima facile la power ballad "Disbelieving" vi farà sentire qualcosa all'interno dello stomaco, come quando si rivede una ex che ci ha appena piantati. Insomma lasiatevi contagiare e date una possibilità a questa band, e smettiamola di ascoltare tutto questo metal: non pensate che prima o poi potrebbe inizare magari anche a disgustarvi? No, vero? Chissa perchè ma una risposta così me la sarei aspettata. A buon intenditor, poche parole...
(Hellcat - Dicembre 2006)

Voto: 7.5


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